FASE DUE

PRODUTTORE: FRATELLI BERLUCCHI

NOME DEL VINO: FRECCIANERA NATURE

ANNATA: 2014

PAESE: ITALIA

REGIONE: LOMBARDIA

AREA VITIVINICOLA: FRANCIACORTA

TIPOLOGIA: SPUMANTE METODO CLASSICO – NATURE (residuo zuccherino 2 g/l)

UVA: CHARDONNAY 85%, PINOT NERO 15%

GRADO ALCOOLICO: 12,5%

NOTE PERSONALI: Inauguro questa c.d. “fase due” dell’era coronavirus con un classico, per me, delle bollicine di Franciacorta. Andavo con la mia famiglia ancora negli anni ’80 presso la cantina dei Fratelli Berlucchi essendo uno dei loro componenti amico e collega paterno.

La Signora Maria Pia Berlucchi è un mito vivente del vino ed in particolare dello spumante che all’epoca si poteva chiamare metodo “champenoise” mentre ora è diventato “classico”. Di allora mi ricordo ancora quando una sera di novembre varcammo la soglia della cantina con amici provenienti dalla Toscana. Il grande portone in legno prannunciava le botti di vino ed una bevuta, che ora chiameremmo degustazione, da ricordare.

Venendo ai giorni nostri una lodevole comunicazione* ha saputo veicolare il messaggio della “delivery” a casa delle bottiglie visto che non si può al momento accedere alla cantina. Quindi, anche per la curiosità di vedersi recapitare a casa qualcosa in un momento in cui tutto è chiuso, ho ordinato una cassa di bottiglie.

La linea di Franciacorta denominata Freccianera si articola in 4 distinti prodotti Brut, Rosa, Satèn e Nature. Per mio gusto personale ho prediletto il Nature poiché la versione pas-dosé o dosaggio zero, che dir si voglia, mi piacerebbe diventasse la cifra stilistica del Franciacorta.

Passando all’assaggio casalingo, ça va sans dire, il botto del tappo ha voluto significare che il peggio ce lo siamo lasciato alle spalle. Il vino scende crepitante nel bicchiere e forma una ricca schiuma bianca che si dissolve in una musicale effervescenza. Il pérlage è fitto e persistente. La bolla è fine. Il colore è paglierino con riflessi verdognoli. All’olfatto è pulito, immediato, con sentori di crosta di pane, burro salato, fiori bianchi e una sottile nota verde che lo vedrebbe ben abbinato ad un piatto di risotto agli asparagi (il convento tuttavia passa un risotto alla zucca). Al palato è, con termine moderno, croccante, fresco, sapido, con un bel finale secco che fa serrare il palato e invoglia a riempire un altro bicchiere.
Macché lasciar le bottiglie in cantina! Nessuna remora, son bottiglie da bere e che sian di buon auspicio.

Long live the Queen, lunga vita alla Signora Maria Pia Berlucchi!

By D.T.


* Si ringrazia la sig.ra Emanuela per la disponibilità dimostrata. Contributo fotografico a cura di R. R.

Stramonia 2007. Cascina Belmonte. Benaco Bresciano Igt

Ti ricordi Editore? Ti ricordi che ciocca quella sera a Muscoline? Proviene dal bottino di quella visita la bottiglia di oggi.

Il rosso porpora molto scuro comincia ad ombreggiarsi con toni granati. I profumi si alternano tra frutta rossa matura, netta la prugna disidratata, e sbuffi terziari, e forse, tra questi, una nota di cenere. Mai comunque tendenze varietali derivanti dal Merlot ovvero dal Cabernet. In bocca arriva immediatamente la sensazione di calore alcolico e solo dopo viene attenuato dal ritorno acido, che, paradossalmente nel suo ritardo, chiude la percezione gustativa. Rimane, tra le papille, un ricordo di gelatina, ora più di more che di prugna.

d.c.

Vigneti del Cerro 2004. Belisario. Verdicchio di Matelica doc

Inizialmente sono stato sorpreso dalla meraviglia… poi ho invocato al miracolo… per poi perdermi nell’oblio della magia. Scende nel bicchiere con un manto d’oro brillante. Avvicinare il naso al bevante significa entrare in un orto botanico: lo spettro olfattivo è complessissimo partendo da una nota vegetale fresca, al profumo citrino di un agrume immaturo, ma poi appare l’albicocca, una nota di ginger nettissima ed infine una sensazione piccante stupefacente. Ma c’è molto altro… rimani bloccato lì… crea dipendenza! 16 anni ma in bocca il vino appare molto più giovane. La freschezza data dall’acidità è ancora vivissima ed annulla, in un equilibrio perfetto, la percezione alcolica. Accanto al ricordo di una pesca sciroppata affiora la nota di sapidità che trasforma la persistenza in un infinito arcobaleno.

Ad oggi, di gran lunga il miglior bicchiere del 2020!

d.c.

Marsuret. Dry. Superiore di Cartizze Docg

Conobbi il sig. Marsura tanti anni fa. Mi piacque tanto lui ed i suoi vini, pur non essendo mai stato un estimatore di vini da “autoclave” (pur riconoscendo ed ammirando il modello industriale…). Da allora una sorta di affetto mi avvicina a Marsuret, che, se ricordo bene, è l’unica che può pienamente fregiarsi della denominazione Cartizze, per la quantità e qualità di vigneti sulla “collina d’oro”.

I profumi sono intensissimi di pera, fiori bianchi, camomilla. È un inno alla primavera: dona giovialità al solo “ascolto”. Freschezza e dolcezza sono strenuamente abbracciati, disegnando un profilo di vino da aperitivo straordinario, stimolando un consumo smodato.

d.c.

Villa Il Poggiolo 1999. Cianchi Baldazzi. Carmignano docg

I vent’anni e più appaiono nel bicchiere vestiti di un bel granata, velato da cospicuo pulviscolo da feccia. I profumi, molto evoluti, hanno una matrice vegetale, un po’ macerata: si scorgono la foglia di té, il tabacco, la carruba e persino un’impressione di torbatura. In bocca l’acidità è ben presente, persino prevaricante in una struttura che ha perso l’appoggio dei tannini, ora molto blandi. Bello il ritorno retrolfattivo succoso e fruttato, su una sicura prugna sotto spirito.

d.c.

Satèn 2014. Monzio Compagnoni. Franciacorta

Un piacevole naso di crosta di pane, frutta gialla croccante e di fiori bianchi. Un’acidità incisiva, tenace. Perfetto per un aperitivo, magari a base di crostacei. Ha un qualcosa di francese, per il sapiente equilibrio tra le durezze inscalfibili ed una succosità fruttata che forse diventerà un giorno cremosità. Editore…ma cosa mi succede? Mi piacciono sempre di più i Satèn? Non mi riconosco…

d.c.

Pink different. Rosato. Ca’ degli Orsi.

Bere tanto vino e baciare tutte le donne del mondo. Per buona parte della mia vita ciò ha rappresentato un po’ della mia filosofia esistenziale. Vi confido che sono un po’ in ritardo sul baciare tutte le donne del mondo, ma in quanto a bere tanto vino… E bevendo tanto e tante diversità a volte si fanno incontri che non rimarranno nei nostri ricordi, ma sul nostro blog si!
La bottiglia si presenta con un habillage molto curato, l’etichetta è bellissima. Anche il colore è spettacolare ed invitante. Il vino? Dai tratti troppo rustici, con una carbonica insufflata dalle dimensioni degne di una Coca Cola, con un frutto dolciastro monotono, piatto. Chiusura amara. Tranquille donne… nonostante tutto continuerò a bere tanto vino…

d.c.

Oppidum. Moscato di Terracina. Az.agr.Sant’Andrea. Lazio igt

Non avevo mai bevuto prima di oggi un Moscato di Terracina, e non ricordo il tempo di un Moscato Secco!
Il percorso ossidativo, dopo 15 anni, non poteva non essere iniziato (guardate però che straordinario colore aranciato brillante…), ma molte caratteristiche positive sono rimaste indelebili: del colore abbiamo già detto… tutt’altro che non invitante! Dopo la cremosità olfattiva data dall’ossidazione traspare prima un gradevolissimo té alla pesca, poi una camomilla, rimanendo sul sottofondo una spezia sussurrata, forse cannella. La bocca è immediatamente aggredita da una spina sapido-acida assolutamente non attesa. Poi prevalgono le note ammorbidite dagli anni.

d.c.

Priapo. Dellafiore. Provincia di Pavia Igt

Gogliardica e divertita ispirazione alla “forza” del vino, peraltro accudito in una bottiglia dalle dimensioni allungate, o sincero richiamo ad una divinità agreste, rappresentante della fertilità maschile, invocato nei baccanali e nei riti misterici? Vita… vite… vita…. il confine è quasi impercettibile…

Croatina, proveniente dallo spettacolare anfiteatro naturale di Rovescala, che ha saputo ben invecchiare (nel suo astuccio penico?): dal colore rosso sanguigno; dagli intensi profumi di dolci frutti rossi, ma anche di nobile speziatura ed una piacevole peposità, che tanto mi ricorda uno zinfadel americano. In bocca tanta dolcezza di frutto ed uno squilibrio verso la morbidezza alcolica che induce ad una gioiosità misterica…

d.c.

Nobile di Montepulciano 2003. Avignonesi

Estate 2003, forse la più calda che io possa ricordare. E tutto il calore di quella rovente stagione è rintracciabile nelle espressioni di questo Nobile. Il vino, nonostante i 17 anni dalla vendemmia, è integro, perfetto. I profumi, intensi, sono però unicamente concentrati su note di frutta cotta, e solo dopo un’ampia “respirazione”, di qualche ora dalla stappatura, affiora un delicato poutpourri vegetale . In bocca è immediatamente percepibile la vivida freschezza degli acidi, ma è come se questa fosse slegata un po’ dalla succosità matura della prugna macerata , unico aroma coprente della fase gustativa. Il tannino setoso si lega in chiusura con la polverosità dei residui non filtrati, donando corpo tattile all’importante morbidezza alcolica.

d.c.