AMINEO I.G.P. CODA DI VOLPE 2020 – CANTINA DEL TABURNO

Davvero una bella sorpresa questa beneventina Caudas Vulpium Imitata. Ancor più se assaggiata in Alto Adige. Certo se aggirandosi per il centro storico della splendida Brunico, ci si ritrova in un tipico locale pugliese dove la pizza di grano arso la fa da padrona, tutto puo’ succedere. Complimenti ai giovani entusiasti proprietari del “Der Keller” che ben hanno saputo integrarsi nella cittadina tirolese affiancando l’ottima locale Forst ai prodotti e al mare del sud. Grazie anche per averci fatto riscoprire i vini della Cantina del Taburno. Ottimo il Greco di Tufo ma è stata la Coda di Volpe a folgorarmi. Dal colore paglierino scarico, esala sentori ben definiti di pesca bianca e litchi. Il sorso stupisce per l’affilata precisione dal taglio contemporaneo, dato dall’acciaio inox, che sboccia in ricordi di frutta tropicale matura. Non si finisce mai di scoprire……

R.R.

J. Pérard. Brut. Champagne

Ed eccoci nella conca di Ambonnay, dove lo sguardo si perde attraverso gli orizzonti addomesticati nei sesti d’impianto. Cresciuto inseguendo il mito del Clos d’Ambonnay, tutti i vini che arrivano da quelle parcelle mi appaiono speciali… ma sappiamo tutti che non è così! Però suggestione, oppure no, anche questo “semplice” Brut fa la sua bella figura, con profumi polposi ed una ricca bocca grassa e piena che invita al nuovo sorso.

d.c.

El Coston Riserva 2015. Filippini . Amarone della Valpolicella Classico

Oramai lo sapete che, al di là della normativa, non posso pensare di chiamare Amarone un vino che ha poco più di 5 anni. Ma certo, so perfettamente che le cantine non possono permettersi di costruire un mercato su vendemmie passate da un po’, ma abituato a bere straordinari anni 2000 (per la precisione 2001 e 2004), ancora perfettamente integri anni 90 (che cosa è il ‘97?), approcciarmi ad un vino così giovane mi mantiene sempre un po’ sul prevenuto. Ed infatti il vino è molto immaturo, privo di note terziarie, di forte freschezza che bilancia con vigoria un calore alcolico imponente, e non immediatamente digeribile. Al naso qualche nota un po’ rustica e di non sublime eleganza. Ma il vino è forte e robusto ed evolverà sicuramente. Da ritrovare tra un paio di lustri.

d.c.

Blanc de Blancs. Barbier Louvet. Champagne

E dopo essere atterrati ad Ambonnay si svolta ad Ovest, paralleli alla Marna, puntando su Epernay., passando per Tauxières-Mutry. A mia memoria lì intorno è tutto Grand Cru, ma evidentemente la mia memoria e soprattutto la mia preparazione scarseggia perché qualche Premier Cru affiora… ed in effetti il BdB è un po’ verdognolo, grande struttura acida, ma una profondità ed espressività non completamente sviluppata… non da Grand Cru.

d.c.

Les Marquises. Vignon Père & fils. Champagne

Verzenay. Superi la collina, scendi qualche centinaio di metri e ti trovi nel paradiso di Ambonnay. Ovunque ti giri le marze sono cariche di grappoli di Pinot nero, che qui è nobilissimo. Partendo da questi ricordi, leggendo che beviamo “récoltants”, e la suggestione è già partita, e la degustazione condizionata… inutile dirvi che il vino era buono, anzi buonissimo!

d.c.

Principessa Brut. Luretta

R.R…. Dimmi cosa ne pensi? È una cantina che lavora bene, con alcuni buoni se non ottimi prodotti. Trova sede in un posto che è veramente un incanto… ma dimmi R.R., tu che parli con il loro accento e cadenza, ma… con tutte queste bollicine, prodotte dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, avevamo proprio bisogno di una Principessa petillant ? Dimmi R.R… dimmi…

d.c.