Pape Satèn, pape Satèn aleppe!*

Pape Satèn, pape Satèn aleppe!
Pan e salàm, pan e salàm a fette.

Dante non me ne voglia… ma questo Franciacorta Brut Satèn di Majolini è veramente buono tanto da farmi storpiare la famosa esclamazione dantesca di stupore.

Per chi non avesse letto la Divina Commedia, almeno si ricorderà del Necchi e del Sassaroli, vestito da diavolo nel film Amici miei – Atto III, del Lenzi e delle “nipotine da parte di fava”.

Bando alle ciance, questo è un Brut Satèn da sole uve Chardonnay che sosta trentasei mesi sui lieviti dopo un passaggio in botti di legno. Fragrante crosta di pane, cremoso grazie al passaggio in legno ben integrato, finale fresco e lievemente tostato che facilita la beva.

Degno accompagnamento al filetto di Palamita alla mugnaia.

Così incomincia la festa.

Buona Pasqua a tutti.

By D.T.

P.s. * Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto VII dedicato ad avari, prodighi e iracondi.

Pape Satàn, pape Satàn aleppe!
cominciò Pluto con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,
disse per confortarmi: Non ti noccia
la tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
non ci torrà lo scender questa roccia.

Compagni di merende

Capita di rado, troppo di rado, che si riesca a celebrare l’amicizia; quando poi la celebrazione avviene durante la settimana lavorativa allora la data merita di essere cerchiata sul calendario e testimoniata sul nostro diario di bordo.

Mai avevo incontrato il Franciacorta 1701 (prima azienda certificata biodinamica di Franciacorta), che l’Editore mi propone nella sua versione Saten (millesimo 2010 e sboccatura maggio 2016). Il colore è dorato, i profumi finissimi, un bel giallo bouquet floreale. Interessante, profondo, sorprendente. In bocca invece cambia completamente carattere: qui domina la frutta matura; non c’è ossidazione ma un amarognolo da mandorla tostata sul fondo. Il sorso è rotondo, forse un po’ “cupo”, assolutamente disallineato alle aspettative olfattive. Di sicuro un unicum nel panorama franciacortino.

Noi non facciamo pubblicità a nessuno, anche se trattasi di generosa azienda che ci ha omaggiato la bottiglia…

Ma la meravigliosa merenda continua con il Pinot “Mugnaio” di Egly-Ouriet” che si è meritato i versi lirici di D.T. qualche giorno fa…

… merenda…

d.c.

Abate nero extra brut

L’avevamo incontrato recentemente in una degustazione, e ci era piaciuto!La curiosità però di attenderlo alla “verifica della bottiglia” era troppa… Di bella veste paglierina e dalla bollicina fine e persistente, è sufficientemente intenso al naso, sicuramente fine, forse un po’ carente in complessità: affiora una netta nota di mela verde, croccante e forse un’affascinante nuance di mentuccia. Probabilmente la troppo recente sboccatura non ha permesso ancora al vino la corretta “digestione”. Di certo non sono percepibili note evolutive. In bocca è di una freschezza strabiliante, lineare, finissimo con un bel binario di persistenza. Di assoluta godibilità… promosso! Cercasi bottiglia di maggiore evoluzione per immediato consumo.

d.c.

Ricorda tanto il simbolo dell’Istituto del Talento… ma che fine ha fatto?

Meditazione…o metafisica?

Difficilmente, in questo ultimo periodo, un vino è riuscito a sorprendermi così tanto come questo Sinfonia N°13 di Ronco Calino. Complesso, difficile, molto difficile, tanto da non essere facilmente inquadrabile nelle “categorie” franciacortine. Nel bicchiere è d’oro, decorato da innumerevoli microscopici bulicami. I profumi sono intensi, giocati su note di frutta matura, tra un giallo tropicale ed un fresco mandarino. Ma continuano ad evolvere rendendo l’olfatto stordito, incapace di seguire la cangiante scia. Mi si accende un ricordo francese, di quei capolavori costruiti su una stratificazione di vins de réserve, dove ogni strato volesse dire la sua… In bocca è netto, preciso, di freschezza graffiante: la sboccatura di poco più di un anno, dona un carattere di gioventù in sicuro contrasto con la cremosità dell’olfatto. Ma tutto ciò non porta ad una mancanza di armonia, anzi è un ulteriore elemento di complessità. Credo che sia un vino assolutamente introvabile per caratteristiche in tutta la Franciacorta. A ciò si aggiunga una tiratura che più che elitaria è da definirsi esclusiva visti i limitatissimi 115 cofanetti. Tutto ciò aiuta sicuramente la magia…

d.c.

Eccellenze Bolgheri a Villa Reale

E’ con estremo piacere che Wine Top Blog accoglie le sapienti note del Maestro R.R. ( acronimo nello stile del nostro cahier ). E’ un onore leggerlo qui, ed un privilegio poter ospitare in futuro nuovi racconti.

“E’ nella splendida cornice della Villa Reale che l’AIS Monza e Brianza, guidata dal suo delegato Fabio Mondini, ha organizzato la degustazione delle eccellenze di Bolgheri.

Presenti circa una trentina di produttori tra cui non mancavano i “grandi” che hanno fatto la storia del Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC che da sempre cerca di esprimere tutta l’eleganza, la struttura e la complessità del Cabernet Sauvignon e del Merlot non trascurando Cabernet Franc, Syrah e Petit Verdot.

Presenti quindi Tenuta San Guido con l’oramai leggendario“Sassicaia” (il “primo” cru italiano), Ornellaia (di certo non ci aspettavamo il Masseto…), Guado al Tasso, le Macchiole (sempre eccellente il “Messorio”), solo per citarne alcuni.

Ma nella zona di Bolgheri e Castagneto Carducci, racchiusa tra il mare e le Colline Metallifere, non mancano certo anche audaci produttori alla ricerca di nuove espressioni che il terroir Bolgherese sa esprimere.

Ed ecco allora, ad esempio, Michele Satta storico produttore di Bolgheri Superiore che sorprende con il suo “i Castagni” con la scelta di utilizzare a complemento del Sangiovese una quota del 10% di Teroldego in luogo dell’alloctono Petit Verdot (se anche fosse solo campanilismo è condivisibile), che sa affascinare con il “Cavaliere” (ottima espressione del sangiovese toscano), un vino di grande eleganza che esprime una sublime beva, note raffinate e persistenza e che con i primi grappoli dello stesso sangiovese, sta sperimentando il metodo classico (novità assoluta in questa zona).

E che dire del giovane Fabio Motta, di origine brianzole e allievo dello stesso Satta (entrambi hanno contribuito a realizzare l’idea di Fabio Mondini di riunire tutti i produttori in questa meravigliosa manifestazione), si conferma che a volte col piccolo il dialogo è più coinvolgente e appassionante. Con “le gonnare”, grande espressione del Merlot, ci racconta che è prodotto con viti impiantate su un terreno degradante verso un fosso, ove in passato le lavandaie andavano a lavare i panni, da qui il nome.

Esperienza da ripetersi, ancora un ringraziamento per l’iniziativa e per la partecipazione dei produttori del Bolgheri, sicuramente un’eccellenza italiana.”

By r.r.

…come riuscire a passare bene un freddo pomeriggio invernale…attenzione alla batteria (impressionante)!!!

Al Terre di Toscana 2018 non si può dir di no

Sabato 3 marzo sfidando un paesaggio norvegese da Brescia a Pontremoli, neve, neve e ancora neve, io D.T. in persona con Paolo e Piero, supporters di Winetopblog, siamo giunti in Versilia.

La sera ci attendeva una sontuosa cena al Ristorante La Dogana di Capezzano Pianore (LU) dagli amici Vittoriano e “il su’ figliolo” Daniele, vedere a titolo d’esempio gli antipasti in calce.

Hanno accompagnato i piatti a base di pesce: il Vementino dei Colli di Luni Groppolo 2017 della Cantina Il Monticello e a seguire lo Chardonnay Ciampagnis 2015 della blasonatissima Vie di Romans (le fotografie sottostanti a dimostrazione).

Questo è l’antefatto, perché l’indomani mattina al Lido di Camaiore si tiene il Terre di Toscana edizione “number eleven” sempre nella cornice del UNA Hotel.

Quest’anno la nostra presenza è stata limitata per l’incombere delle votazioni. Infatti, il rientro è stato ad ora presta. Edizione breve per noi ma intesa.

Dopo una rapida ricognizione dei luoghi, focus on Fontodi. Al tavolo 51 è stata collocata la cantina Fontodi che nella realtà si trova a Panzano in Chianti.

Fontodi ricerca l’essenza del territorio da trasfondere nell’uva.

La qualità prima di tutto, nulla viene lasciato alla piacioneria o al richiamo commerciale.  “Il vino si fa in vigna non in cantina“, come ci ha detto Silvano Marcucci, che ha condotto gli assaggi.

Di lì a poco, l’amico Stefano Masotti ci ha raggiunti al tavolo ed abbiamo assaggiato tutto: Meriggio Sauvignon Blanc IGT 2016 , Case Via  – Pinot Nero IGT 2014, Chianti Classico Filetta di Lamole DOCG 2015, Chianti Classico DOCG 2015,  Chianti Classico DOCG Gran Selezione Vigna del Sorbo 2014, Flaccianello della Pieve IGT 2014.

Il percorso comincia col sauvignon in purezza. Vino bianco interpretato da una cantina “rossista”, quindi, non solo acciaio ma anche anfora e barrique. Abituato ai sauvignon blanc altoatesini e friulani il mio naso si è trovato spiazzato. La vena aromatica è meno spiccata. Balsamico con note di caramello, in bocca tannico, tanto minerale, austero. Più da carne bianca che da pesce.

La cronoscalata prosegue col pinot nero in purezza Case Via. Rosso rubino scarico, frutti di bosco e pepe, bella acidità, vino rosso elegante da affincare anche a piatti di pesce ad esempio un cacciucco.

Tuttavia, se penso a Fontodi penso al sangiovese “senza se e senza ma” così il bicchiere comincia a roteare con dentro il Chianti Classico Filetta di Lamole 2015 da sole uve sangiovese. Un cru perché l’appezzamento di trova nei pressi del borgo di Lamole zona particolarmente vocata per l’esposizione al sole e per l’altitudine dei terreni vitati. Vinificazione in cemento poi botti di rovere per 15 mesi. Tannino e ciliegia, ciliegia e tannino in un susseguirsi di fresche e minerali sensazioni che definirei “chiantose” che si protrarranno in là nel tempo grazie all’acidità e al grado alcoolico.

Col Chianti Classico 2015 nel bicchiere mi sento a casa. Quante volte ho visto quell’etichetta quante se n’è bevute di bottiglie in passato. La cantina fu meta anche di scampagnate famigliari estive per rompere la monotonia della spiaggia.

Sempre Sangiovese “centopercento” élevé in botte grande e barriques. Rosso tendente al porpora, bello rotondo ed equilibrato tra tannini e frutti rossi. Come un acrobata che cammina su un filo senza mai cascare. Finale con un bello slancio balsamico. Peccato che l’assaggio non consenta di berne un bel gotto in parte a una bistecca alla fiorentina!

Ma non abbiamo raggiunto ancora la vetta, abbiamo passato solo la metà dei tornanti.

Saliamo al Chianti Classico Vigna del Sorbo Gran Selezione 2014, (l’annus horribilis).  Cru da viti di 50 anni. Sempre Sangiovese in purezza. Inchiostro e ciliegia. Potente al palato, il tannino è ancora nervoso e l’astringenza si fa notare. Il finale è sapido e di mirabile pulizia e persistenza.

Infine, giungiamo alla vetta: il Flaccianello della Pieve 2014 sempre sangiovese in purezza da vigne vecchie. Nonostante l’annata non particolarmente brillante per l’elevata piovosità, il vino è concentrato, il colore rubino diventa impenetrabile. Il pensiero va a un grande vino di levatura internazionale in grado di rivaleggiare con quelli dei cugini francesi. Spezie, ciliege mature, china, tannini eleganti, finale balsamico e neverending.

Non paghi dell’esordio ci aggiriamo fra i banchi d’assaggio ove incontro il mitico G.E. (Gourmet Errante) al secolo Pasquale Pace col quale intraprendo l’assaggio di un’altra cantina chiantigiana di côté senese: Istine a Radda in Chianti.

Il G.E. mi magnifica i loro prodotti  e devo confermare il suo giudizio. Questa non è una cronoscalata questa è una crono di sangiovese in purezza vera e propria.  Nell’ordine: Chianti Classico 2015, Chianti Classico Vigna Cavarchione 2015, Chianti Classico Casanova dell’Aia 2015, Chianti Classico Vigna Istine 2015, Chianti Classico Riserva Le Vigne 2014. Tutti d’un fiato! Il primo tannini levigati e freschezza che ne invoglia la beva, bello!; il secondo, frutti di bosco e persistenza finale; il terzo, grafite e inchiostro finezza dei tannini che accompagnano i frutti rossi; il quarto, frutti rossi e spezie, estrema pulizia e facilità di beva; il quinto ed ultimo blend dei diversi cru, largo, generoso, sapido.

Una volata degna del miglior Cipollini.

A questo punto abbiamo tirato il fiato apprezzando nella food area un panino col biroldo (sanguinaccio), un altro con la porchetta e un altro ancora con la salsiccia tartufata del Salumificio artigianale Gombitelli – Triglia. Per concludere con qualcosa di caldo la pasta e fagioli del Ristorante Sotto la Loggia di Pomezzana di Stazzema ha predisposto lo stomaco per l’ultima tappa.

Riprendiamo per il rush finale con Brancaia dove ritroviamo l’amico Stefano Masotti coadiuvato dalla Brand Ambassador Brigitta Cortigiani. La cantina è sita in Radda in Chianti ma estende le sue proprietà anche in Maremma. Mi son piaciuti i vini per lo stile che ho definito “pop” (coerente anche con le etichette), immediato che piace a tutti anche ai palati non italiani. Il Brancaia Bianco 2017 da uve sauvignon e viognier fa acciaio ed è piacevolmente floreale; il Brancaia Rosé da uve merlot molto convincente, di impostazione francese; Brancaia Rosso Tre 2015, Sangiovese e taglio bordolese scende piacevolmente in bocca, easy drinking; Chianti Classico 2016 fresco, beverino, giovane, un jolly anche da zuppa di pesce; Chianti Classico Riserva 2014 Sangiovese e merlot per palati internazionali.

Manca poco al rientro solo un vin santo per chiudere in bellezza e tornare a casa. Fèlsina, Vin Santo del Chianti Classico 2006. Come suol dirsi “tanta roba” che non è proprio un  giudizio tecnico ma rende l’idea della complessità sensoriale di questo vino dalla viscosità nel bicchiere al colore dorato, alla frutta disidratata (albicocca in particolare) che carpisce il palato, il finale persistente e non stucchevole.

Un sentito ringraziamento a Fernando Pardini, anche quest’anno ne è valsa la pena.

A tutte le altre cantine un arrivederci al Vinitaly.

By D.T.

 

ANTEPRIMA CHIARETTO: LA ROSÉ REVOLUTION SI È COMPIUTA

Quattro anni di lavoro in degustazione alla Dogana Veneta. Appuntamento 11 e 12 marzo a Lazise con 140 rosé dei Consorzi del Chiaretto di Bardolino e della Valtènesi

La Rosé Revolution del Chiaretto di Bardolino e la doc del Valtènesi Chiaretto portano i loro frutti alla Dogana Veneta di Lazise con l’Anteprima dei vini dell’annata 2017. Domenica 11 e lunedì 12 marzo 2018 banco d’assaggio e degustazioni con 65 aziende per un totale di 140 rosé provenienti dalla riviera veneta e da quella lombarda del lago di Garda, per la prima volta unite nella presentazione del Chiaretto.

Quattro anche le masterclass pensate per il pubblico nella prima giornata dell’evento nella Sala Civica del Municipio del Comune di Lazise, che patrocina la manifestazione: appuntamento alle 10.30 e alle 15.30 con la degustazione Il Chiaretto di Bardolino e la Rosé Revolution guidata da Fabio Poli di Ais Verona, mentre alle 14.30 e alle 16.30 Fabio Finazzi di Onav Brescia condurrà il tasting La Valtènesi e il suo Chiaretto: storia e caratteri.

In Dogana Veneta, il Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino e il Consorzio Valtènesi presenteranno, oltre all’annata 2017, anche i frutti della Rosé Revolution iniziata quattro anni fa. Dalla vendemmia 2014, infatti, i vignaioli gardesani hanno deciso di concentrarsi sulla produzione di un vino dal colore rosa molto pallido, più agrumato e floreale, con l’obiettivo di elevare il rosé a portabandiera del loro territorio.

“Durante l’Anteprima del Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio Tutela del Chiaretto e del Bardolino – potremo toccare con mano i risultati della Rosé Revolution. I dati del 2017 ci mostrano che il nostro lavoro sulla DOC sta dando i suoi frutti: lo scorso anno abbiamo venduto 9 milioni e mezzo di bottiglie, il 12% in più rispetto all’anno prima, il 37% del totale della denominazione. Ottimi anche i riscontri del Valtènesi Chiaretto, che è intorno ai 2 milioni di bottiglie. Questo gemellaggio fra i due Consorzi del Chiaretto in occasione dell’Anteprima ci permetterà di mettere in luce affinità e differenze dei nostri rosé, che stanno ottenendo un riscontro sempre maggiore da parte dei mercati internazionali, in particolare da quello nordamericano e scandinavo”.

L’orario di apertura al pubblico domenica 11 marzo è dalle 10 alle 18, mentre il lunedì l’Anteprima apre solo per gli operatori dalle 14 alle 20. Il costo del calice per le degustazioni di domenica in Dogana Veneta è di € 15 per l’intero e di € 10 per il ridotto (l’ingresso ridotto è riservato a chi prenota il calice sul sito anteprimachiaretto.it e per i soci Ais, Onav, Fis, Slow Food, Fisar, Ristoranti Che Passione, YouLaziseCard, gratuito per i residenti nel Comune di Lazise, previo ritiro del pass in Municipio), mentre è totalmente libero l’ingresso per gli operatori nella giornata loro riservata, il lunedì.

Il programma completo della manifestazione è disponibile sui siti:

www.ilbardolino.com e www.anteprimachiaretto.it

A cura ufficio stampa: Studio Cru 

Michele Bertuzzo 347 9698760 –  michele@studiocru.it

Carlotta Faccio 324 6199999 – carlotta@studiocru.com

 

 

 

Vai Federico… ancora uno!

Kiwi…mandarino… arancia… ancora uno Federico, ancora uno!… mela! Federico, 6 anni, un sicuro futuro da attaccante nel Real Madrid, ed un odio per le bevande con le bollicine. Ma nell’attesa del visibilio della curva del Bernabeu, alla vista di un magico dribbling, oggi ha congelato a bocca aperta l’Editore e lo scrivente, imparando a raccontare i profumi di quel liquido dorato con le bollicine di nome Champagne.

E vi assicuro che c’era proprio tutto! Un’intensità leggera leggera, ma una iniziale conturbante complessità, ahimè sfumata sul finale su una nota di mela, leggermente ammaccata, non particolarmente nobile. Leggero nel cavo orale, pungente, con le papille che progressivamente si addolciscono con note di frutta matura.

Ma Editore? Tu a 6 anni sapevi che esistesse lo Champagne?

d.c.

Non sempre si riesce a dimostrare di essere i migliori.

Granitico, imperioso, sicuramente ancora troppo giovane nonostante le oltre 5 vendemmie. Così appare il Sauvignon Blanc Vieris Sauvignon di Vie di Romans. Sussurra al naso continue note verdi, senza troppa intensità, ma con una variazione progressiva al riscaldamento del liquido: la solita foglia di pomodoro comunemente ad una nota di bosso (piuttosto che di pipì di gatto…), ma poi variando alla salvia fino ad acquisire una nota citrina e di succoso pompelmo rosa. In bocca la sferzante acidità è in grado financo di coprire l’atteso calore ceduto dall’elevato volume alcolico. Ma è qui che mostra le maggiori note di sconnessione (o gioventù), in assenza di una armonia che sancisca la grandezza di un vino che forse verrà con una maggiore maturità. Esce amaro, con un tono verde, direi di asparago, ed anche ciò è piuttosto caratterizzante.

d.c.