CRUASE’ ALE’!

Domenica 4/6/2017 Winetopblog, quasi al completo, ha preso parte alla degustazione guidata di Metodo Classico Cruasé Docg Oltrepò Pavese nel corso della manifestazione Italia in Rosa, giunta alla sua decima edizione presso il Castello di Moniga (BS).

Complimenti al Direttore del Consorzio Valtenesi Dott. Carlo Alberto Panont per la splendida “lochescion”, mi permetto di storpiare, italianizzandola, la scrittura  di questa abusata parola inglese ormai entrata nel lessico quotidiano per indicare un luogo particolarmente ameno.

La vista del lago e delle antiche mura, giustifica da sola la partecipazione a Italia in Rosa. Ma non è tutto. La sapiente gestione permette di avere informazioni complete sulla manifestazione (un opuscolo molto esaustivo). Personalmente ho trovato la decima edizione migliorata nella selezione delle cantine partecipanti.

Conduttore dell’assaggio di sei tipi di Metodo Classico tra Rosé e Cruasé dell’Oltrepò Pavese è stato il giornalista e wineblogger Franco Ziliani che con piglio cabarettistico, fra un francesismo e l’altro, ha intrattenuto per un’oretta la divertita platea.  Sul palcoscenico gli faceva da spalla seria Emanuele Bottiroli, Direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Non ripeto i numeri sciorinati sulla produzione di uve Pinot Nero in Oltrepò, l’importanza del Pinot Nero per quella regione vinicola e le varie diatribe tra i produttori oltrepadani (chi è dentro il consorzio e chi ne è uscito, chi usa il termine cruasé e chi no) ma vado al nocciolo della degustazione descrivendo i sei assaggi a modo mio con espressioni in lingua francese comprensibili a tutti:

Tenuta il Bosco – Oltrenero Cruasé: Ça y est.

Rossetti & Scrivani – Cruasé: Comme-çi, comme-ça.

Manuelina – 145 Rosé Brut: Bravo!

Monsupello – Rosé: Super!

Roccapietra – Cruasé : Pas mal du tout.

La Versa Testarossa Rosé 2007: Mon vieux, le temps est passé.

Au revoir Monsieur Ziliani à la prochaine.

By D.T.

Ancenstrali’s Karma

In una fase storica (commerciale) ove va tanto di moda invocare il metodo “ancestrale” nel processo di spumantizzazione, io ho incontrato un vignaiolo (anzi una vignaiola) che mi ha risposto: “ma io l’ho sempre fatto così!” E non potrebbe essere diversamente per la Fattoria Cabanon, che ha fatto del simbiontico rispetto del ciclo della natura la propria filosofia di vita.

Più conosciuta per i meravigliosi rossi prodotti, comincio l’avvicinamento delle nostre chiacchiere via web alla cantina, con il vino più strano della loro poliedrica produzione.

Scende nel bicchiere vestito di un giallo carico maturo (gli ultimi bicchieri persino velati dalla massiccia presenza delle proprie fecce);  i profumi sono semplici, elementari, sa assolutamente di uva, pur non riconoscendo alcuno dei  vitigni costituenti l’assemblaggio (Pinot grigio, Sauvignon e Chardonnay), poi sensazioni di litchi bianco. E’ semplice anche al palato, di struttura leggera, ed è proprio questa leggerezza l’elemento di equilibrio tra un’acidità che non si svela mai (ma presente anche se corroborata da una effervescenza solo residuale)  ed una rotondità alcoolica che ritorna con aromi di frutta gialla matura. Lascia nella degustazione un’impronta antica.

d.c.

L’etichetta.

Visione di insieme.

La retroetichetta con i dettagli del progetto.

Panorama.