Brut 2010. Ronco Calino. Franciacorta

Vabbè… avete ragione… sempre la solita! Ma è l’ultima bottiglia del millesimo 2010 che dimorava nelle segrete del Tito..mi sarebbe dispiaciuto non ricordarla nel nostro cahier de doléances… e per cui cercherò di trattarne, astenendomi da ogni forma di giudizio.

Il giallo, alla vista, comincia ad assumere toni carichi, ma lo spettac…. ops… ma l’occhio è attirato dalla catena infinita di bollicine finissime. Intensa maturità al naso, dove la frutta è dolce e succosa, e dove anche qui il colore dominante è il giallo. Giusto equilibrio in bocca tra un’acidità ancora ben presente, una dolcezza da frutta matura ed una morbidezza alcolica che traspare a pennellate. Il ricordo della polpa di ananas e di un gheriglio di noce accompagnano l’uscita del vino dal cavo orale e… dalla vostra cantina!

Ora AVANTI con i nuovi millesimi!!!!

d.c.

Buio Buio Riserva 2016. Mesa. Carignano del Sulcis doc

Il proceddu che abbrustolisce attorno al suo spiedo nell’aia del tipico furriadroxu. Profumi e sapori antichi che inebriano l’aria e riempiono lo spazio ed il tempo. Ed allora, alla cucina di terra non potevamo che abbinare il vino della tradizione della Sardegna del Sud.

La frutta dolce, nera e matura affiora al naso, seguita immediatamente dalle foglie di tabacco. Il vino è corposo, carico di glicerina, impenetrabile come l’inchiostro, ma i profumi freschi ed una nota di lontana rusticità lo alleggeriscono. In bocca l’importante componente alcolica non riesce a sopraffare la struttura acido/sapida che conduce la beva, mantenendola sempre piacevole e dissetante. Ritornano aromi di sottobosco e di macchia mediterranea, con una chiusura lunghissima salata.

d.c.

IL SENSO DI CARLO PER IL ROSATO

 
PRODUTTORE: LE VIGNE DI SAN PIETRO
NOME DEL VINO: VERONA ROSATO IGT “CORDEROSA”.
ANNATA: 2017
PAESE: ITALIA
REGIONE:  VENETO
AREA VITIVINICOLA: CUSTOZA 
TIPOLOGIA: VINO ROSATO FERMO
UVE: CORVINA, RONDINELLA, MERLOT 
GRADO ALCOOLICO: 13%
NOTE PERSONALI: Martedì 3 settembre, su iniziativa di un mio amico, ho fatto un giro per Custoza con gran finale a Valeggio sul Mincio per degustare, come fa figo dire oggi, i famosi tortellini. Già vi avevo accennato de Le vigne di San Pietro in un precedete post sul Custoza di Cavalchina. Ora ve ne parlo un po’ più diffusamente. Per me è stato un tuffo nel passato ritornare dal signor Carlo Nerozzi. Venivo da lui agli inizi degli anni duemila ancora con mio papà ad acquistare il suo Custoza. Varchiamo in macchina l’ingresso della azienda vinicola e attraversiamo il viale di accesso sotto il pergolato di viti con l’uva ancora pendente. Siamo verso il tramonto e l’immagine è idilliaca. Troviamo fortunatamente Carlo, cosa non scontata, avendo noi improvvisato la visita. Grazie alla sua affabilità abbiamo passato una oretta in amichevole relax, assaggiando i vini freschi, ancora estivi: il Custoza, il Bardolino rosato e rosso. Ora descrivervi il suo Custoza mi renderebbe ripetitivo sull’argomento mentre il rosso evoca periodi dell’anno più freddi, preferisco scrivere due righette sul suo elegante rosato in tinta con lo splendido orizzonte*.  Il colore è rosa tendente all’arancione con sfumature ramate visto il millesimo. Al naso si percepiscono i frutti di bosco rossi non la mora ma il lampone, la fragolina, il ribes. Al palato si apprezzano la sapidità e l’acidità ammaestrata anche dal tempo. Il gusto è in “continuum” con le sensazioni olfattive cui si aggiunge una nota finale che richiama la pèsca. Immediatezza e facilità di beva sono obbiettivi pienamente e sapientemente ottenuti con la vinificazione in acciaio, la breve permanenza sulle bucce, la macerazione a temperatura controllata. Il bâtonnage praticato con mescolatori ad elica consente l’ottenimento di una struttura ben definita.
Un vivo ringraziamento a Carlo anche per l’indicazione del ristorante dove si è conclusa degnamente la scampagnata.
By D.T.
* Sorseggiare del vino con questo tramonto non ha prezzo

Mamuthone 2016. Giuseppe Sedilesu. Cannonau di Sardegna doc

Mammamia che emozione avvicinare il naso al bicchiere di questo straordinario Cannonau: la vera percezione è antica, quasi esoterica. In quei profumi c’è tutto, soprattutto i tuoi brividi. Delicati ed intensi, dapprima su note di frutta scura, non maturissima, per poi avvicinare il tabacco, il caffè, la polvere di cacao. E tu rimani lì, inebetito, ad ascoltare parole e storie antiche, di un tempo e di un luogo oramai dimenticato. È incredibile la poesia che inebria i tuoi sensi, e la tua anima. Poi entra in bocca con solenne eleganza, quasi in un atto liturgico e celebrativo. L’acidità è misurata; il tannino lieve e levigato; il corpo sottile, nobile ma avvolgente come una stola di organza. Tornano note di un frutto, qui già maturo, e di cuoio, che ti accompagnano per interi minuti. Immenso.

d.c.

Giunco 2018. Mesa. Vermentino di Sardegna doc.

Vermentino proveniente dal Sud della Sardegna, da quella terra arida e bianca, arsa dal sole infuocato e battuto ora dal Maestrale ora dallo Scirocco. E la difficoltà della vite si ritrova nel vino: scorbutico, duro, persino verde, meraviglioso… I profumi sanno di grande freschezza e gioventù, dalle erbe aromatiche ad agrumi verdastri. In bocca è pura elettricità, una scarica di energia vigorosa: una torpedine! La freschezza è tale che mai immagineresti il volume alcolico indicato in etichetta; e rimane intatta sulle papille per molti secondi, lasciando poi lo spazio ad una piacevole nota salina che permette un perfetto abbinamento a piatti di crudità di pesce.

d.c.

Karmis cuvée 2018. Contini. Tharros Igt

Le misteriose uve autoctone, componenti la cuvée, non sono altro che la Vernaccia di Oristano (questa volta vinificata in versione “liscia” ossia senza flor) ed il Vermentino.

È un monumento all’estate, dal colore che assomiglia ad un estratto del sole di mezzogiorno, ai profumi intensissimi di fiori gialli e di frutta gialla, al gusto caldo e ricco di dolcezza fruttata. Vino giocato interamente sull’intensità, portata a livelli difficilmente duplicabili. Si perde un po’ la matrice delle basi “originarie” (la Vernaccia solo raramente traspare al naso con qualche aroma candito), ma il vino indubbiamente stupisce. Abbinamento non immediato: avvicinato a diversi piatti di pesce, forse emerge prepotente come aperitivo accompagnato da qualche amuse bouche marino.

d.c.

Vermentino 2018. Guado al Tasso. Antinori. Bolgheri doc

Credo che il Vermentino sia l’unica uva a bacca bianca coltivata, da Antinori, nella piana bolgherese di Guado al Tasso: lascio ai prossimi curiosi visitatori la verifica. Verdognolo alla vista; i profumi sono freschissimi e improntati su scie floreali bianche, forse su tutte il biancospino. Solo al leggero riscaldamento del vino affiora un po’ di pesca ed un goccio d’aranciata. In bocca però, dove ti aspetteresti pari freschezza, la prima sensazione è di calore, pur di fronte ad un volume alcolico nella norma, un po’ coprente e mai in equilibrio con la freschezza, che in un vino così sarebbe assolutamente preferita. Bella, in chiusura, la sapidità che permea la bocca.

d.c.

Vignadangelo 2018. Mastroberardino. Greco di Tufo docg

Che avessimo una sete atavica, non vi era alcun dubbio: dopo aver navigato l’intera giornata sotto il sole con il mitico Candelluva II, ed essere approdati in rada a Punta Chiappa, l’unica cosa che si desiderava veramente era di portare ristoro alle fauci infuocate. Ed infatti poco sono durate le tre bottiglie di Vignadangelo (pur considerando che tra minori ed infortunati chi poi bevesse erano solo in tre…).

Giovanile alla vista ed all’olfatto, con un gradito emergere di albicocca e pesca, ma anche di tenui erbe aromatiche che contraddistinguono la nobiltà della divina bevanda. In bocca prima arriva la sensazione di morbidezza per poi strutturarsi con note più dure, uscendo dal cavo orale con un’impronta salina.

d.c.

Ronco Calino Brut. Franciacorta Docg

… e poi non sono oggettivo! Ho un debole per questa cantina, e per la strenua e continua ricerca di qualità che affiora da tutti i loro prodotti. E per cui, dal momento che non sono oggettivo, non vi parlerò di questo straordinario Brut! Si… perché è quella gamma che una volta si chiamava “base”, ma che in realtà è il vero termometro e prova di chi lavora sempre bene, dalla “base” alla Riserva Millesimata Extra Brut Turbo Esse etc.etc. Nel bicchiere è pura eleganza, di un giallo abbastanza carico e solcato da un perlage nobilissimo. Gli zuccheri sono pochi, lo si può già percepire al naso, dove la frutta gialla è croccante, accompagnata da tanta frutta secca. Ma è la straordinaria correttezza in bocca che ti fa innamorare del vino, giocato su un equilibrio bilanciato tra l’imponente durezza acida ed una rotondità palatale che non diventa mai morbidezza. Ma non fa niente… lasciate stare… io non sono oggettivo!

d.c.

ANSONICA… ELBANA E NAPOLEONICA

 

PRODUTTORE: CECILIA
NOME DEL VINO: ANSONICA 
ANNATA: 2018
PAESE: ITALIA
REGIONE:  TOSCANA 
AREA VITIVINICOLA: ELBA
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: ANSONICA 85%, ALTRE UVE (CHARDONNAY E INCROCIO MANZONI) 15%
GRADO ALCOOLICO: 13%

NOTE PERSONALI: Il 15 agosto di quest’anno ricorre il 250* anniversario della nascita di Napoleone Bonaparte. Mi trovo a trascorrere le vacanze sull’isola d’Elba in particolare a San Piero in Campo  dove dimorò anche l’Imperatore nel maggio del 1814. Napoleone fu esiliato all’Elba dopo la battaglia di Lipsia (1813) e il trattato di Fontainbleau (1814). Approdato sull’isola il 4 maggio 1814, lui che beveva solo Chambertin, fu ammaliato dall’Aleatico passito. Durante l’esilio durato un solo anno, pare avesse affermato che  “gli abitanti dell’isola d’Elba sono forti e sani perché il vino dell’isola dà forza e salute”. E se lo dice lui bisogna approfittare di questo “ricostituente”.

La trattoria  Cacio e Vino a San Piero in Campo propone un’ampia lista di vini elbani fra i quali scelgo l’Ansonica di Cecilia. All’occhio è giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si sente lo iodio che avvolge le note di frutta tropicale. In bocca un’onda salina investe il  palato tanto che la salivazione è copiosa. L’alcolicità si percepisce ma è bilanciata dal corpo (lo Chardonnay e l’Incrocio Manzoni vengono in supporto). Il finale è fresco e fruttato (ananasso). Pulizia e piacevolezza di beva concludono l’ensamble gustativo. La freschezza e l’integrità dei profumi sono conseguenza di una lavorazione attenta e direi di impostazione nordica. La vinificazione in acciaio a temperatura controllata, la breve macerazione delle bucce e i lieviti selezionati sono gli strumenti tecnici attraverso i quali viene ottenuto questo piacevole vino. Viste le caratteristiche spiccatamente isolane, l’ho accompagnato con del pesce. Da ultimo bella l’etichetta.

Lasciatemi concludere con una battuta:  se questo post non vi è piaciuto tutto, mi auguro almeno… in Bonaparte!

By D.T.