Dove sta andando la denominazione Custoza?

La risposta è: BOH?

Questo è ciò che mi porto a casa dall’interessantissima degustazione avvenuta lunedi 03 luglio presso la sede dell’Associazione Italiana Sommelier delegazione di Brescia. L’interesse poggiava sul fatto che dovevo risolvere un pensiero conflittuale: abituato a bere vini bianchi (perchè il Custoza doc non è altro che l’antico Bianco di Custoza doc!) di pronta beva ed immediato consumo,  negli ultimi due anni mi ero imbattuto in campioni tutt’altro che banali, anzi di rilevante qualità e spessore espressivo (vedasi anche precedenti post di W.T.B.).  E naturalmente W.T.B. era presente quasi al gran completo per Voi, esimi lettori, ma soprattutto per noi al fine di godere del piacere dell’amicizia e magari anche del vino…


Otto i vini presenti, non uno uguale all’altro! Ha fatto del suo meglio l’esperto relatore ( ndr Costantino Gabardi per il quale nutro il naturale affetto dovuto dal mio essere un nostalgico ed ancora convintissimo porthosiano, peraltro dalle origini), ahimè professionalmente coinvolto nel difendere una serie di vini nè espressione di una linea produttiva nè tantomeno di un terroir impossibile da identificare in cotante distonie.

I primi due campioni (Summa Custoza Superiore) prodotti dalla stessa mano (Gorgo) in due vendemmie differenti (2015 e 2014) appaiono come Iside ed Osiride: olfatto finissimo il primo, elegante e raffinato. Note di frutta fresca gialla e agrumi canditi. In bocca leggero, troppo leggero e sfuggevole. Addirittura una iniziale nota di carbonica, segno di una fermentazione affrettata e non completamente conclusa (si dice che qui il Trebbiano è in quota minimale, ma è tipicamente il Trebbiano a fare questi scherzi…). Residuo zuccherino non irrilevante.  Che dire poi del seguente 2014 surmaturato, giallo oro, intriso al naso ed in bocca da un invasivo e fastidioso zafferano. Stessa etichetta, ma un vino sembra nato ai piedi delle Alpi e l’altro vendemmiato tardivamente in Sicilia. Capisco che sia la natura a comandare, ma un minimo di traccia del governo di cantina mi piacerebbe ritrovarla nel bicchiere…

Già noto al mio palato, e meritevole di positivi ricordi l’Amedeo di Cavalchina, qui nella sua vendemmia 2013. Già incontrato qui nel nostro diario almeno un paio di volte: una volta a firma mia ed una volta a firma di D.T. Il mio incontro estivo però era con un campione a tappo a sughero, mentre ieri sera con tappo Stelvin. Forse il sughero è destinato alla versione Superiore, che ne è Superiore anche in qualità generale ( e non poco). Qui olfatto sbarazzino, ben fruttato, preciso. In bocca non “finito”, scappa via senza persistenza, ritorna il ricordo del vino di tutti i giorni.

Di ben altra attrattiva l’olfatto del Vigne di San Pietro 2013: un godibilissimo potpourry di erbe aromatiche, una nota balsamica affascinante, un palato leggero ma preciso. Anche questo di persistenza un po’ deludente, ma quell’olfatto variegato e complesso aiuta a perdonare.

Tanta l’attesa che riponevo sul Piona, soprattutto nella versione SP 2013 (leggasi Selezione Personale): olfatto extra maturo con una iniziale nota di sciroppo medicinale e poi tanto, troppo zafferano (ma i nostri cugini d’oltralpe non lo consideravano un difetto?); anche qui carbonica al palato! Non ci siamo! 2012 Campo del Selese, sicuramente meglio, nella sua semplicità (ma complessivamente corretto), ma anche qui mano e cifra stilistica completamente differente dal 2013.

Le Vigne San Pietro 2005 pur in assenza di ossidazione, nonostante i 12 anni di riduzione in bottiglia, ed una polpa integra e matura non convince, donando sensazioni sia al naso che in bocca monotone.

Infine estremamente interessante il non ancora commercializzato Rabitta di Cavalchina (il 2015 non vedrà mai la vendita): finalmente si legge un progetto anche in prospettiva commerciale: mineralità friulane, olfatto verde ed agrumato, che un po’ strizza l’occhio al modello Lugana; di certo la depressione dei prezzi del Custoza rispetto ai vicini deve essere utilizzata come leva di competitività. Unico neo? Di nuovo una totale distonia identificativa con gli altri prodotti.

Peggio per voi, invidiosi!  Noi ci siamo goduti otto calici e tanta, tanta amicizia!

d.c.

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