Ma allora come la mettiamo con le sboccature?

Sboccature recenti? Sboccature datate? Questo è il problema! C’è chi dice che il degorgement non incide sull’invecchiamento del vino (ovvero il vino invecchia ed “ossida” indipendentemente dal momento della liberazione dai lieviti); c’è chi è convinto (ed io sono tra questi) che la sboccatura sia la venuta al mondo del vino prodotto con Metodo Classico, e che da quell’attimo inizia la sua evoluzione fino alla sua estrema maturità.

Le due ultime bottiglie di un mirabile Pas Dosé 2006 di Majolini. Identica sboccatura (giugno 2011). Identica (e vi assicuro curatissima) conservazione. Identica temperatura di servizio. Ultima uguaglianza: il colore, un bel giallo dorato, firma autentica di matura evoluzione. Ma la prima bottiglia con una netta sensazione ossidativa, non ancora sgradevole, ma oramai invasiva. In bocca poi tutto viene assorbito da una cremosità, vera cifra degli anni trascorsi e per questo affascinantissima. Ma che dire della seconda bottiglia? Un assoluto monumento: i profumi sono intrisi di succo di agrumi già dolci, ma anche, distintamente, di frutta secca (in particolare una mandorla tostata che sarà elemento di marmorea persistenza in bocca). Al gusto è rotondo, pieno, ancora duro ed impressionantemente lungo su quella nota amarognola tanto piacevole.

d.c.

Tenuta Villa Crespia, Riserva Francesco Iacono 2007 dosaggio zero

Non credo che i nostri 3 lettori potranno imputarmi un eccesso di critica: ho speso molte volte parole entusiastiche per i prodotti dell’Azienda agricola Muratori, caratterizzati da un fattore qualità/prezzo impareggiabili. Ma questa volta il prodotto forse “principe” tra i Franciacorta della Tenuta è apparso deboluccio: alla vista bellissimo, con un perlage minuscolo ed infinito. Profumi netti di frutta gialla e fiori bianchi, ma non impressionanti né per intensità né per complessità. In bocca è pulito, è graffiante, ma scivola via rapido, troppo rapido per le attese di nobiltà riposte su quel bicchiere, visti i 10 anni sui lieviti.

d.c.

A LAZISE L’ANTEPRIMA DEL CHIARETTO : LA NUOVA ANNATA 2017

Lazise 11 marzo 2018.

Da tempo le rive del Lago di Garda ospitano importanti manifestazioni vinicole, tra queste dobbiamo citare “ITALIA IN ROSA “, la più importante rassegna nazionale sui vini rosati oramai conosciuta anche a livello internazionale ( quest’anno è prevista l’undicesima edizione). Benvenuta quindi una nuova iniziativa ben organizzata e di grande qualità questa ANTEPRIMA che dà vita ad una sinergia tra produttori bresciani e veronesi dedicata esclusivamente alla promozione e valorizzazione del CHIARETTO , vino sempre più apprezzato dai turisti che numerosi affollano le sponde del Benaco.In realtà le due zone geografiche seppur vicine esprimono tipologie e filosofie produttive significativamente diverse. A fattore comune ed elemento di richiamo per il consumatore il colore, che è diventato nel tempo la principale chiave di successo commerciale.

Scendiamo con maggiore dettaglio nell’analisi delle due denominazioni.

Chiaretto Valtenesi

  • La produzione del Chiaretto Valtènesi si colloca ad occidente del Lago di Garda, dal comune di Salò fin giù al comune di Desenzano
  • Vitigni utilizzati Groppello ( min 50% ), Sangiovese –Marzemino- Barbera con la possibilità di uvaggio con Vitigni internazionali ( max 10% )
  • Origine del colore

Il colore è dovuto al breve contatto durante la macerazione delle bucce con il mosto (dalle 2 alle 10 ore ) da cui anche la nomea di vino di una notte. Il colore che si ottiene è generalmente molto tenue ( petalo di rosa ).

Non è un vino facile da ottenere. È pensato e veramente seguito attentamente. L’ottenimento del colore è la realizzazione di un progetto, meditato a priori, ed è necessario avere piena coscienza dello stato dell’uva: piccole varianti di maturità della materia prima portano a risultati inattesi.

  • La presentazione sul mercato è dal 14 Febbraio successivo alla vendemmia.

IMPRESSIONI DI DEGUSTAZIONE

       

I produttori presenti alla manifestazione erano 22.

Abbiamo apprezzato:

  • Il CHIARETTO ROSA DEI FRATI 2017 ( Ca’ de frati )

Profumi floreali e di mela verde. In bocca un gradevole sentore di frutti rossi,  fresco, sapido, persistente, perfetto equilibrio. Di facile beva….SEMPRE!

  • Il CHIARETTO ROSAMARA ( Costaripa )

Colore leggerissimo di petali di rosa. Il colore più tenue tra i campioni esaminati. Profumi di biancospino e amarena. Appena accennati, ma invitanti ed eleganti. Sapore persistente, fresco, armonico, retrogusto leggero di mandorle amare.

  • Il CHIARETTO 2017 ( Pratello )

Colore intenso rosa cerasuolo. Profumi floreali con sfumature fruttate. Sapore fresco, sapido, abbastanza intenso. Piacevole

  • CHIARETTO SELENE 2017 ( Cantine la Pergola )

Profumi con un lontano sentore di fragola e di confetto. Sapore fresco, sapido, una leggera tannicità finale.

Prescindendo dal rapporto qualità/prezzo che non abbiamo avuto l’opportunità di approfondire il giudizio generale è decisamente positivo. Abbiamo rilevato una discreta qualità comune a tutti i campioni degustati. Vini dal consumo piacevole prettamente estivo, con un certo fascino psicologico. Mai banali.

A tavola vanno serviti a 12/14 °

Si abbinano facilmente Con primi piatti si pasta, con i salumi, con carni bianche, guazzetti di crostacei. Sono grandi con le zuppe di pesce.

Longevità 2-3 anni.

Chiaretto di Bardolino

  • Il territorio di produzione del CHIARETTO DI BARDOLINO ha il confine a nord  con i comuni di Torri del Benaco – Caprino veronese, ad est dal fiume Adige, a sud dai comuni Sommacampagna – Valeggio sul Mincio, ad ovest dal lago di Garda – fiume Mincio.
  • Vitigni utilizzati Corvina-Corvinone-Rondinella-Molinara.

Il metodo di vinificazione è analogo al Valtènesi Chiaretto. Deve essere imbottigliato entro il 31 Dicembre dell’anno di vendemmia (disciplinare art. 5)

IMPRESSIONI DI DEGUSTAZIONE

I produttori presenti alla rassegna erano 43. Abbiamo scelto per la degustazione 18 vini, selezionati dal nostro Editore con attenta analisi e raffronto di una serie di Guide, privilegiando i produttori comunemente richiamati con buone valutazioni. Ci limitiamo qui perciò a dare un giudizio generale e qualche osservazione.

In qualche prodotto abbiamo trovato una punta un po’ intensa di tannicità (Ardiuni ), in altri una certa carenza di persistenza ( Bolla ), in altri ancora uno squilibrio verso le durezze ( Cesaretti ). Ci ha colpito, su tutti, Costadoro dal gradevolissimo profumo di fragoline di bosco, nel complesso invitante e piacevole. Qualcuno infine molto suadente, morbido, ci permettiamo di definirli“ ruffiano “ ( Il Pignetto, A. Piona). Generalmente comunque tutti corretti e gradevoli nonché di immediata beva pur nella loro semplicità ( Le Fraghe, Le Ginestre, Le Muraglie, Monte Zovo).

Si adattano ad abbinamenti con primi piatti a base di pasta, con qualsiasi condimento, con i risotti, i ravioli, il pasticcio di lasagne. Vengono consigliati anche con zuppe di legumi, pollame alla griglia, perfino con il bollito misto, con polenta e baccalà. Sul lago non può mancare il pesce.

Signori buon appetito!

Piano di Stio 2017, San Salvatore, Fiano Paestum IGP

Verde come il morso di un ortaggio sottaceto e poi tanto, tanto pompelmo: queste sono le pennellate gustative del sorprendente Fiano 2017, dell’ azienda agricola San Salvatore. Nonostante il recente imbottigliamento colpisce la forza dell’intensità olfattiva e gustativa, questa però già troppo sbilanciata verso le morbidezze di un calore alcolico esuberante. Ma la beva risulta appagata, grassa ed al contempo immediatamente ripulita da ritorni agrumati. “Versato” su crudezze ittiche ne ha completato il godimento.

d.c.

Compagni di merende

Capita di rado, troppo di rado, che si riesca a celebrare l’amicizia; quando poi la celebrazione avviene durante la settimana lavorativa allora la data merita di essere cerchiata sul calendario e testimoniata sul nostro diario di bordo.

Mai avevo incontrato il Franciacorta 1701 (prima azienda certificata biodinamica di Franciacorta), che l’Editore mi propone nella sua versione Saten (millesimo 2010 e sboccatura maggio 2016). Il colore è dorato, i profumi finissimi, un bel giallo bouquet floreale. Interessante, profondo, sorprendente. In bocca invece cambia completamente carattere: qui domina la frutta matura; non c’è ossidazione ma un amarognolo da mandorla tostata sul fondo. Il sorso è rotondo, forse un po’ “cupo”, assolutamente disallineato alle aspettative olfattive. Di sicuro un unicum nel panorama franciacortino.

Noi non facciamo pubblicità a nessuno, anche se trattasi di generosa azienda che ci ha omaggiato la bottiglia…

Ma la meravigliosa merenda continua con il Pinot “Mugnaio” di Egly-Ouriet” che si è meritato i versi lirici di D.T. qualche giorno fa…

… merenda…

d.c.

Abate nero extra brut

L’avevamo incontrato recentemente in una degustazione, e ci era piaciuto!La curiosità però di attenderlo alla “verifica della bottiglia” era troppa… Di bella veste paglierina e dalla bollicina fine e persistente, è sufficientemente intenso al naso, sicuramente fine, forse un po’ carente in complessità: affiora una netta nota di mela verde, croccante e forse un’affascinante nuance di mentuccia. Probabilmente la troppo recente sboccatura non ha permesso ancora al vino la corretta “digestione”. Di certo non sono percepibili note evolutive. In bocca è di una freschezza strabiliante, lineare, finissimo con un bel binario di persistenza. Di assoluta godibilità… promosso! Cercasi bottiglia di maggiore evoluzione per immediato consumo.

d.c.

Ricorda tanto il simbolo dell’Istituto del Talento… ma che fine ha fatto?

Meditazione…o metafisica?

Difficilmente, in questo ultimo periodo, un vino è riuscito a sorprendermi così tanto come questo Sinfonia N°13 di Ronco Calino. Complesso, difficile, molto difficile, tanto da non essere facilmente inquadrabile nelle “categorie” franciacortine. Nel bicchiere è d’oro, decorato da innumerevoli microscopici bulicami. I profumi sono intensi, giocati su note di frutta matura, tra un giallo tropicale ed un fresco mandarino. Ma continuano ad evolvere rendendo l’olfatto stordito, incapace di seguire la cangiante scia. Mi si accende un ricordo francese, di quei capolavori costruiti su una stratificazione di vins de réserve, dove ogni strato volesse dire la sua… In bocca è netto, preciso, di freschezza graffiante: la sboccatura di poco più di un anno, dona un carattere di gioventù in sicuro contrasto con la cremosità dell’olfatto. Ma tutto ciò non porta ad una mancanza di armonia, anzi è un ulteriore elemento di complessità. Credo che sia un vino assolutamente introvabile per caratteristiche in tutta la Franciacorta. A ciò si aggiunga una tiratura che più che elitaria è da definirsi esclusiva visti i limitatissimi 115 cofanetti. Tutto ciò aiuta sicuramente la magia…

d.c.

Eccellenze Bolgheri a Villa Reale

E’ con estremo piacere che Wine Top Blog accoglie le sapienti note del Maestro R.R. ( acronimo nello stile del nostro cahier ). E’ un onore leggerlo qui, ed un privilegio poter ospitare in futuro nuovi racconti.

“E’ nella splendida cornice della Villa Reale che l’AIS Monza e Brianza, guidata dal suo delegato Fabio Mondini, ha organizzato la degustazione delle eccellenze di Bolgheri.

Presenti circa una trentina di produttori tra cui non mancavano i “grandi” che hanno fatto la storia del Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC che da sempre cerca di esprimere tutta l’eleganza, la struttura e la complessità del Cabernet Sauvignon e del Merlot non trascurando Cabernet Franc, Syrah e Petit Verdot.

Presenti quindi Tenuta San Guido con l’oramai leggendario“Sassicaia” (il “primo” cru italiano), Ornellaia (di certo non ci aspettavamo il Masseto…), Guado al Tasso, le Macchiole (sempre eccellente il “Messorio”), solo per citarne alcuni.

Ma nella zona di Bolgheri e Castagneto Carducci, racchiusa tra il mare e le Colline Metallifere, non mancano certo anche audaci produttori alla ricerca di nuove espressioni che il terroir Bolgherese sa esprimere.

Ed ecco allora, ad esempio, Michele Satta storico produttore di Bolgheri Superiore che sorprende con il suo “i Castagni” con la scelta di utilizzare a complemento del Sangiovese una quota del 10% di Teroldego in luogo dell’alloctono Petit Verdot (se anche fosse solo campanilismo è condivisibile), che sa affascinare con il “Cavaliere” (ottima espressione del sangiovese toscano), un vino di grande eleganza che esprime una sublime beva, note raffinate e persistenza e che con i primi grappoli dello stesso sangiovese, sta sperimentando il metodo classico (novità assoluta in questa zona).

E che dire del giovane Fabio Motta, di origine brianzole e allievo dello stesso Satta (entrambi hanno contribuito a realizzare l’idea di Fabio Mondini di riunire tutti i produttori in questa meravigliosa manifestazione), si conferma che a volte col piccolo il dialogo è più coinvolgente e appassionante. Con “le gonnare”, grande espressione del Merlot, ci racconta che è prodotto con viti impiantate su un terreno degradante verso un fosso, ove in passato le lavandaie andavano a lavare i panni, da qui il nome.

Esperienza da ripetersi, ancora un ringraziamento per l’iniziativa e per la partecipazione dei produttori del Bolgheri, sicuramente un’eccellenza italiana.”

By r.r.

…come riuscire a passare bene un freddo pomeriggio invernale…attenzione alla batteria (impressionante)!!!

Vai Federico… ancora uno!

Kiwi…mandarino… arancia… ancora uno Federico, ancora uno!… mela! Federico, 6 anni, un sicuro futuro da attaccante nel Real Madrid, ed un odio per le bevande con le bollicine. Ma nell’attesa del visibilio della curva del Bernabeu, alla vista di un magico dribbling, oggi ha congelato a bocca aperta l’Editore e lo scrivente, imparando a raccontare i profumi di quel liquido dorato con le bollicine di nome Champagne.

E vi assicuro che c’era proprio tutto! Un’intensità leggera leggera, ma una iniziale conturbante complessità, ahimè sfumata sul finale su una nota di mela, leggermente ammaccata, non particolarmente nobile. Leggero nel cavo orale, pungente, con le papille che progressivamente si addolciscono con note di frutta matura.

Ma Editore? Tu a 6 anni sapevi che esistesse lo Champagne?

d.c.