Il ritorno dal Franco dopo il lockdown

Era stata il 13 Febbraio l’ultima cena corale dal Franco prima della pandemia. Ora il primo ritrovo si è tenuto l’8 ottobre. Otto lunghi e duri mesi sono trascorsi fra i due eventi organizzati entro “le mura” della Trattoria il Naviglio.

Un gruppetto di produttori emiliano romagnoli (al secolo Cesare Corazza, Jacopo Giovannini e il “giovin” Giovanni Paltrinieri) ha infranto il tabù, ha esorcizzato la paura.

Ci siamo ritrovati in amicizia (nel rispetto delle norme sul distanziamento)

Vale il commento alla serata che ha rilasciato Jacopo Giovannini ed al quale vorrei dare risalto “Era da tanto tempo che volevo tornare da queste parti, è successo con imbarazzo e con rispetto per tutto quello che è stato. Come sempre il vino ha unito le persone. Emilia e Romagna e Brescia sedute a tavola. Avere ancora dell’uva appesa aiuta a capire la materia, quella che si tocca e si può capire. Averla ritrovata nel vino è sempre il più bel ricordo! “

Non voglio dar giudizi sui vini, sui cibi e sull’abbinamento cibo-vino: è stato bello solo esserci nuovamente.

By D.T.

P.S.: Comunque s’è mangiato e bevuto molto bene.

*Si ringrazia l’Editore per la gentil concessione delle immagini.

VIVA VERDI!

Conosco Paolo Verdi ormai da una quindicina di anni e forse più (la prima volta che lo incontrai fu alla Rassegna dei Vini di Casteggio nei primi anni 2000) e sono stato per lungo periodo un assiduo frequentatore della sua azienda poiché il Riesling Italico pétillant era uno dei bianchi estivi  preferiti da mio papà.

Ora le vicende della vita ci hanno un po’ allontanato ma la tappa al Vinitaly al suo stand è un obbligo annuale (covid permettendo) e se lo trovo a qualche manifestazione, per così dire minore, non mi lascio sfuggire la sosta (si veda infatti questa mio cenno al Terre d’Italia).

L’azienda agricola Bruno Verdi è a conduzione famigliare. E’ così famigliare che, all’epoca, assieme a Paolo conobbi anche la mamma e la sorella sempre presenti in cantina a Vergomberra frazione di Canneto Pavese.

Come spiega la presentazione della serata a cura dell’AIS di Brescia, “le vigne sono ubicate nelle zone più vocate alla viticoltura in Oltrepò, esattamente nella porzione collina più impervia che si situa tra i torrenti Scuropasso e Versa, a monte della città di Broni. Paolo Verdi ci ha mostrato con chiare diapositive l’ubicazione della azienda vinicola e delle vigne in particolar modo delle vigne che danno il nome al Cavariola.

I vini prodotti sono ottenuti prevalentemente da uve autoctone (come da regola AIS tutte con la lettera minuscola) tra cui prevalentemente la croatina ma anche la barbera, l’ughetta di Canneto o vespolina, l’uva rara e il riesling renano e italico benché non manchino pinot nero e chardonnay e, udite udite anche, pinot meunier di cui verrà a breve prodotta una versione in purezza con metodo classico.

Riccardo Contessa è il relatore AIS della serata e pone sul “banco degli imputati” per essere giudicati visivamente, olfattivamente e gustativamente i seguenti vini prodotti da Paolo Verdi:

  • O.P. METODO CLASSICO D.O.C.G VERGOMBERRA EXTRA BRUT 2016 (pinot Nero, chardonnay e pinot meunier): Paolo Verdi nel presentarlo afferma che la permanenza sui lieviti è stata accorciata rispetto alle precedenti annate riducendola la 42 a 36 mesi. La sboccatura è recente e il vino si fa notare per la sua freschezza. E’ un extra-brut pas dosé. Al naso la nota agrumata la fa da padrona con una percezione lieve anche di mandarino, al palato è fruttato, secco, con un finale non molto lungo ma asprigno che invoglia a berne un altro bicchiere.
  • O.P. RIESLING D.O.C. VIGNA COSTA 2018 (riesling renano 100%): Al naso la nota evoluta di idrocarburo non copre la frutta matura ma vi si affianca. Al palato si percepisce l’estremo equilibrio. La polpa del frutto è ancora ben percepibile. E’ minerale e sapido. Persistente. Se l’uva viene trattata bene in vigna e rispettata in cantina i buoni risultati si percepiscono. A titolo di esempio, ci spiega Paolo che, durante la fase prefermentativa, viene praticata la stabulazione a freddo del mosto per integrare il processo di estrazione della frazione aromatica delle uve. Forse, in my opinion, per essere un 2018 presenta già delle note terziarie in anticipo, però c’è a chi piace.
  • O.P. BONARDA D.O.C. POSSESSIONE DI VERGOMBERA 2019 (croatina 100%): Un vino materico nel colore, nell’odore nel sapore. E’ rosso violaceo, tannico, polposo. L’olfatto è pulito tutto giocato su sentori primari di frutta rossa. Si beve la fragola, la mora, il gelso rosso. La frizzantezza è contenuta ma ben percepibile e accompagna il tannino nel detergere il palato. Il tasso zuccherino è quello naturale. Un vino gastronomico perché va bevuto nell’ottica dell’accompagnamento a del cibo grasso e a base di carne di maiale: del cotechino o del salame. Mi ha talmente convinto che ne ho comprata una cassa.
  • O.P. BUTTAFUOCO D.O.C. 2019 (croatina 60%, barbera 25%, uva rara e ughetta di Canneto per la restante parte): Per rendere compatibile la croatina con la barbera viene abbassato il grado di tannicità della croatina separando il mosto dalle bucce e dai vinaccioli. I lieviti utilizzati per la fermentazione sono quelli autoctoni. La solforosa è a livelli minimi: 30 mg/l! La barbera seriosa si innesta nella paciosità della croatina. E’ un vino… vinoso. Il sentore di ciliegia è ben percepibile. Saprà dare soddisfazioni anche negli anni a venire.
  • O.P. ROSSO RISERVA D.O.C. CAVARIOLA 2016 (croatina 50%, barbera 30%, ughetta di Canneto 10%, uva rara 10%): E’ il top di gamma e lo si percepisce subito anche per un lavoro di cantina più complesso. I terreni calcarei dell’appezzamento Cavariola danno quella marcia in più alle uve che più o meno rispettano la composizione del buttafuoco. Una viva crème de cassis inonda le sensazioni olfattive. La nota di vaniglia della barrique c’è ed amplia il bouquet. Al palato si percepiscono sensazioni coerenti con i profumi arricchiti da note di cacao e cioccolata al latte. E’ ancora allappante e succoso. L’annata recente non fa esprimere le note terziarie che si svilupperanno in futuro rendendo ancor più complesso e coinvolgente il sorso.

Un plauso va alle rinnovate etichette del Vigna Costa e del Cavariola (so che deve essere stata una scelta sofferta perché la cantina è tradizionalista ma, al giorno d’oggi, l’occhio vuole la sua parte).

Ora che Paolo Verdi è stato all’AIS di Brescia non potrò più chiedergli come declamava Giorgio Bracardi nei suoi spettacoli con Arbore e Boncompagni “perché non sei venuto? Tin!”

By D.T.

L’UGIVI A FRASCATI È IN PRESENZA

Il 26 di settembre in quel di Frascati, grazie all’iniziativa dell’Avv. Floriana Risuglia, dei soci di Roma e del Presidente Avv. Stefano Dindo, è stato organizzato l’incontro di studio dal titolo “Il mondo del vino dopo la pandemia da corona virus: aspetti gius-economici”. A conclusione del convegno si è poi tenuta l’Assemblea annuale dei soci.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la disponibilità del Sig. Sindaco del Comune di Frascati, Avv. Roberto Mastrosanti, e del locale Consorzio tutela delle denominazioni vini Frascati, rappresentato dal Consigliere del Consorzio, l’enologo Lorenzo Costantini, che hanno messo a disposizione le grandi aule presso le Scuderie Aldobrandini in grado di consentire la celebrazione prima del convegno e poi dell’assemblea nel rispetto delle norme di sicurezza in materia di Covid-19.

Una fortuna, visto che ci eravamo lasciati a maggio con un “vinebinar” e visto che molte iniziative già calendarizzate sono state annullate causa pandemia.

Senza entrare nel merito delle questioni brillantemente trattate dai relatori, anche perché saranno presto disponibili sul sito internet della Unione dei Giuristi della Vite e del Vino, che invito per ciò a visitare, quello che preme mettere sotto la lente d’ingrandimento di questo blog è stato il piacevole intermezzo organizzato dal Consorzio di tutela dei Vini Frascati che si è tenuto fra i due momenti lavorativi.

Il sig. Oreste Molinari, imprenditore gastronomico, vignaiolo e consigliere del Consorzio ha fatto da Anfitrione con competenza e disponibilità.

Due brevi parole sul Consorzio che tutela i vini di Frascati. È attivo dal 1949 ed è ora presieduto dal Sig. Felice Gasperini. Quest’anno la Doc Frascati ha compiuto i 54 anni mentre la Docg ne ha compiuti 9. Una delle prime Doc d’Italia contestualmente all’Est!! Est!! Est!! di Montefiascone, prima ancora della Vernaccia di San Gimignano.

Il sig. Molinari ha voluto sottolineare la rinascita del Frascati quale vino che rappresenta una storia millenaria, un “terroir” unico, ricco e vitale.

In degustazione sono state portate tutte le versioni del Frascati dallo spumante, al fermo (sia secco sia dolce).

Per essere più precisi occorre fare due parole sul vino Frascati perché prende il nome non da un’uva ma da un luogo. Le uve utilizzate per la produzione del Frascati sono: la Malvasia del Lazio o Puntinata, la Malvasia di Candia, il Trebbiano Giallo, il Trebbiano Toscano, il Bombino Bianco e il Bellone.

Tre sono le denominazioni: Frascati DOC, Frascati Superire DOCG, Cannellino di Frascati DOCG.

I vini serviti sono stati i seguenti: Conte Zandotti Frascati DOC Brut 2018; Cantine San Marco Frascati DOC Brut 2018; Vitus Vini, Auranova, Frascati Doc 2018; De’ Notari Frascati Superiore DOCG 2018; Cantina Villa Franca Riserva Frascati Superiore DOCG 2018; Conte Zandotti Frascati Superiore DOCG 2018; Villa Simone, Villa dei Preti, Frascati Superiore DOCG, 2018; Minardi, Cannellino di Frascati DOCG, 2018; Poggio le Volpi, Cannellino di Frascati DOCG, 2018;

Ho potuto apprezzare una precisione realizzativa notevole nei Frascati assaggiati. Però non posso non tacere che alcuni mi sono piaciuti più di altri, in my opinion.

Ho ritenuto di particolare piacevolezza il Frascati Auranova 2018 prodotto da Vitus Vini con Malvasia Puntinata e Malvasia di Candia, per la facilità di beva che non va confusa con banalità. La freschezza, il titolo alcoolico non eccessivo lo rendono particolarmente adatto come vino da pasto quotidiano da abbinare ai piatti della tradizione romana. Un vino franco. Non è passata inosservata la nota vulcanica al naso che a mio avviso è stato il graffio che me l’ha fatto rimanere impresso e che mi ha descritto il territorio. Non da ultimo mi ha colpito il packaging: la scelta della bottiglia borgognotta l’ha contraddistinto fra tutte le altre bottiglie bordolesi. Etichetta senza fronzoli come il vino. Mi ha coinvolto, infine, la storia che sta dietro Vitus Vini: è una cooperativa in cui si sono uniti una quarantina di vignaioli tuscolani per valorizzare il Frascati ripartendo dalle sue origini.

Il Villa dei Preti, Frascati Superiore DOCG, 2018 di Villa Simone è invece più impegnativo (assemblaggio di Malvasia del Lazio, Malvasia di Candia e Grechetto ) e assurge a vino che può competere con altri bianchi del centro Italia un nome non a caso il Verdicchio marchigiano. Floreale all’olfattazione e ricco al palato, sapido e strutturato finisce elegantemente agrumato cosa che lo rende abbinabile a piatti di pesce. Caldo per il tenore alcoolico di 13,5°. Persistente senza stufare. Ottimo equilibrio.

Infine, il Poggio le Volpi, Cannellino di Frascati da uve Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio e Trebbiano. Ammalia per il colore dorato. All’olfatto presenta note di albicocca e frutti tropicali senza però cedere a facile zuccherosità. Mi è piaciuto perchè è dolce ma al contempo sapido. Ho voluto abbinarlo all’originale ricotta con la gelatina di vino servita come amuse-bouche. Bella accoppiata.

Questo momento associativo durante l’“annus horribilis” 2020 è stato come dicono i giovani “tanta roba”.

By D.T.

P.S. Un vivo ringraziamento al sig. Molinari che ha cortesemente risposto alle mie domande un po’ scomode, manifestando grande pazienza nei miei confronti.

VIGNE OLCRU – VINO, PROGETTUALITA’ E INNOVAZIONE

La partnership con 5 università perseguendo sperimentazione e ricerca. Un progetto di neuro-marketing con la possibilità di sottoporsi a una analisi emozionale grazie a una sofisticata “Poltrona sensoriale”. La collaborazione con scuole alberghiere e istituti agrari per offrire agli studenti l’opportunità di un percorso formativo dalla teoria alla pratica in cantina, grazie al progetto “Vinifichiamo insieme, dalla vigna al vino”. Una vera e propria accademia sul terroir e la possibilità di scoprire e conoscere centinaia di aromi del vino grazie alla presenza di una banca aromatica, creando il ricordo dei sentori da ritrovare poi nel bicchiere. Un piano di ecosostenibilità a 360°, che vede l’utilizzo di moderni strumenti per la riduzione e il riciclo delle emissioni di Co2, l’impiego di materiali ecocompatibili e la partecipazione al “Progetto Vino” che consente di salvaguardare uccelli in via d’estinzione preservando la biodiversità del territorio.  La presenza di stazioni meteo connesse fra loro che permette una gestione ridotta dei fitosanitari utilizzati solo all’occorrenza e non a calendari in modo preventivo. Siamo da Vigne Olcru, immersi tra i vigneti di Santa Maria della Versa nel cuore dell’Oltrepò Pavese. Grazie a un importante investimento della famiglia Brambilla nel 2013 viene inaugurata questa avveniristica e innovativa cantina volta alla valorizzazione del Pinot Nero. Ci troviamo infatti nell’area più estesa d’Italia – terza in Europa – per la coltivazione di questo nobile vitigno. Qui si vanta anche una lunga tradizione di spumantizzazione con Metodo Classico di cui si hanno tracce sin dal 1870. E così, il simbolo della cantina non poteva che essere la croce Benedettina, in ossequio ai monaci che coltivavano il Pinot Nero all’interno dei loro conventi e l’incisivo nome Olcru, un omaggio a zona e vitigno (“Ol” è riferito ad Oltrepò mentre la denominazione “cru” è una dedica al Pinot Nero). Passeggiamo nei 29 ettari vitati in cui troviamo oltre a 40 diversi cloni di Pinot Nero anche Chardonnay, Moscato, Croatina e Barbera poi ancora, in minor quantità, Uva Rara, Vespolina, Dolcetto, Nebbiolo e Moradella destinati all’assemblaggio del No’ singolare blend di casa Olcru. Interessante la parte di vigneto adiacente la cantina in cui possiamo vedere sul campo, a scopo didattico, le diverse forme di allevamento della vite. In zona anche i filari “intitolati” ad associazioni private e istituti scolastici per la produzione in loco, nell’area adibita ad accademia, del “proprio vino” che troveremo poi ad affinare nelle barrique sempre in “affitto”. Entriamo nell’imponente struttura, dotata di attrezzature all’avanguardia. Sulle pareti gli schemi esplicativi della costante mappatura dei vigneti, grazie al monitoraggio satellitare, così da poter valutare le curve di maturazione e di effettuare gestioni agronomiche in base alla vigoria delle piante, senza tralasciare lo studio del sughero e dei tappi da destinare alla presa di spuma del Metodo Classico. Ci immergiamo poi nella barricaia in cui non poteva mancare lo studio dei diversi legni utilizzati e dove è possibile ammirare la collezione di storici Jeroboam di Metodo Classico (dal 1985 al 1991). Saliamo nella parte alta della struttura dove troviamo un elegante e sofisticato wineshop che ospita una semipermanete di arte moderna. Ancora più su scopriamo la panoramica sala di degustazione, una maestosa terrazza sulla splendida cornice dei colli dell’Oltrepò. Insomma, una vera e propria fucina di stile, progetti e innovazione ma anche tanta sostanza: sono circa 200 mila le bottiglie prodotte all’anno. Assaggiamo allora qualche Pinot Nero, iniziando dalle bollicine Metodo Classico tutte rigorosamente nature e millesimate. Partiamo dal Virtus Pas Dosè 2016: 85% di Pinot Nero e 15% di Chardonnay che dopo 30 mesi sui lieviti si presenta paglierino intenso dal vigoroso perlage. Tanta polpa a cui non manca la croccantezza. Intrigante beva dal taglio attuale. Proseguiamo con il Victoria Pas Dosè 2016 elegante rosè 100% Pinot Nero, sempre affinato 30 mesi. Affascinante il rosa retrò di fine bollicina. Affilati effluvi di frutto rosso, fragoline di bosco e ribes, poi avvolgente pan brioches. Bella e decisa interpretazione. Avanti con il Verve Pas Dosè 2014 sempre Pinot in purezza ma vinificato in bianco. Occhieggiano riflessi dorati nell’intensa effervescenza. I 50 mesi sui lieviti portano in dote una coinvolgente complessità aromatica che esala sentori agrumati e note di miele su crosta di pane. Beva importante che merita il giusto accompagnamento culinario. Passiamo alle due versioni in rosso. Da prima l’Enigma Nero, affinato esclusivamente in acciaio che assaggiamo nella versione 2018. Interpretazione decisamente contemporanea, di tendenza (permettetemi di dire) “alto altesina”.  Lucente e vivace carminio, esprime note di sottobosco e ciliegia accompagnate da lieve speziatura. Sorso preciso di immediata freschezza aromatica. Chiudiamo con il Coppiere Nero annata 2017. Riposa 20 mesi in barrique di rovere francese. Nobile rosso rubino dal raffinato bouquet dove il ribes è inseguito da liquirizia e cacao in cui poi entrano balsamico, confettura di mirtilli e l’immancabile pepe nero. Sorso morbido e intenso dai garbati tannini. Di lunga e piacevole persistenza. In attesa di assaggiare il resto della produzione…..non ci resta che dire: “e W e W il Pinot Nero!!”

Un ringraziamento a Fabio Mondini referente commerciale di Olcru oltre che caro amico e a Massimiliano Brambilla galante padrone di casa, che ci hanno accompagnato nella visita di questa progettuale e innovativa cantina. Al prossimo bicchiere insieme!! (uno solo?…..)

R.R.