Camillucci. Franciacorta

Conosco Stefano da un po’ di anni, fin dalla precedente esperienza in Franciacorta. Adoravo i suoi vini facilmente rappresentabili con l’aggettivo “essenziali”. Ma qui no! Qui non vi è nulla di essenziale, bensì la voglia e la capacità di stupire. Meravigliosa novità in un panorama ahi noi sempre più omologato in terra di spumanti franciacortini. Di ispirazione e gusto francese, dalla sublime fattura… Merci monsieur Camillucci!!!

d.c.

I vini del mare Belvento. Viognier 2019. Petra. Toscana Igt

Perché qualcuno non pensi che sia sempre critico verso una “particolare” cantina (anche se obiettivamente non ne sono un fan sfegatato…) ecco subito la controprova con questo Viognier, certamente non un vigneto tra i più tipici nella Bassa Toscana, che mi è parso di ottima qualità e soprattutto di un eccellente rapporto qualità/prezzo! Profumatissimo, di ampissimo spettro olfattivo; corretto e molto fresco al palato. Questo sì da bere oltre la modica quantità…

d.c.

VIGNE OLCRU – VINO, PROGETTUALITA’ E INNOVAZIONE

La partnership con 5 università perseguendo sperimentazione e ricerca. Un progetto di neuro-marketing con la possibilità di sottoporsi a una analisi emozionale grazie a una sofisticata “Poltrona sensoriale”. La collaborazione con scuole alberghiere e istituti agrari per offrire agli studenti l’opportunità di un percorso formativo dalla teoria alla pratica in cantina, grazie al progetto “Vinifichiamo insieme, dalla vigna al vino”. Una vera e propria accademia sul terroir e la possibilità di scoprire e conoscere centinaia di aromi del vino grazie alla presenza di una banca aromatica, creando il ricordo dei sentori da ritrovare poi nel bicchiere. Un piano di ecosostenibilità a 360°, che vede l’utilizzo di moderni strumenti per la riduzione e il riciclo delle emissioni di Co2, l’impiego di materiali ecocompatibili e la partecipazione al “Progetto Vino” che consente di salvaguardare uccelli in via d’estinzione preservando la biodiversità del territorio.  La presenza di stazioni meteo connesse fra loro che permette una gestione ridotta dei fitosanitari utilizzati solo all’occorrenza e non a calendari in modo preventivo. Siamo da Vigne Olcru, immersi tra i vigneti di Santa Maria della Versa nel cuore dell’Oltrepò Pavese. Grazie a un importante investimento della famiglia Brambilla nel 2013 viene inaugurata questa avveniristica e innovativa cantina volta alla valorizzazione del Pinot Nero. Ci troviamo infatti nell’area più estesa d’Italia – terza in Europa – per la coltivazione di questo nobile vitigno. Qui si vanta anche una lunga tradizione di spumantizzazione con Metodo Classico di cui si hanno tracce sin dal 1870. E così, il simbolo della cantina non poteva che essere la croce Benedettina, in ossequio ai monaci che coltivavano il Pinot Nero all’interno dei loro conventi e l’incisivo nome Olcru, un omaggio a zona e vitigno (“Ol” è riferito ad Oltrepò mentre la denominazione “cru” è una dedica al Pinot Nero). Passeggiamo nei 29 ettari vitati in cui troviamo oltre a 40 diversi cloni di Pinot Nero anche Chardonnay, Moscato, Croatina e Barbera poi ancora, in minor quantità, Uva Rara, Vespolina, Dolcetto, Nebbiolo e Moradella destinati all’assemblaggio del No’ singolare blend di casa Olcru. Interessante la parte di vigneto adiacente la cantina in cui possiamo vedere sul campo, a scopo didattico, le diverse forme di allevamento della vite. In zona anche i filari “intitolati” ad associazioni private e istituti scolastici per la produzione in loco, nell’area adibita ad accademia, del “proprio vino” che troveremo poi ad affinare nelle barrique sempre in “affitto”. Entriamo nell’imponente struttura, dotata di attrezzature all’avanguardia. Sulle pareti gli schemi esplicativi della costante mappatura dei vigneti, grazie al monitoraggio satellitare, così da poter valutare le curve di maturazione e di effettuare gestioni agronomiche in base alla vigoria delle piante, senza tralasciare lo studio del sughero e dei tappi da destinare alla presa di spuma del Metodo Classico. Ci immergiamo poi nella barricaia in cui non poteva mancare lo studio dei diversi legni utilizzati e dove è possibile ammirare la collezione di storici Jeroboam di Metodo Classico (dal 1985 al 1991). Saliamo nella parte alta della struttura dove troviamo un elegante e sofisticato wineshop che ospita una semipermanete di arte moderna. Ancora più su scopriamo la panoramica sala di degustazione, una maestosa terrazza sulla splendida cornice dei colli dell’Oltrepò. Insomma, una vera e propria fucina di stile, progetti e innovazione ma anche tanta sostanza: sono circa 200 mila le bottiglie prodotte all’anno. Assaggiamo allora qualche Pinot Nero, iniziando dalle bollicine Metodo Classico tutte rigorosamente nature e millesimate. Partiamo dal Virtus Pas Dosè 2016: 85% di Pinot Nero e 15% di Chardonnay che dopo 30 mesi sui lieviti si presenta paglierino intenso dal vigoroso perlage. Tanta polpa a cui non manca la croccantezza. Intrigante beva dal taglio attuale. Proseguiamo con il Victoria Pas Dosè 2016 elegante rosè 100% Pinot Nero, sempre affinato 30 mesi. Affascinante il rosa retrò di fine bollicina. Affilati effluvi di frutto rosso, fragoline di bosco e ribes, poi avvolgente pan brioches. Bella e decisa interpretazione. Avanti con il Verve Pas Dosè 2014 sempre Pinot in purezza ma vinificato in bianco. Occhieggiano riflessi dorati nell’intensa effervescenza. I 50 mesi sui lieviti portano in dote una coinvolgente complessità aromatica che esala sentori agrumati e note di miele su crosta di pane. Beva importante che merita il giusto accompagnamento culinario. Passiamo alle due versioni in rosso. Da prima l’Enigma Nero, affinato esclusivamente in acciaio che assaggiamo nella versione 2018. Interpretazione decisamente contemporanea, di tendenza (permettetemi di dire) “alto altesina”.  Lucente e vivace carminio, esprime note di sottobosco e ciliegia accompagnate da lieve speziatura. Sorso preciso di immediata freschezza aromatica. Chiudiamo con il Coppiere Nero annata 2017. Riposa 20 mesi in barrique di rovere francese. Nobile rosso rubino dal raffinato bouquet dove il ribes è inseguito da liquirizia e cacao in cui poi entrano balsamico, confettura di mirtilli e l’immancabile pepe nero. Sorso morbido e intenso dai garbati tannini. Di lunga e piacevole persistenza. In attesa di assaggiare il resto della produzione…..non ci resta che dire: “e W e W il Pinot Nero!!”

Un ringraziamento a Fabio Mondini referente commerciale di Olcru oltre che caro amico e a Massimiliano Brambilla galante padrone di casa, che ci hanno accompagnato nella visita di questa progettuale e innovativa cantina. Al prossimo bicchiere insieme!! (uno solo?…..)

R.R.

Bianchetto. Le Coste.

Ovvero “Un angolo di Francia rivoluzionaria sulle rive del lago di Bolsena”!

Beh… ammetto che questo biologico non è immediato, né tantomeno consigliato ad un palato impreparato, però, qui dentro, c’è tanta roba…

Il naso è di una complessità imbarazzante: l’approccio da tisana dalle mille erbe aromatiche ti stordisce. Sembrano all’inizio prevalere i sentori di camomilla, ma poi si scatena un potpourri di petali floreali e poi erbe aromatiche (quanto timo!) e poi ancora esplosioni floreali e vegetali, e con la temperatura una crescente percezione di salsedine. La sensazione di tisana (…) si trasferisce poi in bocca (e li temo che il neofita del biologico si possa perdere): il liquido è scorrevole, non si percepisce la componente acida, paradossalmente una sensazione di ruvidezza vegetale, che però non mi ardisco a definire tannino, e forti note salmastre. Non ha persistenza lunga, ma il vino è profondo, e ti racconta di luoghi lontani ed antichi, di semplicità agresti, di sole estivo e di rive…

Avvicinato ad una serie di antipasti di pesce, non è riuscito ad abbinarsi, ma ha poi trovato un connubio quasi esemplare con una pasta riccamente impreziosita da piccoli pesci di acqua dolce.

d.c.

Champagne Larnaudie-Hirault.

Me lo diceva l’Editore che avrei trovato soddisfazione dalla bevuta: e così è stato!
Piacione l’Extra Brut 2012…nonostante la dichiarata quota residuale di zuccheri, il vino, anche per una “ragionata” ossidazione, appare rotondo e di taglio classico, quasi antico, con una lussureggiante grassezza! Il numero di esemplari tirati hanno fatto della degustazione un evento esclusivo (ndr. 1260 bottiglie).

E se questo era classico, il Zéro Dosage invece cambia completamente canone ed appare modernissimo: non abbiamo le quote dell’assemblaggio, ma il vino è aggressivo, molto fresco. Tanto opulento il primo, quanto essenziale questo, misurato all’osso, ma non per questo non godibile, anzi appare di sicuro più facilmente abbinabile alla cucina contemporanea .

d.c.

PASSIONE ALTO ADIGE – TENUTA UNTERHOFER

Dopo qualche giorno di quiete sulle alture dell’Alpe di Siusi, come farci mancare una giornata tra i dolci pendii della strada del vino del Lago di Caldaro? Siamo a fine agosto, le viti sono cariche d’uva, pronte per la vendemmia, che spettacolo! Puntiamo alla piccola Tenuta Unterhofer, scoperta durante l’ultima edizione del Mercato dei Vini di Piacenza nel novembre 2019, grazie al nostro D.T. che più volte ne ha elogiato le qualità. Ci accoglie Thomas fondatore nel 2006 della cantina di famiglia, dopo aver maturato oltre 15 anni di esperienza nel mondo del vino. La tenuta, letteralmente immersa nei filari, è stata oggetto nel 2020 di un’importante ristrutturazione che ha visto la nascita del wineshop, l’espansione dei locali sotterranei e l’adozione di una moderna domotica che consente la puntuale gestione di lavorazione e temperature. Gli investimenti tecnologici e il contributo innovativo del giovane Andreas, che porta avanti la passione del padre, proiettano la cantina a pieno titolo nel futuro della vinificazione. I terreni dedicati alla produzione, pari a un totale di circa 4,5 ettari, sono ubicati in parte nei pressi della tenuta e in parte sopra Bolzano. Le due zone hanno natura diversa: la prima, limitrofa al lago, presenta un terreno calcareo e argilloso mentre la seconda è di tipo sabbioso e ricco di porfido. Peculiarità diverse che riscontreremo poi nel bicchiere, a volte anche sapientemente intrecciate tra loro. La produzione, pari a circa 20 mila bottiglie l’anno, è prevalentemente focalizzata sui vini autoctoni ma troveremo anche un’interessante versione dell’internazionale merlot.

Che dite iniziamo l’assaggio? Ci accomodiamo sulla terrazza del nuovissimo e luminoso wineshop che ci regala un’impagabile vista a 360° sui vigneti, quale migliore location per calarci nella degustazione. Partiamo dallo Spalier pinot bianco in purezza, 80% della zona di Caldaro e il restante 20% proveniente dai terreni di Bolzano. Dai 7 ai 9 mesi in acciaio. Giallo paglierino di eccezionale, elegante trasparenza che ritroveremo anche negli altri bianchi di Unterhofer, tutti assaggiati dell’annata 2019. Naso incisivo e tagliente come questo vitigno sa regalare, una cascata di mela e limone (by D.T.). Sorso intrigante ed equilibrato. Passiamo allo Chardonnay, mix 50 e 50 delle due zone di produzione, da vitigni a pergola di 45-50 anni. Spiccato paglierino in cui già occhieggiano lievi sfumature dorate. Fresco di fiori di montagna, poi un cesto di frutta tropicale in cui affiorano il miele e sentori speziati dati dal passaggio in legno di rovere. Bocca piena di morbida e intensa sapidità. Ecco ora nel bicchiere il Mirum, sauvignon in purezza dai soli vitigni di Bolzano fermentato e affinato in acacia. Paglierino intenso, dall’affilatissimo bouquet aromatico che spazia dal lime all’ortica, dalla mela golden al tipico bosso. Eccitante aromaticità e persistenza infinita. E’ la volta del Kerner che stupisce per freschezza: kiwi e lime poi consistenza di albicocca e pesca matura. Proveniente da giovani viti del 2007 della proprietà di Bolzano. Eccezionale come aperitivo o dopo il pasto.  Non sorprende che questo vitigno ora si stia sempre più diffondendo nella zona. Un plauso ai coraggiosi come Thomas che perseverano. Avanti con l’ultimo bianco il Reitl l’unico blend di casa Unterhofer. 30% sauvignon, 60% chardonnay e una piccola percentuale di passito. Aumenta la densità nel bicchiere da cui si esalano sentori evoluti di frutta esotica: banana, ananas seguiti maracuja. Dice Thomas: “da provarsi con un buon sushi”. Condivido!! Cambio di bicchieri e via con i rossi. Leitn 2019 Lago di Caldaro classico Superiore: 100% schiava da vigneto a pergola sulla strada del vino di circa 40 anni.  Lampone, ciliegia e concentrato di Alto Adige. Beva meravigliosa. Saliamo di complessità con l’Artis 2018 St.Magdalener, miscela delle uve schiava più vecchie e un 5% di lagrein. Il 20% fa appassimento poi fermentazione in acciaio e se l’annata lo richiede affina per breve tempo in barrique. Anche qui sono i frutti di bosco e la ciliegia a farla da padrone ma già con tendenza alla confettura. Bella persistenza con toni di spezie dolci. Chiudiamo con il Ka&Ka 2017, decisamente fuori dal coro. Merlot proveniente da entrambe i terreni, appassito in cassette di legno e poi per 2 anni in barrique nuove. Rubino denso dai sentori di marasca e sottobosco inseguiti da note di pepe bianco e tabacco. In bocca morbida e densa polpa di lunghissima persistenza. Siamo giunti al termine. Tutti i vini sono accomunati da pulizia e ricerca dei profumi varietali. Il legno, quando utilizzato, è accuratamente dosato e assolutamente mai invasivo. Produzione di marcata identità, anche nella scelta dei tappi rigorosamente a vite per tutte le bottiglie. Questo mi aspettavo dai vini di Thomas, continuate così!!

R.R.

Achelo 2018. La Braccesca. Cortona doc

Dietro a quel Rosso nell’etichetta si nasconde un 100% di Syrah. Ed è un Syrah cortonese, che racconta esattamente ciò che ti aspetti dai Syrah di tutto il mondo: profonda speziatura, polvere di cacao e quella tipica sensazione pepata! Perfettamente abbinato ad un fumante piatto di pici, serviti nella magica ambientazione della splendida Osteria del Teatro, nel cuore di Cortona (dove lascio tutte le volte un pezzo del mio cuore … che presto finirò!).

d.c.

LA MERLA DELLA MINIERA, CANAIOLO NERO 2017 – CANTINA TERENZUOLA

Sabato pomeriggio, shopping in centro a Piacenza. Colti da improvviso nubifragio troviamo riparo a “La Canteina”, quale migliore occasione per una chiacchierata con Paolo, esperto e appassionato proprietario dell’enoteca sempre alla ricerca di novità enogastronomiche. E così, esplorato il panorama degli champagne in proposta, chiedo un suggerimento originale per accompagnare la grigliatina casalinga in programma per la sera. Mi ha incuriosito con il canaiolo della linea “Vini del Futuro” di Terenzuola, cantina che conoscevo per il Vermentino dei Colli di Luni. Ostico il canaiolo, di solito usato come taglio del sangiovese, qui nero autoctono dai locali chiamato uva Merla impiegato per oltre il 90% con aggiunta di barsaglina. Bello il rubino con sprazzi giovanili, già confettura al naso di marasca e mora su spunti di vaniglia, chiude con intriganti sentori balsamici. Intenso il sorso di appaganti toni minerali e gradevole tannino. Bella scoperta. Grazie Paolo!

R.R