Il podio 2019

In conclusione di anno stilo uno schematico e del tutto personale terzetto di vini, delle tre principali tipologie, bevuti durante ritrovi famigliari o amichevoli in casa o al ristorante ma non durante manifestazioni aperte al pubblico o degustazioni .

Il podio è dettato dall’eccellenza, in alcuni casi, o bontà, in altri, del prodotto.

Ma non solo.

Contribuisce alla citazione anche il particolare momento in cui il vino è stato stappato tale da renderlo degno di essere ricordato nel 2019 e negli anni a seguire.

Per gli spumanti:

  1. *Champagne Billecart-Salmon, Cuvée Nicolas François Billecart – Brut, 2000 (2/2/2019 – Spiedo casalingo – presso la sede “vacante” di W.T.B.)
  2. Champagne, Marie-Noelle Ledru, Brut, Grand Cru 2008 (6/11/2019 -Pranzo al Ristorante Sol y Mar di Riccione – RN)
  3. Andrea Picchioni, Profilo Rosé, 2009 (Magnum) (22/4/2019 – Pranzo di Pasquetta 2019)

Per i bianchi

  1. * Collavini, Ribolla Gialla Turian, 2018 (10/8/2019 – Cena familiare presso Osteria della Ribolla – Corno di Rosazzo – UD)
  2. Ca’ dei Frati, Lugana I Frati, 2017 (Magnum) (28/11/2019 – Cena all’Osteria Il Bianchi a Brescia)
  3. Dievole – Tenuta Meraviglia , Bolgheri Vermentino, 2018 (29/11/2019 – Cena al Ristorante da Miro a Viareggio – LU)

Per i rossi

  1. Fontodi, Chianti Classico, 2015 (16/6/2019 – Compleanno casalingo)
  2. Le Cinciole, Chianti Classico, 2015 (12/10/2019 – Cena all’Osteria il Vignaccio a Santa Lucia – LU)
  3. Scriani, Valpolicella Ripasso, 2017 (7/9/2019 – Compleanno presso Ristorante Gaudenzi a Rodengo Saiano – BS).

By D.T.

*Oggetto di post durante l’anno.

UN AMORE PREDESTINATO – GALFRIDUS MAREMMA TOSCANA DOC SHIRAZ

Iniziò tutto nel 2017 al Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. Ricordo ancora chiaramente, nonostante il mio tenore alcolico elevato dopo i tanti assaggi, che sul finire della giornata percorrendo i lunghi corridoi stipati dai tantissimi espositori, venni attratto dalle artistiche etichette. Assaggiai così, per la prima volta i vini di De Vinosalvo piccoli vignaioli, su circa 4 ettari, della maremma toscana. Fu senza ombra di dubbio l’avvolgente e intensa profondità del Galfridus, presumo all’epoca annata 2012, che mi stupì e così, privo di alcun indugio, mi accaparrai una bottiglia. Ma si sa l’imprevisto a volte è dietro l’angolo. Si, in uno spigolo dello scaffale della mia cantina dove, poco tempo dopo, ho urtato la bottiglia che cadendo è andata in frantumi. Ora la rabbia monta sempre velocemente in queste circostanze, ma ricordo che quella volta ci rimasi davvero male: “tra le tante, proprio quella doveva rompersi!!”. Ne avevo solo una. E in amor si sa vince chi fugge, ero disperato!! Ma il destino a volte sa riservare piacevoli sorprese…..E così trascorsi ormai quasi due anni, qualche giorno prima della manifestazione riceviamo un invito dall’azienda De Vinosalvo a partecipare alla FIVI 2019 tenutasi a fine novembre a Piacenza. Ci accoglie Claudio all’ingresso omaggiandoci dei biglietti, a cui offriamo un piccolo souvenir gastronomico piacentino da gustare insieme ai suoi vini nel pomeriggio.Trascorriamo la piacevole giornata tra gli assaggi e le battute, unitamente al gruppo dei soliti noti come già accuratamente descritto da D.T. Eccoci quindi giunti da Claudio che unitamente ad Alison, australiana enologa della cantina, ci fa riassaggiare le loro eccellenze. Partiamo alti, nel bicchiere il Santàrio 2015 Shiraz in purezza frutto dell’esperienza maturata da Alison nella gavetta australiana sull’internazionale vitigno. Occhieggia il rubino nel luminoso violaceo, naso importante in cui nell’iniziale nota pepata emergono frutti di bosco e viola seguiti poi dal cioccolato. Sorso tosto, forse merita ancora un po’ di riposo, già comunque avvolgente in cui riaffiora il pepe accompagnato da bacche di ginepro. Bene equilibrati i 14,5 gradi supportati da acidità e piacevoli tannini. Lunga in bocca la persistenza. Un gran bel bere! Avanti con il Galfridus 2014 Selezione del Saggio sempre 100% Shiraz. Rubino profondo dai porpurei riflessi. Penetrante al naso, un pot-pourri di fiori rossi intrecciato da amarene e more macerate seguite da appagante cioccolato nero e nuance di vaniglia. Beva voluminosa e calda, l’apporto del legno è poco invadente con tannini di elegante fattura e fini sensazioni sapide. La chiusura potente e lunghissima lascia una scia di balsamico. Potenziale evolutivo enorme. Che spettacolo! Ritrovo l’amore perduto. Un plauso a Claudio ed Alison per la passione che sanno trasmettere ai loro vini. Grazie ancora per il bel pomeriggio trascorso insieme e per il gradito omaggio. Non ci resta che raggiungervi prima o poi in maremma per un pic-nic.

R.R.

Punggl 2016. Pinot Grigio. Sudtirol-Alto Adige Doc. Nals Margreid

Bello, caldo, profumato. Lo stappi e ti racconta di agrumi verdi e bergamotto. Molto pericoloso: se sei intento a chiacchierare amabilmente con un amico, peggio con una donna, rischi di berne una cassa intera… ma poi però l’alcol ti piega! Da classificare assolutamente tra gli antidepressivi potenti (oppure tra le pozioni miracolanti): è un inno alla vita, è una preghiera al dio Sole.

d.c.

E il 24 novembre F.I.V.I. FU!

Il Mercato dei Vini di Piacenza emanazione della FIVI è la manifestazione che non può andare persa. Quest’anno anche in extended version: sabato, domenica e lunedì.

Per me ha il fascino della scapagnata perché “il Franco” della Trattoria il Naviglio, che ci tiene alle nostre patenti di guida, si premura ogni anno di prenotare il pullman che ci conduce al Palazzo dell’Expo di Piacenza.

Partenza da quel di San Zeno Naviglio verso le nove e mezza di mattina con arrivo verso le undici. Come in un perfetto meccanismo svizzero entro già munito in precedenza di biglietto, ritiro il kit per l’assaggio cioè la tracollina e il bicchiere ma soprattutto mi approprio del carrello dove riporre giubbotto, zaino e sopratutto i vini da acquistare qua e là.

Il pubblico già si accalca all’entrata e comincia ad occuprare i primi stands posti all’inizio del salone.

Unitamente al gruppo dei soliti noti, fra cui il Nostro Editore, domenica 24 novembre mi inoltro nello stabile dell’esposizione spinto dalla voglia di reincontrare persone più che bere i vini: Cesare Bosio dell’omonima cantina, Gigi Nembrini di Corte Fusia, Bruno Dotti di San Cristoforo e molti altri conterranei bresciani; e poi Andrea Picchioni, Giuseppe Tosi, Stefano Calatroni delle omonime cantine, Valeria Radici Kent di Frecciarossa per l’Oltrepò Pavese; Tomas Unterhofer e Armin Kobler per l’Alto Adige e/o Sud Tirolo; Diletta Tonello per l’omonima cantina e Matilde Poggi di Le Fraghe per il Veneto. Qui finisco l’elenco ma potrei andare avanti. Da alcuni di loro ho anche acquistato con soddisfazione delle bottiglie.

Rivedersi è sempre bello, riassaggiare i loro prodotti è buona cosa. Tuttavia, non è di questi che voglio scrivere.

Preferisco descrivere qualcosa di nuovo, zone vinicole distanti dalla natia Brescia.

Essendo convinto che le foto non hanno a che fare coi profumi e coi sapori, questo articolo sarà privo di qualsiasi fotografia, pur avendone scattate alcune per mero scopo mnemonico e di pessima di qualità. Pertanto per chi vorrà approfondire la visione delle bottiglie lascio il link della cantina.

“Parlamo un po’ de ‘sto Lazio” che tante potenzialità ha. Due province meno conosciute posson bastare, perché “der vino de’ li castelli” romani ne sentiamo cantare dal tempo delle stornellate.

Lo spunto me l’ha dato il grande Pasquale Pace, aka Il Gourmet Errante, incontrato casualmente dietro il banco di Alberto Giacobbe produttore della provincia di Frosinone. Cominciamo dalla Passerina (uva “bullizzata
a causa del nome dalla facile allusione sessuale). Il vino si chiama “Duchessa” e viene prodotto con la Passerina del Frusinate in purezza. Colpisce per freschezza e rotondità date, la prima, dalla vinificazione in acciaio e, la seconda, dal terreno argilloso. Ricca nel colore e nel gusto. Vino fruttato tendente al tropicale non senza note minerali. Difetti zero, esame brillantemente superato. Complimenti.

Poi Pasquale Pace ci introduce il “Giacobbe” – Cesanese di Olevano Romano Doc che è la premessa al successivo “Lepanto” Cesanese del Piglio
Superiore Riserva DOCG. Mi permetto di scherzare gogliardicamente sul nome Olevano ma il sorso mi riporta alla serietà: un rosso rubino trasparente, più floreale che fruttato al naso. Scorrevole. Ci vorrebbe della porchetta per completare il quadro tanto tipicamente laziale quanto universalmente godereccio.

Mi appassionai al Cesanese del Piglio di Casale della Ioria e ho qui assaggiato l’intensa versione di Roberto Giacobbe. Il “Lepanto” Cesanese del Piglio mi ha favorevolmente impressionato per il colore granato che non fa vedere attraverso il bicchiere, per i sentori netti di confettura di prugne. Al sorso è tannico e suadente, non asciuga il palato ma lo riempie appagandolo senza stufarlo. Ottima bevibilità di un vino importante che non stanca pur nella lunga persistenza finale. Grande equilibrio.

Bene l’anno prossimo me ne porterò a casa qualche bottiglia; quest’anno negli acquisti ho prediletto… le strade già conosciute.


Bello viaggiare lungo lo stivale senza fare tanta strada e così dallo stand E26 di Roberto Giacobbe in provincia di Forsinone passo allo stand D84 della cantina Palazzo Prossedi, in provincia di Latina .

Qui mi colpiscono, oltre la simpatia della vignaiole (credo), i vitigni utilizzati nei rossi.

A Borgo Prossedi, dove si trova la cantina, mi si dice che il terreno è di natura argillosa e limosa, scorre a valle il fiume Amaseno, ma ciò che mi attrae è l’eterogeneità delle uve lavorate. Non c’è traccia di Cesanese d’Affile non c’è traccia di Passerina (assaggiati in precedenza). Passi per quelli internazionali: il Merlot, passino il Montepulciano con il Sangiovese e il Canaiolo Bianco, che sono presenti in tutto il centro Italia, ma la Barbera nel Lazio non me l’aspettavo. Credevo fosse confinata nelle regioni nordiche. Leggo nella brochure che fu il nonno dell’attuale proprietaria a impiantare la Barbera. I vini sono tutti IGT.

L’esordio è con l'”Altaica” da uve Canaiolo bianco in purezza: salmastro, fieno e camomilla, sapido e con bella pulizia finale; poi il “Nero della Corte” da uve Barbera in purezza una declinazione personale della Barbera con spiccata sapidità e sentori primari. Un vino da bersi nell’immediato.
Lo “Sterparo” da uve Sangiovese, Merlot e Barbera conclude l’assaggio. Vigna vecchia fa buon… vino nel senso che lo senti nella pienezza del frutto rosso maturo e nella morbidezza al palato. Il legno si sente ma non si vede nel senso che la presenza non è invasiva rientra nella struttura e non copre con sgradevole vanigliatura.

Belle e nobili le etichette che esprimono la blasonata storia della tenuta. Anche la sobria brochure completa il quadro di misurata classe.

Fra i vari altri assaggi, che non sto qui ad elencare, c’è stata anche una pausa di ristoro con un piatto caldo di piacentini pisarei e fasö, bombette pugliesi e tagliere di formaggi. Anche questo è il Mercato dei Vini della F.I.V.I.

Bene così. Il pullman ha riacceso il motore, si deve tornare.

Il pensierino finale è: il Mercato dei vini è un po’ come l’Epifania… tutte le manifestazioni le porta via.

By D.T.