Franciacorta…I love you. Prima puntata.

Avrete capito che ho dei gusti strani, si…mi piacciono i vini strani, ma solo quelli che mi sanno raccontare qualche cosa. Ed è il caso del Franciacorta che andrò a svelarvi. Strano? Un pochino si, tanto da considerarlo un esperimento: prodotto presso gli ottimi Majolini, con cantina in Ome, un Brut  Blanc de noir da sole uve di pinot nero, da un solo cru (per il quale il mito racconterebbe l’affioramento di una stratificazione di gesso… Come se fossimo a Mesnil sur l’Oger… Sinceramente però non ho mai visto terreni poi così bianchi…). L’ho tenuto, come mia abitudine, un po’ in cantina ad affinarsi: mi piace “stressare” il prodotto, se c’è qualità, questa, con un po’ di attesa, viene esaltata. L’etichetta denuncia sboccatura 2012. Raro? Ve l’ho detto che era un esperimento! Sono stato un privilegiato a godere di qualcuna delle 2.700 bottiglie prodotte. E privilegio è stato! Vino di rara finezza ed eleganza. Bellissimo alla vista, con un perlage degno di un grande champagne, olfatto giocato su delicate note agrumate tra il lime ed il bergamotto, palato tagliente, secchissimo, di persistenza infinita. Questo è un vino che amo. Amici miei, ne ho ancora 2 esemplari depositati in cantina… Vi aspetto.

d.c.

Schegge di Vini d’Autore n. 2

Dopo l’esordio sardo ci aggiriamo per i banchi d’assaggio e ci imbattiamo in un produttore che seguiamo da tempo per le sue scelte in vigna e in cantina: questi è Andrea Picchioni. Qui l’accento cambia, siamo in Lombardia, in quella parte della provincia di Pavia che si chiama Oltrepò, in quanto situata a sud (da qui Oltre) del fiume Po. Anche se alcuni cantano che “sin da Pavia si pensa al mare”, il clima e le uve cambiano rispetto a quelli insulari. Troviamo il pinot nero, la barbera, la croatina, la vespolina. Il Picchio, come amichevolmente viene soprannominato, è persona seria e ci conduce nella degustazione iniziando col Metodo Classico Profilo 2000 proseguendo poi con la Bonarda Luogo dei Ronchi 2015 per concludere con il Buttafuoco Luogo della Cerasa 2015. L’esordio è importante con il metodo classico Profilo 2000, da uve pinot nero all’85 %, sboccatura 2016 spumante complesso al naso con nitidi sentori di miele, bollicina finissima ed elevata persistenza in bocca. Poi la Bonarda, vivace, direi tipica, vinosa, tannica e leggermente allappante, persistente (ah, come si accompagnerebbe bene ad una fettina di cotechino caldo!). Sarà anche una bonarda “imperfetta” ma ci piace molto. Si conclude con il Buttafuoco, direte voi da uve buttafuoco e invece no, è un blend di tre componenti la croatina, la barbera e la vespolina in percentuali variabili a seconda dell’annata. A nostro avviso un bell’esempio di vino-frutto in cui la mora la fa da padrona, persistente. Molto bene.

In conclusione: il Picchio batte forte, sempre.

d.t.

Azienda agricola Picchioni Andrea Frazione Campo Noce 4, 27044 Canneto Pavese (PV) Tel +39.0385.262139 – Fax +39.0385.262040

Schegge di Vini d’Autore

Vini d’autore – Terre d’Italia è la manifestazione enologica, curata da Acquabuona, periodico di cultura enogastronomica, e si tiene in Versilia solitamente intorno alla metà di maggio. La Kermesse giunge alla sua quarta edizione e succede nel tempo al più longevo Terre di Toscana.

L’Acquabuona propone al pubblico di operatori del settore e di semplici appassionati un’ampia selezione di “maisons” provenienti dalle diverse regioni italiane.

Quest’anno, col patrocinio del Comune di Camaiore, la manifestazione si è tenuta dal 15 al 16 maggio presso l’UNA Hotel di Lido di Camaiore, sovvertendo la tradizione che la vedeva collocata all’interno del Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta.

Winetopblog non poteva mancare al ghiotto appuntamento.

La domenica versiliese si presenta da subito soleggiata e ventosa. E’ parso naturale cominciare da una regione che fa del sole e del vento la propria caratteristica: la Sardegna.

I sardi sono gente per bene profondamente legata alle tradizioni e da un vino tradizionale comincia la nostra degustazione dei prodotti della cantina Mura: il Vermentino di Gallura che viene proposto sia nella versione Vermentino di Gallura Cheremi 2015 sia nella versione Vermentino di Gallura Superiore Sienda 2015. Che fresca aromaticità il Cheremi! Note di uva e fiori bianchi con una bella persistenza e chiusura agrumata.  Il Sienda, ricavato da uve provenienti da vigne di quarant’anni, Si pone al naso più complesso e minerale con un finale minerale. La nostra degustazione si conclude col Cannonau di Sardegna Cortes 2014: un rosso gentile, adatto anche all’abbinamento col pesce in umido, dal tannino giovane, vellutato, piacevole.

Le nuove etichette denotano attenzione al packaging in linea con qualità del contenuto della bottiglia.

Di sicuro si meritano una visita in cantina, aiò!

d.t.

Azienda Vitivinicola Mura
Località Azzanidò
07020 Loiri-Porto San Paolo – 
Tel/Fax: +39 0789 41070

 

È stato il vino dei padri a farci rincontrare.

imageNon ho mai fatto mistero che fu il Gattinara di Travaglini, per il tramite di una qualche vendemmia antica, ha palesarmi la mia inguaribile nebbiolo dipendenza: non l’austero Barolo o l’elegante Barbaresco, che pur amo visceralmente, e nemmeno l’eroico valtellinese, che mi commuove tutte le volte al suo assaggio, bensì il fresco, ed a volte un po’ rustico vino che viene dal piccolo Comune su cui cala l’ombra dell’imponente Monte Rosa. Che cosa mi ha mai dato di più? Credo in realtà nulla, se non una, appunto, antica emozione intellettuale e contadina.

Ed incredibilmente ieri la degustazione di ben 7 diversi “nebbioli” di Travaglini organizzata dalla delegazione Ais di Brescia, mi ha concesso una ulteriore nuova emozione legata al reincontro conviviale con vecchie amicizie che da tempo non vedevo, ed a cui sono legato da genuino affetto.

Ed il vino? Managgia!!!!! Mi ha proprio deluso. Non ho ahimè ritrovato quella vibrante emozione che faceva scuotere le mie corde…Segno del mio precoce invecchiamento? Abitudine alla beva di qualità? Stanchezza? Le tengo valide tutte, ma la mia nebbiolo dipendenza ha avuto ieri sera un cedimento. Intendiamoci: tutti i vini, compreso il nebbiolo “base”, erano più che corretti se non addirittura di pregevole fattura, ma tutti privi di quel daimon che ricerco con ansia nel “campione”. Anzi mi sono ritrovato con un dubbio in più (di facile lettura): i vini con 5/6 anni di invecchiamento sono apparsi assolutamente più evoluti, con sviluppate note terziarie, rispetto alle riserve di oltre 10 anni (al palato assolutamente giovanili e fresche); capisco il mercato e la necessità di liberare le cantine, ma dov’è finita la poesia di stappare un nebbiolo di numerosi lustri (che poi sono quelli che piacciono a me)?

A mio profano giudizio: notevole il Gattinara riserva 2010, punto interrogativo per le tanto blasonate riserve 2006 e 2005 (evolveranno bene o rimarranno delle eterne gioventù incompiute, decadendo immediatamente con la futura ossidazione?). Deludente (anche un bel po’) “Il Sogno” 2010: un po’ Sfursat ed un po’ Amarone ma senza carattere e convinzione della propria identità.

d.c.

Fama e sorpresa

Celeberrimo il cru di Corvina veronese da cui gli ancora più famosi Allegrini producono un vino oramai passato nella leggenda ossia La Poja. Oggi ho avuto la fortuna di aprire un esemplare del 2006, figlio di un’annata importante. E la nobiltà della vendemmia è tutta riscontrabile nel bicchiere: vino importante e complessissimo fin dall’olfatto giocato su note terziarie travolgenti tra cuoio, tabacco e prugna disidratata. Al palato fine ed elegante, mai troppo invasivo, ancora di puntuale freschezza.

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E poi divertirsi a cercare tra le cataste di bottiglie qualcosa che possa assomigliare, per provare un confronto: Igt 2006 La Poja vs Igt Corvina Veronese 2011 di David Sterza. Apparentemente imparagonabili (anche in punto di prezzo) rincorro il paradosso… E mi azzardo a far seguire il più giovane (e minimamente titolato) alla celebrità! Inchiostro alla vista, meno consistente nella rotazione del bicchiere rispetto al decano: sottotono l’aspetto olfattivo in tema di intensità ma i profumi sono eleganti e giocati su note di frutta dolce scura. In bocca… La sorpresa! Gradevolezza di altissimo livello, rotondo, freschissimo, tannino già setoso, di persistenza infinita. Evidentemente da tenere con tranquillità in affinamento per qualche anno ancora.  Bottiglia che se ricordo bene viene a casa con voi con meno di 10 eur.

 

 

Riserva o non riserva?

imageMa che fine hanno fatto le “Riserve” in Franciacorta? Attendendo dì trovarne una sul mio cammino oggi mi sono dedicato ad una riserva in pectore ossia un millesimo di Ronco Calino del 2009: prodotto da uve 65% chardonnay e 35% Pinot nero  coltivate nel bellissimo anfiteatro morenico vicino alla cantina di Cazzago San Martino. La bottiglia affrontata viene segnalata nel lotto di sboccatura settembre 2015. Semplicemente “bello”: in tutte le sue caratteristiche. Giallo paglierino già con riflessi dorati, perlato da infinite effervescenze finissime. Olfatto di suprema eleganza, di ispirazione fin troppo champagneggiante (…). Eleganza che si ritrova al palato accompagnata da una persistenza notevole tutta giocata tra una freschezza tagliente ed un frutto giallo ed agrumato. Oggi perfetto, ma forse riuscirà a superare facilmente ancora qualche anno in cantina. Interessante il fatto che il cantiniere di Ronco Calino annunci un 2010 ancora più interessante.

In attesa che i miei compari mi raccontino Vinitaly 2016…

É da tempo che sostengo la via del “non dosato” o come direbbero i maestri francesi “nature” per i nostri Franciacorta, tanto da averne riempito con qualche decina di bottiglie la mia cantina. E proprio nell’assenza di liqueur vado a ricercare tirage più datati, convinto che qualche anno in bottiglia aiuti all’espressione di massima qualità, qualora presente, ed alla massima rappresentazione del frutto, troppo spesso coperto dalle tendenze acidule molto di moda anche oltralpe e molto invasive in vicinanza della sboccatura.

Da tempo accatastata e nascosta tra simili,  ieri mi è ricomparso questo Dosaggio zero, millesimo 2009 con sboccatura luglio 2013 da sole uve chardonnay. Prodotto dalla cantina Le Quattro Terre.  Elegante nei profumi, corretto e pulito al palato, ammorbidito da un frutto maturo a polpa gialla. Tagliente, ma al punto giusto.  Bottiglia finita in pochi minuti nonostante i bicchieri da riempire fossero solo tre.image