Big Apple…

La fortuna di trovarsi qualche giorno nella Grande Mela ed essere ospiti all’Oyster Bar e Restaurant all’interno dell’immensa stazione di Grand Central. Cinque pagine cinque di selezione di diverse tipologie di ostriche (oltre 250 referenze…): la mia preferenza su strepitose Kumamoto dell’Oregon e Shigoku da Washington State. E poi una incredibile Soup…. una zuppa con vongole del Massachusetts di memorabile delicatezza. Ed il tutto abbinato a vino italiano: un Vermentino della bassa costa toscana (P.s. Nella carta dei vini appuntata in “Sardinia”… e potete immaginare gli strali verbali lanciati all’impreparato e presuntuoso sommelier). Ancora sufficientemente non integrato: da una parte una coriacea freschezza, pilastro della struttura dell’intera bevuta, dall’altra una lontana aromaticità ed una dolcezza di frutto che arrotonda ed ammorbidisce (in perfetto abbinamento con la dolcezza della zuppa).

Azienda agricola Terenzi in Montedonico ( a due passi da Scansano) Vermentino di Maremma Toscana doc BALBINO 2015… 40 USD (come un Prosecco…).

d.c.

E nonostante tutto continuerò a bere Franciacorta

Molti degustatori, gran Maestri, cominciano a divenire sempre più critici verso gli spumanti della Franciacorta, cogliendo, e non apprezzando particolarmente, le note di maturità indotte da stagioni estive sempre più bruciate da temperature mai provate. Anche io devo ammettere, che gran degustatore e maestro non sono, che molto spesso non comprendo a pieno nè il modello agricolo (qualora ancora ci fosse…) nè tantomeno “industriale” della gamma in produzione in Franciacorta (ma non tornerò su temi personali con il solo risultato del tedio…). Però ritengo che in Franciacorta oggi si beva ancora bene: un vino che probabilmente si è modificato nella sua evoluzione (non organolettica); che probabilmente non ha ancora trovato il modello perfetto commerciale (come se questo esistesse), rincorrendo il falso ed irraggiungibile miraggio di poter essere considerato un mercato alternativo alla bollicina francese (… ma quando mai!!!…); che potrebbe trovare nuovo slancio anche con l’introduzione di nuovi uvaggi ammessi, con una contribuzione non tanto migliorativa quanto di correzione di acidità (d’altra parte fra poco si vendemmierà a giugno!) facendola un po’ in barba alla tradizione (… ma cosa è una tradizione non ancora quarantenne? Al massimo alla seconda generazione di vignaioli, quand’anche la maggioranza dei produttori sia ancora alla prima…).

E quindi?…. e quindi vi racconto un fine settimana tipo di un normale residente franciacortino.

Venerdì ora di pranzo. Bisogna ridestare le papille, assopite da qualche ora di astinenza dal vino…

Nonostante la lontananza lavorativa, bere i vini di casa, e peraltro di amici, non è un problema. E per cui ottimo Dosaggio Zero di Muratori. Preciso e tagliente nonostante un calore alcoolico generoso. E’ uno dei miei vizi quotidiani preferiti.

Sabato a pranzo. Dell’ “Occ de Pernis” vi ho già raccontato, e per cui salto…

Sabato sera a cena con l’Editore. Cosa si berrà?

Attenzione! L’Editore vi scruta ed osserva… sempre!

Cavalleri Dosaggio Zero 2012: una delle mie cantine preferite. Simbolo costante nel tempo di qualità. Da tempo oramai convertita alla schiera dei Vignaioli Indipendenti.

Assoluti cultori della modica quantità, la nostra secchezza di fauci non poteva che portare a stappare ancora qualcosa d’altro…

Mosnel, naturalmente Pas Dosè (ve l’ho già detto che mi piacciono i Non Dosati? Mi sembra di si…). Il meno muscoloso nella serie di assaggi, ma dalle grandi doti di leggerezza e precisione,

Pranzo della domenica.

Beh ogni tanto prendersi una pausa di riflessione aiuta, una divagazione su bollicine diverse concede di fissare qualche termine di paragone, anche se i paragoni NON vanno fatti quando a tavola trovi una bolla francese…

Tranquilli, niente di stupefacente. Champagne commerciale da Maison di gran commercio… ma sempre meglio che bere Prosecco…

Da questo tipo di bollicina i nostri “eroi” non sono tanto lontani. Ed infatti la seguente bottiglia (aperta sempre nel rispetto della modica quantità) non ha affatto sfigurato: ancora Muratori con un Villa Crespia? Prometto: per un po’ non ne parlerò più (pur continuando a berne copiosamente…).

Ancora Dosaggio Zero! Ma quale Riserva… un 2006, con sboccatura 2013. Nessun elemento ossidativo nel bicchiere, anzi una integrità granitica, prova (già altrove sperimentata) che i Grandi Franciacorta, qualora ben conservati sono assolutamente immortali.

Lunedì a pranzo.

La vita è già abbastanza dura di suo, ed ad inizio settimana è ancora più dura: è quasi un obbligo rincorrere il tentativo di addolcirla. Non andando matto per i vino dolci… vai di Franciacorta!

Molto delicato, non impressionante in termini di struttura, persistenza fugace, ma ottimo in abbinamento con una pasta ai frutti di mare. Beh anche il lunedì finirà…

Martedì a pranzo.

La settimana è lanciata, il catalizzatore dei guai è in azione. Necessita boccata d’aria.

Evviva la Franciacorta, quando il Franciacorta è così buono! Ad una frutta fresca, croccante di pasta gialla si affianca una imperiosa acidità, trama portante di una struttura inscalfibile.

Avete ragione: settimana monotona e monotematica.

d.c.

Libera interpretazione celtica dell’ “occhio di pernice”

Ho cercato e ricercato nel web questo “Oeil de perdrix” padano che ho rintracciato nella mia cantina, ma non ne ho trovato orma nel web. Credo nascente dalla stessa ricetta di assemblaggio dell’attuale Rosè (ossia 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero) di casa Facchetti in Erbusco . Lo sapete non sono un grande estimatore dei Saten di Franciacorta ed ancora di meno dei Rosè (… che razza di winesnob, direte correttamente Voi…), e tutto ciò è prova che non capisco un tubazzo! Perché questo “Occ de Pernis” è (sorprendentemente, ma la sorpresa è evidentemente solo per me) buonissimo! Veste una tipica buccia di cipolla tenue, molto delicatamente rosata. I profumi sono nitidi, netti, non intensissimi, ma gradevolmente fruttati. In bocca struttura e pulizia su tutto. Tagliente ed appagante. Dalla persistenza affascinante, lunghissimo abbandona il cavo orale lasciando un particolare ricordo di ribes rosso. Da ritrovare e riprovare!

d.c.

Riflessi di tramonto (e si riesce anche ad intuire l’azzeccato abbinamento ad un piatto di sushi).

Eravamo quattro amici al bar

Eravamo quattro amici al bar… senza ambizioni di cambiare il mondo ma solo di bere un bicchiere di vino e in cerca di un po’ di evasione alla fine di una giornata lavorativa.

Venerdì sera verso le 18 e 30 al Vino e Trino Enoteca – Vineria di Piazza Bruno Boni a Brescia c’era Stefano Calatroni, titolare dell’Azienda Agricola Calatroni sita in Montecalvo Versiggia, Oltrepò Pavese.

Stefano presentava alcuni dei suoi vini: il Metodo Classico NorEma 2013 rosato da uve Pinot Nero, la Bonarda Vigiö 2016 e il Riesling Renano Campo Dottore 2016. I primi due sono certezze, il terzo è in cerca di una sua dimensione più compiuta.

Il Metodo Classico ha una facilità di beva impressionante. Il colore accattivante buccia di cipolla brillante invoglia l’assaggio,  al naso sentori, a mio avviso, di lampone e una misurata crosta di pane ben integrata grazie al buon governo dei lieviti indigeni. La carbonica è fine. L’acidità e la freschezza finali avrebbero permesso di continutare a berne per tutta la serata con un tagliere di salumi d’accompagnamento. Bella bolla! Non a caso è stato insignito dei tre bicchieri della Guida del Gambero Rosso 2018.

Prima della Bonarda Vigiö sono passato al Riesling Renano. Elegante l’etichetta ma la forma della bottiglia bordolese lo allontana dalla sua zona d’elezione. Ci raccontava Stefano che il progetto dell’azienda sul Riesling Renano fermo prevede in futuro la bottiglia renana (lo dice la parola stessa) e il tappo stelvin. Aspettiamo fiduciosi.

Il vino è giallo paglierino con riflessi verdognoli, fruttato più che balsamico, ancora lontani sono i sentori terziari del riesling, pulito, persistente. L’abbinamento con i formaggi, anche un po’ prevaricanti come il Silter, forse non rendeva merito al Riesling che avrebbe, in my opinion,  preferito un abbinamento con l’uovo, chessò una frittata o un soufflé.

Da ultimo la Bonarda Vigiö, non una Bonarda qualsiasi ma una Bonarda dei Produttori. Infatti, nasce dal progetto che accomuna una quindicina di produttori dell’Oltrepò che vogliono elevare la Bonarda a vino di qualità dopo molti anni di svilimento per l’eccessiva produzione e i bassi prezzi. Sette sono i comandamenti per la creazione della  “Bonarda Perfetta” . Li protrete meglio scoprire collegandovi alla pagina facebook . Per essere la Bonarda dei Produttori il colore deve essere rosso violaceo, la spuma rossa e avere sentori di ciliegia, fragola, mora tali da riverberarsi anche al palato nella forma abboccata o secca a seconda dello stile della casa vinicola.

Un po’ ve l’ho già descritta aggiungo solo che la Vigiö, da uva Croatina in purezza, non è abboccata ma secca e piacevolemente tannica ben strutturata. Le bollicine sono fini-fini più nello stile del vino mosso che del vino frizzante tipo Lambrusco. Il finale è piacevolmente fruttato. Giustamente è stata accostata a due fettine di cotechino. Mi è piaciuta assai.

Càlane un altro bicchiere, Cala!

By D.T.

Tocai, tocai… perchè sei tu tocai?

Guerra vinta o guerra persa? In termini di orgoglio nazionale senz’altro guerra persa, anche perchè dal punto di vista commerciale non credo ci sia mai stata una vera guerra, per l’impossibilità di confondere i due prodotti (il nostro Tocai ed il loro Tokaj). Dal punto di vista della caparbietà a mantenere alto l’onore e la qualità di un prodotto friulano di eccellenza, guerra assolutamente vinta! Anzi oso dire che siamo e saremo imbattibili.

Tipicamente inconfondibile perchè Tipicamente Friulano (utilizzando il motto lanciato qualche anno fa nella fase di difesa del vitigno): pugno di ferro nel guanto di velluto, il tocai (perchè io continuerò a chiamarlo così) rappresenta l’armonia degli eccessi. Combina un grado alcolico sempre generoso ad una acidità da corrosione; un’intensità di profumi da stordimento ad una complessità spesso inestricabile; una potenza e struttura da cazzotto nello stomaco, ad una finezza ammaliante che invoca ancora un bicchiere. Come possibile non amare un vino così, che come tutti gli amori difficili ti abbandona con un po’ di amaro(gnolo) in bocca.

Bevo Tocai da sempre. In alcune fasi storiche della mia vita ne ho bevuto con uso smodato, ma non conoscevo questo di Terre del Faet in Cormons, che non ha fatto altro che confermare le mie passioni.

d.c.

Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!?

Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome, o se non vuoi, giura che mi ami e non sarò più una Capuleti.

Solo il tuo nome è mio nemico: tu sei tu.

Che vuol dire “Montecchi”?

Non è una mano, né un piede, né un braccio, né un viso, nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome.

Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo “rosa” anche con un altro nome avrebbe il suo profumo.

 Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per quel nome che non è parte di te, prendi me stessa.

William Shakespeare

Sottigliézza.

Fonte Treccani. Vocabolo “sottigliézza” s.f. (der. di sottile). – 1 Qualità di ciò che è sottile; in senso fig., leggerezza: la s.dell’aria di montagna; acutezza, finezza … 2 Con valore concr., osservazione, questione, argomentazione eccessivamente sottile, cavillosa e sofisticata… 

Ecco la percezione principale associabile al nebbiolo valtellinese di Rainoldi (Valtellina Superiore DOCG Inferno 2014 e Sassella 2012): la sottigliezza. Il corpo è fine ed elegante: un sottile velo, tessuto di organza, che non impegna il palato per la sua corposità, ma lo affascina per la sua complessità, mai banale. Sono vini non difficili, fragranti, che sanno di montagna, anzi che hanno la sottigliezza dell’aria di montagna (…); il tutto è giocato su un equilibrio mirabile che non li fa mai sentire eccessivi in freschezza (ma l’acidità è sferzante!) nè in termini di calore (ma il volume alcoolico non è irrilevante, 13%) con una base comune di frutto rosso carnoso  (più intenso ed amarognolo nell’Inferno, che è anche sensibilmente più giovane,  più maturo, suadente e sofisticato nel Sassella).

In abbinamento odierno a sana cucina di montagna, ricca di formaggio e burro. Da abbinarsi musicalmente a “Come é profondo il mare” dell’immenso Lucio Dalla…

d.c.





La modica quantità…