Loacker non solo wafer

Siamo a cena in un maso del 1200 in Val Gardena. I piatti sono naturalmente a chilometro “super” zero così come le proposte della carta dei vini che, seppur “minimal”, presenta un’interessante selezione del territorio altoaltesino.

E’ così che ci imbattiamo in questo Gran Lareyn – Lagrein Riserva 2015 di Loacker. Scopro quindi che la famiglia Loacker oltre a produrre i celebri e buonissimi wafer è anche produttrice di vino e proprietaria di tre tenute: una in Alto Adige, la seconda nel cuore della produzione del Brunello a Montalcino e l’ultima sempre in toscana nella Maremma.

Ma torniamo al nostro lagrein, pluripremiato in diverse annate della rassegna bolzanese dedicata all’autoctono vitigno. Sigillato da un elegante tappo di vetro una volta aperto l’intenso rosso granato appare polposo nel bicchiere. Raffinato e profondo al naso, emerge la viola poi vigorosa mora seguita da leggeri sentori di fumè. Morbidezza al palato ben supportata da acidità. Distante dai lagrein più commerciali, si distingue per eleganza e piacevolissima beva.
Buona la persistenza, lascia il palato pulito.

Non resta che mangiare un Loacker per chiudere in bellezza…

R.R.

STELLE CADENTI NEL PAESE DELLA RIBOLLA GIALLA

NOME DEL VINO: TURIAN
ANNATA: 2018
PAESE: ITALIA
REGIONE:  FRIULI VENEZIA GIULIA 
AREA VITIVINICOLA: COLLI ORIENTALI DEL FRIULI
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: RIBOLLA GIALLA 100% 
GRADO ALCOOLICO: 12,5%
NOTE PERSONALI: Sembra di essere nella valle dell’Eco… qui risuona solo un nome: Ribolla, Ribolla, Ribolla. La via dove si trova la cantina Collavini a Corno di Rosazzo (UD) è via Ribolla 2. L’osteria dove ci siamo fermati a mangiare è l’Osteria della Ribolla. I vini bevuti sono stati prodotti solo con uve Ribolla Gialla (questo per scelta nostra, debbo dire, perché la cantina ha una produzione varia).
Il 10 agosto 2019 è stata una giornata trascorsa come una volta: quelle dei ritrovi familiari di un tempo in cui si cominciava a bere a pranzo e  si finiva alla sera tardi.  Siamo stati eroici, ancor di più oggi, in preda al global warming, sprezzanti della temperatura canicolare fino a tarda sera, che avrebbe reso consigliabile assumere solo del tè freddo anziché vino.
Dopo una serie di assaggi in varie cantine durante il pomeriggio, la notte di San Lorenzo è stata consacrata alla Ribolla Gialla di Collavini prima nella versione spumante brut, suo cavallo di battaglia, poi nella versione ferma che la gentile inserviente ha tenuto a precisare proveniente da uve raccolte a mano a fine settembre.
Questa Ribolla Gialla ferma mi ha veramente impressionato per struttura ed eleganza. Il colore è giallo paglierino carico. Mi rammarico di non aver colto altre sfumature ma luce serotina del locale non consentiva di veder di più. La raccolta tardiva delle uve dà un tocco di agrumi maturi non privi di note tropicali ben supportati da una mineralità e da una sapidità che richiamano sicuramente l’abbinamento con il pesce. Il Turian è asciutto, verticale. A mio avviso è gradevole anche da aperitivo o, col nefando neologismo, da “apericena”. La freschezza è garantita dalla fermentazione a temperatura controllata e dall’affinamento in acciaio. Il nitore e la secchezza finali invogliano a proseguire nella beva agevolata anche da una gradazione alcoolica equilibrata.
Che dire, per me è stato il vino da notte di San Lorenzo: brilla nel buio come una stella e disperde una scia luminosa nel cielo della memoria.
By D.T.

 

Animante. Extra Brut. Barone Pizzini. Franciacorta

Visivamente perfetto. Il giallo è oltremodo brillante e le bollicine, minuscole, nobili e perduranti. Il profilo olfattivo quanto mai originale: l’agrume in varie sfaccettature è il tema dominante passando da un iniziale bergamotto inatteso e scorbutico, ad un netto tarocco, per poi atterrare ad un più docile pompelmo rosa. E la stessa percezione elettrica, giocata sulle asprezze agrumate, si trasferisce al palato. Vino di straordinaria unicità ma che esige un calibrato ed adeguato abbinamento: assolutamente piatti di mare, privilegiando composizioni di crudo, ovvero in abile Tempura.

d.c.

Il Montanaro 2013. Pecorino. Offida docg. Cantina Offida

Troppo poco raramente oramai, al contrario dei miei compagni di viaggio… ops di blog… riesco a dedicarmi un po’ di tempo per andare per cantine, a provare se le mie papille funzionano ancora (le emozioni si! Sono ancora tutte integre…). Quasi per sbaglio, ed in compagnia dei miei bambini mi sono trovato nel piccolo paradiso di Offida a provare il Pecorino insieme al “Capo” della Cantina Sociale ( osservate come la forma societaria non sia una cooperativa bensì una società di capitali: anche il mondo contadino del vino si sta trasformando!). I bicchieri si assommano, le chiacchiere diventano più fluenti, i ricordi scappano… per fortuna che rovistando tra le bottiglie scovo un 2013: forse è anche l’ultimo (ci sono americani e francesi che accanto a me stanno facendo incetta di bottiglie giovani). Sarà questo il mio ricordo di Offida.

Una ancora gradevole ossidazione si sprigiona dalle pareti del bevante. Il giallo è carico, ma è vivo. Il fluido è pesante, ha una viscosità antica, vuol far pesare tutto il suo corpo. I profumi sembrano provenire da un cesto dopo una repentina raccolta in un frutteto di frutta ancora non matura: c’è l’albicocca, le nespole, le percoche. Poi affiora il verde da sfalcio dei pascoli d’altura marchigiani, ricchi di erbe aromatiche. In bocca il vino è duro. L’acidità è aggressiva, non dà scampo, un po’ è scomposta. L’alcol, imponente, affiora solo alla fine, regalando al palato una persistenza che il vino non avrebbe. Le papille tornano al verde dei prati, le emozioni sconfinano in panorami unici.

d.c.

Piaggia 2005. Mauro Vannucci. Carmignano docg Riserva

Caldo. Caldo afoso. Ma tra i programmi della serata c’è un’attesa grigliata di carne e per cui non ci siamo fatti intimorire dal volume alcolico, a dispetto delle temperature “esterne”. Da tempo puntavo all’apertura del Carmignano Riserva e devo ammettere che le attese sono state ampiamente ripagate. Nonostante i quasi tre lustri appare alla vista vivo, di un rubino acceso. Ma sono i profumi che ammaliano: inizia una mora di gelso appena raccolta, segno che la riduzione in vitro non ha leso un’indomabile forza espressiva. Poi la progressiva ossigenazione lascia emarginare percezioni uniche ed originali: dalla battuta di carne, al crostino toscano, quello con i fegatini, ed infine ad un’incredibile pasta d’acciughe. In bocca l’equilibrio è ancora solidissimo, non facendo mai prevalere o l’acidità presente e nascosta ovvero l’alcol riportato in etichetta, ma mai percepito per quell’entità. E la magia si conclude con un ritorno di marasca dolce che ci fa pensare che questo Carmignano avrebbe potuto essere immortale…

d.c.

I “LAKERS” NON SONO SOLO A LOS ANGELES

PRODUTTORE: CAVALCHINA
NOME DEL VINO: CUSTOZA DOC
ANNATA: 2017
PAESE: ITALIA
REGIONE:  VENETO
AREA VITIVINICOLA: CUSTOZA 
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: GARGANEGA 40%, FERNANDA 30%, TREBBIANO 15%, TREBBIANELLO 15% 
GRADO ALCOOLICO: 12,5%
NOTE PERSONALI: Sabato 3 agosto, visto che mi trovavo sul Lago di Garda, ho preso lo spunto per andare a trovare l’amico Juri che presentava una serie di bianchi presso il punto vendita di Drink Shop a Desenzano D/G. Fra i quatto vini in degustazione ho apprezzato molto per qualità/prezzo questo Custoza. Si va a momenti anche nella beva dei vini una diecina di anni addietro andavo spesso a Custoza poiché da Brescia l’uscita autostradale di Sommacampagna non è molto distante. Oltre all’amenità dei luoghi, la zona è puntellata da cantine di tutto rispetto come Cavalchina, Vigne di San Pietro, Villa Medici e tante altre che non elenco per non essere prolisso. Le vigne si avvantaggiano del microclima creato dal Lago di Garda cioè “lacustre” da qui appunto il termine inglese “Lakers” del titolo. Pur non essendo vista lago le colline moreniche di Custoza risentono dei venti del lago. Le viti  di Garganega, Fernanda, Trebbiano e Trebbianello  affondano le proprie radici in colline che si sono formate milioni e milioni di anni fa quando i ghiacciai si sono ritirati lasciando grandi quantità di detriti di rocce, di sassi e di ghiaia detti appunto “morene”.
Ora cosa si sente di tutto ciò nel bicchiere? Le quattro uve vengono vinificate separatamente perché hanno periodi di maturazione differenti. Non viene svolta la fermentazione malolattica per preservare la freschezza e la facilità di beva. All’occhio si presenta con un nitido giallo paglierino. Al naso si apprezza la frutta tropicale e, vista l’età della bottiglia stappata, una sottile nota evolutiva mineral-vulcanica. In bocca è secco e lievemente aromatico. Sapido. Finale agrumato e persistente. Cavalchina è sicuramente nel quintetto base dei “Lakers” del Garda.
By D.T.

IL RIESLING TI METTE LE ALI!

NOME DEL VINO: SINGLÌ
ANNATA: 2017
PAESE: ITALIA
REGIONE:  LOMBARDIA
AREA VITIVINICOLA: RIVIERA DEL GARDA BRESCIANO
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: RIESLING RENANO 70%, INCROCIO MANZONI 30%
GRADO ALCOOLICO: 13%
NOTE PERSONALI: Alcuni anni addietro mi recai con un amico a Puegnago del Garda presso la Cantina Leali di Monteacuto per l’acquisto del loro Turmalino, il chiaretto spumantizzato che fa tanto aperitivo estivo. Facemmo un giro per le vigne sul calar del sole e siccome eravamo a fine vendemmia assaggiammo alcuni acini di uva Rebo rimasti ancora sulla vite. Esperienza tutt’altro che inutile perché riconobbi nel vino prodotto le caratteristiche dell’uva mangiata. Rientrati in cantina bevemmo il loro Groppello e il Rebo, appunto, ma quello che mi impressionò maggiormente fu il loro Riesling. Intuì le potenzialità del prodotto ed infatti oggi è difficile trovarlo in cantina perché ha riscosso un tale successo sul mercato tedesco che va a ruba. Stappo ora una annata più recente e noto un bel giallo dorato con tenui riflessi verdognoli, al naso un bouquet tropicale, fieno tagliato e una sottile nota di sasso bagnato. In bocca si percepisce la menta, la sapidità e un finale secco e agrumato. La maturazione e l’affidamento in acciaio ne garantiscono la freschezza anche a fronte di un’uva che si sente colta a piena maturazione. Insomma un vino convincente e coinvolgente a tal punto che mi vien da dire … “ti mette le aaali”.

By D.T.

Extra Brut Paul Lebrun

Serata di luglio, caldo afoso. Urge qualcosa di rinfrescante che abbia facoltà di sollevare il morale.
E allora Champo! Consigliato dal mio pusher opto per l’Extra Brut di Paul Lebrun di Cramant, villaggio “Grand Cru” della Côte des Blancs.
La maison è consacrata allo chardonnay che nel taglio extra brut é per l’80% proveniente da Cramant e per il restante 20% da Sézzane.
Blanc de blancs, circa tre anni sur lie. Abbondano i riflessi dorati nell’elegante giallo puntellato dagli spilli del fine perlage. Invoglia all’assaggio….
E allora mambo! Al naso la fragranza è immediata: agrumi e frutti canditi poi croissant al burro, note di caramello e accenni di miele. Al palato morbida mousse dal buon equilibrio aromatico non eccessivamente secco se consideriamo il basso dosaggio (circa 4 gr/litro). Ne berrei una cassa, rinfresca e allieta!
Ottima scoperta dal buon rapporto qualità prezzo.
Massimiliano grazie per il consiglio!

R.R.

Dosaggio zero Riserva 2007. Lo Sparviere. Franciacorta docg.

E poi… sicuramente per la benedetta incuranza di qualcuno, ti ritrovi a rintracciare, in un aperitivo nato per sbaglio, una bottiglia così… e tu invochi al miracolo! Perfetto alla vista, con un giallo paglierino carico ed un perlage degno di una grande maison di Epernay. I profumi che si sprigionano dal bicchiere sono la prova che in Franciacorta si producono grandi bottiglie ( ed io continuo a ripetermi: sempre più nei “non dosati”): c’è ancora molta gioventù in un frutto giallo molto croccante (trovi le pesche nettarine e le albicocche, mai l’attesa banana), fuso con note lontane di pinoli e nocciola tostata che cresce ogni secondo che passa. È meraviglioso l’equilibrio tra una rotondità abbracciante e l’assoluta assenza di dolcezza. In bocca la struttura è imperiosa, granitica: nulla è lasciato al caso. Il passaggio tra la coltellata dell’acidità e la morsa della sapidità è senza soluzione di continuità: la bocca è ingabbiata in una morsa, ma non se ne vuole liberare. È eleganza allo stato puro, finissima ed avvolgente. E rimane in bocca una percezione lunga che si trasforma magicamente già in ricordo. Magnifico!

d.c.