Elogio della semplicità

Oggi scrivo dell’ Azienda Agricola Tosi per lodarne la semplice oltrepadanità.

Ho avuto il piacere di conoscere qualche anno addietro Giuseppe Tosi, presentatomi da quel Roger Marchi profondo conoscitore dell’Oltrepò e del quale avete già sentito parlare nel post “Bolle Spaziali”, da allora ho sempre in cantina la Malvasia Podere Vigna del Sole e il Pinot Nero, vinificato in bianco, Podere Vigna del Moro .

Anche quest’anno a febbraio è scattato l’acquisto dei summenzionati vini.

Scrivere di un prodotto base (Igt Provincia di Pavia) non dà certo lustro e richiamo mediatico ma non è questo il mio obbiettivo.

Il mio obbiettivo è quello di farvi partecipi del fatto che ho ritrovato la semplicità del vino che bevevo negli anni ’90 quando, di rientro dagli studi pavesi, passavo con i miei famigliari da Broni per prendere quel vino mosso che nella piramide del bere è la mia base.

Da Giuseppe Tosi ho ritrovato quella tradizione interpretata in modo personale.

Ecco, parto dalla sua versione di Pinot Nero, che non subendo una chiarifica invasiva, mantiene il ricordo del colore dell’uva dal cui proviene. Colore scarico con riflessi buccia di cipolla, spuma “estroversa” dal profumo gradevole di fiori bianchi, al palato fruttato e con finale amaricante che invoglia a berne ancora. Non si cerca persistenza ma facilità di beva. “Très bien”.

La Malvasia, femminile, si presenta, invece,  gialla con riflessi dorati, spuma “estroversa”, come sopra, bollicina leggerissima, tipica, varietale, alla fine leggermente abboccata. “Cherchez la femme”.

Veri vini “glù glù“, da berne una bottiglia in scioltezza, d’accord, ma non sovente.

By D.T.

 

Meyer Fonné , Pinot Blanc Vieilles Vignes 2015. Vin d’Alsace.

Brillante, fresco, semplice, ma inneggiante alla beva, mai complessa o impegnata, ma non per questo non piacevole o appagante. Olfatto di floreale finezza, palato di conturbante leggerezza. Questo l’indelebile parte del ricordo. Ahinoi da dimenticare la vena artistica del fotografo, poco impegnato nel ritratto della testimonianza.

d.c.



Straordinario invece il ricordo del risotto che ha accompagnato il sacrificio della bottiglia: risotto al Castelmagno con nocciole delle Langhe e battuta di fassona piemontese. Il tutto servito qui…

Pietra Brox 2015- Tenuta Giardini Arimei.

Alla vista una presunzione di leggera ossidazione, visto il giallo carico, quasi dorato, con cui si presenta nel bicchiere. Forse gli effetti di una vendemmia un po’ avanzata. Ma invece i profumi sono lievi e floreali, su una nota salmastra. Entra pulito nel cavo orale, senza eccessi, sia per acidità che per alcolicità, entrambe sempre misurate. Persistenza indotta da una base di sapidità, cifra della tessitura di tutta la degustazione.

Da vitigno Biancolella. Ischia Doc. Cantina appartenente alla Galassia Muratori.

d.c.


La retroetichetta.


Il tappo di sughero ad alta tecnologia.


Il giallo oro che un po’ mi ha confuso…

Il Principe….

AMEDEO     CUSTOZA SUPERIORE D.O.C.

Grazie al mitico Tito che mi ha omaggiato di questa bottiglia dopo una sua visita in cantina, incuriosito da questo Custoza  segnalato tra i grandi vini con i tre bicchieri dal Gambero Rosso….

 

Il nome ricorda il Principe Amedeo di Savoia ed è davvero un vino da Principi…
Bianco con un grande potenziale per un buon invecchiamento, semi aromatico piacevole con un perfetto equilibrio tra frutta, tannino, alcol e acidità. Spicca la Garganega (40%) tra i vitigni che lo compongono e l’aromaticità della Fernanda 30% (clone di Cortese), Trebbianello 15% (clone di Tocai), Trebbiano Toscano 15% corposi ma neutri. Davvero una bella e buona sorpresa…

 

Andata e… ritorno.

Ripassaggio sulla Cantina Giorgi, con un prodotto, questa volta, similissimo ad uno già qui recensito un paio di mesi orsono: Pinot nero in Dosaggio Zero denominato Top Zero ma qui nella sua versione Vigna La Sacca ( e con cambio cromatico dell’etichetta…). Sboccatura leggermente più datata del precedente (dicembre 2015), prodotto fotocopia nelle sue caratteristiche principali, se non per una personale percezione di maggiore gioventù, o forse minore maturità, ed una spiccata nota olfattiva di rusticità, che non ho particolarmente apprezzato. Vino per il resto caratterizzato da puntuale correttezza e da una “leggerezza” che evidentemente ne rappresenta la cifra stilistica. Come alla visita di leva: rivedibile.

d.c.

Come nella precedente esperienza l’unico accenno al “cru” nel bollino sovrastante l’etichetta.


La retroetichetta: tutte le informazioni sono puntuali, ne rivedrei la veste grafica.


Tappo, perfetto e di alta qualità.