E il 24 novembre F.I.V.I. FU!

Il Mercato dei Vini di Piacenza emanazione della FIVI è la manifestazione che non può andare persa. Quest’anno anche in extended version: sabato, domenica e lunedì.

Per me ha il fascino della scapagnata perché “il Franco” della Trattoria il Naviglio, che ci tiene alle nostre patenti di guida, si premura ogni anno di prenotare il pullman che ci conduce al Palazzo dell’Expo di Piacenza.

Partenza da quel di San Zeno Naviglio verso le nove e mezza di mattina con arrivo verso le undici. Come in un perfetto meccanismo svizzero entro già munito in precedenza di biglietto, ritiro il kit per l’assaggio cioè la tracollina e il bicchiere ma soprattutto mi approprio del carrello dove riporre giubbotto, zaino e sopratutto i vini da acquistare qua e là.

Il pubblico già si accalca all’entrata e comincia ad occuprare i primi stands posti all’inizio del salone.

Unitamente al gruppo dei soliti noti, fra cui il Nostro Editore, domenica 24 novembre mi inoltro nello stabile dell’esposizione spinto dalla voglia di reincontrare persone più che bere i vini: Cesare Bosio dell’omonima cantina, Gigi Nembrini di Corte Fusia, Bruno Dotti di San Cristoforo e molti altri conterranei bresciani; e poi Andrea Picchioni, Giuseppe Tosi, Stefano Calatroni delle omonime cantine, Valeria Radici Kent di Frecciarossa per l’Oltrepò Pavese; Tomas Unterhofer e Armin Kobler per l’Alto Adige e/o Sud Tirolo; Diletta Tonello per l’omonima cantina e Matilde Poggi di Le Fraghe per il Veneto. Qui finisco l’elenco ma potrei andare avanti. Da alcuni di loro ho anche acquistato con soddisfazione delle bottiglie.

Rivedersi è sempre bello, riassaggiare i loro prodotti è buona cosa. Tuttavia, non è di questi che voglio scrivere.

Preferisco descrivere qualcosa di nuovo, zone vinicole distanti dalla natia Brescia.

Essendo convinto che le foto non hanno a che fare coi profumi e coi sapori, questo articolo sarà privo di qualsiasi fotografia, pur avendone scattate alcune per mero scopo mnemonico e di pessima di qualità. Pertanto per chi vorrà approfondire la visione delle bottiglie lascio il link della cantina.

“Parlamo un po’ de ‘sto Lazio” che tante potenzialità ha. Due province meno conosciute posson bastare, perché “der vino de’ li castelli” romani ne sentiamo cantare dal tempo delle stornellate.

Lo spunto me l’ha dato il grande Pasquale Pace, aka Il Gourmet Errante, incontrato casualmente dietro il banco di Alberto Giacobbe produttore della provincia di Frosinone. Cominciamo dalla Passerina (uva “bullizzata
a causa del nome dalla facile allusione sessuale). Il vino si chiama “Duchessa” e viene prodotto con la Passerina del Frusinate in purezza. Colpisce per freschezza e rotondità date, la prima, dalla vinificazione in acciaio e, la seconda, dal terreno argilloso. Ricca nel colore e nel gusto. Vino fruttato tendente al tropicale non senza note minerali. Difetti zero, esame brillantemente superato. Complimenti.

Poi Pasquale Pace ci introduce il “Giacobbe” – Cesanese di Olevano Romano Doc che è la premessa al successivo “Lepanto” Cesanese del Piglio
Superiore Riserva DOCG. Mi permetto di scherzare gogliardicamente sul nome Olevano ma il sorso mi riporta alla serietà: un rosso rubino trasparente, più floreale che fruttato al naso. Scorrevole. Ci vorrebbe della porchetta per completare il quadro tanto tipicamente laziale quanto universalmente godereccio.

Mi appassionai al Cesanese del Piglio di Casale della Ioria e ho qui assaggiato l’intensa versione di Roberto Giacobbe. Il “Lepanto” Cesanese del Piglio mi ha favorevolmente impressionato per il colore granato che non fa vedere attraverso il bicchiere, per i sentori netti di confettura di prugne. Al sorso è tannico e suadente, non asciuga il palato ma lo riempie appagandolo senza stufarlo. Ottima bevibilità di un vino importante che non stanca pur nella lunga persistenza finale. Grande equilibrio.

Bene l’anno prossimo me ne porterò a casa qualche bottiglia; quest’anno negli acquisti ho prediletto… le strade già conosciute.


Bello viaggiare lungo lo stivale senza fare tanta strada e così dallo stand E26 di Roberto Giacobbe in provincia di Forsinone passo allo stand D84 della cantina Palazzo Prossedi, in provincia di Latina .

Qui mi colpiscono, oltre la simpatia della vignaiole (credo), i vitigni utilizzati nei rossi.

A Borgo Prossedi, dove si trova la cantina, mi si dice che il terreno è di natura argillosa e limosa, scorre a valle il fiume Amaseno, ma ciò che mi attrae è l’eterogeneità delle uve lavorate. Non c’è traccia di Cesanese d’Affile non c’è traccia di Passerina (assaggiati in precedenza). Passi per quelli internazionali: il Merlot, passino il Montepulciano con il Sangiovese e il Canaiolo Bianco, che sono presenti in tutto il centro Italia, ma la Barbera nel Lazio non me l’aspettavo. Credevo fosse confinata nelle regioni nordiche. Leggo nella brochure che fu il nonno dell’attuale proprietaria a impiantare la Barbera. I vini sono tutti IGT.

L’esordio è con l'”Altaica” da uve Canaiolo bianco in purezza: salmastro, fieno e camomilla, sapido e con bella pulizia finale; poi il “Nero della Corte” da uve Barbera in purezza una declinazione personale della Barbera con spiccata sapidità e sentori primari. Un vino da bersi nell’immediato.
Lo “Sterparo” da uve Sangiovese, Merlot e Barbera conclude l’assaggio. Vigna vecchia fa buon… vino nel senso che lo senti nella pienezza del frutto rosso maturo e nella morbidezza al palato. Il legno si sente ma non si vede nel senso che la presenza non è invasiva rientra nella struttura e non copre con sgradevole vanigliatura.

Belle e nobili le etichette che esprimono la blasonata storia della tenuta. Anche la sobria brochure completa il quadro di misurata classe.

Fra i vari altri assaggi, che non sto qui ad elencare, c’è stata anche una pausa di ristoro con un piatto caldo di piacentini pisarei e fasö, bombette pugliesi e tagliere di formaggi. Anche questo è il Mercato dei Vini della F.I.V.I.

Bene così. Il pullman ha riacceso il motore, si deve tornare.

Il pensierino finale è: il Mercato dei vini è un po’ come l’Epifania… tutte le manifestazioni le porta via.

By D.T.

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