LA MERLA DELLA MINIERA, CANAIOLO NERO 2017 – CANTINA TERENZUOLA

Sabato pomeriggio, shopping in centro a Piacenza. Colti da improvviso nubifragio troviamo riparo a “La Canteina”, quale migliore occasione per una chiacchierata con Paolo, esperto e appassionato proprietario dell’enoteca sempre alla ricerca di novità enogastronomiche. E così, esplorato il panorama degli champagne in proposta, chiedo un suggerimento originale per accompagnare la grigliatina casalinga in programma per la sera. Mi ha incuriosito con il canaiolo della linea “Vini del Futuro” di Terenzuola, cantina che conoscevo per il Vermentino dei Colli di Luni. Ostico il canaiolo, di solito usato come taglio del sangiovese, qui nero autoctono dai locali chiamato uva Merla impiegato per oltre il 90% con aggiunta di barsaglina. Bello il rubino con sprazzi giovanili, già confettura al naso di marasca e mora su spunti di vaniglia, chiude con intriganti sentori balsamici. Intenso il sorso di appaganti toni minerali e gradevole tannino. Bella scoperta. Grazie Paolo!

R.R

MERENDA IN ALTA VAL TIDONE – CANTINE VITEA, SAPORI E TRADIZIONI DELL’OLTREPO’

Merenda in Valtidone, con vini dell’Oltrepò Pavese?? Facciamo un po’ di chiarezza!! 

La fine dell’isolamento non ha cancellato alcune abitudini adottate al tempo del lockdown. La panificazione è andata per la maggiore: focacce, pizze, michette e chi più ne ha più ne metta. Pur essendo stato sedotto da tale “arte” ho presto capito che era meglio lasciare il posto ai professionisti: nel mio caso non c’è storia!!! Molti sono però gli amici che ci hanno preso gusto e sono sempre alla ricerca di particolari farine. Così con la scusa di qualche omaggio agli amici, facciamo rotta verso l’Alta Val Tidone per racimolare qualche chilo di farina biologica di Terra Antica – Corte dei Principi. Il pomeriggio inizia con una bella passeggiata che, dopo tanta chiusura e isolamento, ci sa donare sensazioni di libertà oltre a una grande, grandissima fame! Non manca ovviamente un buon salame ….. e ça va sans dire pane fatto in casa. E allora merenda!! Certo nel rispetto del distanziamento sociale e delle precauzioni anti Covid-19! 

Con noi non a caso c’è anche Gaia che, unitamente al fratello, porta avanti la storica tradizione vitivinicola di famiglia. Tramandata da generazioni, ha dato vita nel 2008 a Cantine Vitea – Montù Beccaria, nel cuore dell’Oltrepò Pavese. La produzione attuale vede 4 linee denominate, in un crescendo di complessità, “Cascina San Carlo”, “Collezione gli Elementi”, “Etichetta Nera” e “La selezione di Vitea”. Il salame è già affettato, partiamo con il Tramés, Pinot Grigio della linea Etichetta Nera. La trasparenza nel bicchiere, dai verdognoli riflessi, lascia da subito intuire la freschezza tipica dei bianchi dell’Oltrepò: un campo di fiori seguiti da mela verde. Mi stupisce la facile beva che risulta davvero appagante, ma ancora di più la nitidezza dei sentori, diretti e precisi, non facili da riscontrare nei prodotti di pari fascia di prezzo.  Viene voglia di berne una cassa. Ma molti sono gli assaggi a disposizione e scopro ben presto che le piacevoli virtù del Tramés sono comuni a tutti i vini della produzione, dai frizzanti Pinot Nero (vinificato in bianco) e Barbera alla ferma Croatina tutti della linea Cascina San Carlo entry level della produzione, fantastici per accompagnare una buona merenda. Ed eccoli riaffiorare anche nel Flora, lo spumante metodo charmat 100% pinot nero che esprime delicati sentori di pompelmo rosa con un buon ritorno minerale. Ne bevo un’altra cassa?  E ancora, seppur salendo di struttura, riscontro la stessa piacevolezza nel Moretto Pinot Nero e nella 1895 Barbera della linea Etichetta Nera. Barbera di cui ricordo sensazioni di mirtillo e ciliegia supportate da un gradevole tannino. Sì, lo ammetto non li ho bevuti tutti in una volta, qualcosa ho tenuto per un secondo e terzo round a casa. Ecco quindi i top di gamma della selezione Vitea. Il Viteus Riesling affinato in acciaio che schiude aromi di ribes bianco, kiwi e pesca, seguiti da effluvi di mentuccia. Chiudo in bellezza con una bottiglia di Cà del Cervo Buttafuoco assaggiato dell’annata 2015: ricca polpa dai sentori di ciliegia e prugna seguiti da una nota di cioccolato che ben si è abbinato alla faraona arrosto mangiata in occasione delle ultime piovose giornate….. Ma questa è un’altra storia.

Ben venga il connubio tra la Val Tidone e l’Oltrepò in fondo basta scavallare una collina. …… Ragazzi pomeriggio bellissimo, cerchiamo di ripetere presto.

Gaia avanti così i tuoi vini sono stati una piacevole conferma.

R.R.

UGIVI E IL CIGNO NERO

Il 28 maggio, tramite supporto tecnologico, l’UGIVI ha tenuto il suo primo webinar ribattezzato ironicamente “Vinebinar” per l’attinenza al mondo del vino, dopo una serie di convegni organizzati e poi annullati, a causa del Coronavirus e conseguenti misure restrittive.

Il titolo è di scottante attualità “Impatto della pandemia sui contratti di compravendita e di distribuzione nazionali e internazionali nel settore del vino”.

Un’oretta e mezza in cui non ho staccato gli occhi dallo schermo del tablet per la competenza e chiarezza espositiva dei “web-conferenzieri” e la sempre “frizzante” conduzione del Presidente Avv. Stefano Dindo, da Verona. Non è una captatio benevolentiae nei confronti di stimati colleghi, sia chiaro.

L’esordio è stato scandito dall’interrogativo: il Covid-19 è stato il c.d. cigno nero cioè l’evento imprevedibile? Alla luce delle recenti epidemie dalla mucca pazza in poi non è stato un evento imprevedibile ma è stato imprevedibile nelle modalità con cui si è manifestato: l’eccezionale velocità con cui si è diffuso e le conseguenze nefaste sulle persone, sul sistema sanitario ed economico.

Ha dato spiegazione alle questioni trattate il Prof. Oreste Calliano, da Torino, che ha tracciato un quadro normativo generale e comparato relativo alla pandemia, ai principi comuni fra i paesi dell’Unione Europea ed extra UE che regolano le transazioni commerciali di compravendita e distribuzione (Convenzione di Vienna – Principi UNIDROIT  – Frustration of Contract) nonché alle c.d. best practice contrattuali europee (Principi ELI – Force Majeure – Hardship).

Come si legge nella locandina sopra riportata si è spaziato dalla normativa emergenziale specificatamente italiana (D.L. 18/2020 c.d. Cura Italia), alla forza maggiore (art. 1256 C.C.) alla eccessiva onerosità sopravvenuta (art 1467 C.C.) e ai poteri di riequilibrio del contratto da parte del giudice in base al generale principio di buonafede.

L’Avv. Diego Saluzzo, da Torino, dopo aver rappresentato il riferimento normativo, ha dato risposta al quesito pratico nello specifico caso italiano con riferimento alla giurisprudenza sia cinese sia italiana. Il RA Robert Budde, da Colonia, ha dato risposta al quesito pratico secondo il diritto tedesco. Infine, l’Avv. Aurora Visentin, da Parigi, ha dato risposta al quesito pratico secondo il diritto francese.

Il caso pratico prospettato era il seguente:

La Società Alfa ha venduto una partita di vino Barolo nel caso italiano, o Bordeaux nel caso francese, o Riesling nel caso tedesco, ad un acquirente cinese Beta, il quale, a sua volta, rivende ai propri clienti che gestiscono ristoranti in Cina.

Il contratto di vendita della partita di vino si è formato con scambio di e-mail: la prima della società cinese Beta del ventidue novembre 2019 contenente l’ordine, la seconda contenente accettazione dell’ordine da parte della società Alfa di pari data. In detta mail di conferma, si descrive la merce: Mille bottiglie dell’annata 2015, si indica il prezzo di trenta Euro a bottiglia, si stabilisce il termine di consegna tassativa entro il giorno trentuno di marzo 2020, termine presidiato da una penale di mille Euro per ogni giorno di ritardo. Erano altresì previste le modalità di traporto D.A.P. Incoterms ed, infine il termine di trenta giorni dalla consegna per il pagamento.

Si sono prospettati due scenari:

Nel primo scenario la Società Alfa è pronta ad inviare la merce in Cina, ma la Beta annulla l’ordine, già accettato dalla Alfa, perché fa presente che i propri clienti ristoratori sono chiusi, in adempimento delle misure di contenimento disposte dal governo cinese.

In alternativa la società cinese Beta richiede che venga praticato uno sconto consistente, perché fa presente che sicuramente quando i ristoratori apriranno, chiederanno a loro volta uno sconto, viste le perdite già subite e le difficoltà del settore che si protrarranno nel tempo.

Nel secondo scenario la società Alfa, a seguito delle misure di contenimento, non è in grado di preparare la fornitura di vino per la spedizione e ciò comporta un ritardo di dieci giorni; la merce viene poi consegnata al cliente cinese con ulteriori quindici giorni di ritardo, perché la dogana cinese blocca il vino per controlli, poiché proviene da paesi in cui il contagio è elevato. La società cinese Beta rifiuta la consegna della merce perché sostiene che è arrivata in ritardo; in via subordinata chiede il pagamento della penale, in via ancora subordinata chiede un consistente sconto perché sostiene che a seguito del ritardo ha comunque perso uno dei suoi clienti importanti.

Quali norme e principi di diritto saranno applicabili? Ed ancora, se l’acquirente fosse nazionale cambierebbe qualcosa?

Non voglio togliere la suspense dando le risposte ai quesiti sopraindicati per coloro che volessero seguire il seminario che sarà disponibile sul sito web dell’UGIVI a breve.

In questa sede ho solo voluto suscitare la curiosità di chi fosse interessato alla materia e alla soluzione del caso pratico, non essendo questo un blog che tratta specificatamente questioni giuridiche.

L’unico rammarico è dato dal fatto che non si è potuta coronare la conclusione dell’incontro con il consueto rinfresco e ciò ha lasciato tutti con un po’ di “amarone” in bocca.

By D.T.

METTIAMOCI UN PO’ DI FANTASIA

PRODUTTORE: ANTICA CORTE AI RONCHI

NOME DEL VINO: MORENA

ANNATA: 2019

PAESE: ITALIA

REGIONE: LOMBARDIA

AREA VITIVINICOLA: VALTENESI

TIPOLOGIA: CHIARETTO

UVA: GROPPELLO, SANGIOVESE, BARBERA, MARZEMINO

GRADO ALCOOLICO: 13%

NOTE PERSONALI: Si desidera un certo ritorno alla normalità e, nell’impossibilità di varcare i confini regionali, un mio amico ed io abbiamo optato per l’acquisto di vini di facile reperibilità all’interno della provincia bresciana.

In questi momenti di libertà limitata occorre “méttece un po’ de fantasia”, come diceva il papà di un mio compagno di classe del Liceo.

La scelta è caduta su una piccola azienda ma non per questo di minor valore della zona posta fra la città di Brescia e il Lago di Garda in quel di Bedizzole. Per intero si chiama Azienda Agricola Pasini – Antica Corte ai Ronchi , già menzionata in precedenti post.

Per pochi chilometri è sopportabile il surreale posizionamento all’interno della autovettura con me sul divanetto posteriore lato destro, in stile autorità, e il mio amico davanti alla guida, chiaramente entrambi muniti di guanti e mascherina.

L’arrivo presso la sede della cantina è stato agevole. Il traffico stradale non è ancora caotico. Dopo i saluti e i convenevoli con Maurizio Pasini, ci siamo rassicurati che il Covid-19 non avesse fatto qualche vittima tra i “congiunti”. Nulla per fortuna.
Meno agevole è stato l’assaggio: metti la mascherina, togli la mascherina in stile Karate Kid è un po’ fastidioso e limitante.
La bella e calda giornata ha invogliato l’assaggio di vini freschi. Il mio target era il Chiaretto che già mi aveva convinto nelle esperienze vinose dell’anno passato. Si è riconfermato anche ora.

Il nome del vino “Morena” (giocato sull’omofonia con la parola spagnola) rivela che la Valtenesi è una zona collinare il cui suolo è caratterizzato dalla presenza di materiali rocciosi e terre argillose, scarse di calcare. Si è formato per l’arretramento di un ghiacciaio. Questa composizione geo-fisica del terreno è detta appunto morena.

La “quadripartizione” del Chiaretto (Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese in percentuali variabili) lo rende mutevole. In quest’annata 2019 la presenza di Groppello è inferiore rispetto agli altri anni, pur nel rispetto del disciplinare, a vantaggio delle altre tipologie. Lo si vede già dal colore. Etichetta curata e gradevole… un po’ di gusto retrò.

Ben distanziato e con circospezione, afferro il bicchiere. Il rosato ha riflessi salmone ed è limpido e scorrevole nel bicchiere. Al naso una piacevole fragola, in sordina, precede la pesca con succo di melagrana al palato. Ma non è tanto questo che convince quanto la secchezza e la sapidità finali. Acidità equilibrata. Il grado alcoolico non tenue è ben integrato e garantisce una buona tenuta anche su piatti a base di pesce (provare per credere). Certo non è un vino che ti “illumina lungo la via di Damasco” ma è un sicuro compagno di aperitivi e pranzi all’aperto nel giardino o sul balcone di casa. E di questi tempi può bastare. Roseo sia il futuro come il vino!

Per giustificare il viaggio abbiamo assaggiato anche il Lugana che è appena stato imbottigliato. Ciò mi ha spinto a procrastinare l’acquisto tra qualche mese. Le premesse, tuttavia, sono buone.

Risolleviamoci… con un po’ di fantasia.

By D.T.

Collezione Fenocolo 2017. I Cultivar delle Volte. Cantina Bignotti. Valcamonica Rosso Igt

Taglio bordolese di montagna. Di rosso purpureo nel bicchiere, dai profumi caratterizzati da rustiche verdi note varietali, forse riconducibili alle quote di Merlot ( e ad una maturità fenolica non pienamente raggiunta). Molto fresco in bocca, con indicazioni di ancora squilibrata gioventù, essendo un po’ sbilanciato sulle durezze. Torna un po’ di verde, sicuramente più elegante rispetto alle impressioni olfattive, ma la persistenza si spegne rapidamente: facciamolo spegnere su carni rosse e salumi.

d.c.

Infernot 2012. Cabanon. Provincia di Pavia Igt

Devo ammettere che sono rimasto spiazzato dalla profonda dicotomia tra quello che ti racconta il naso e ciò che ti suggerisce il palato! Netti profumi di marasca e ciliegie di Vignola, ma con la sensazione che il fruttato sia “secco”, per poi trovarsi in bocca un vino volutamente dolce, con forzati toni di morbidezza e rotondità, che effettivamente richiamano, come suggerisce la retroetichetta, la sensazione del velluto. Non so, da rigidone winesnob quale sono, mi risulta complesso inquadrarlo, confondendomi anche su un efficace abbinamento. Una cosa però impressiona: la freschezza e croccantezza della frutta che persiste in bocca dopo la deglutizione, nonostante gli anni dalla vendemmia comincino a crescere… Mi ritorna il pensiero al vino alimento come lo era per i nostri nonni.

d.c.

Flor di Uis 2011. Vie di Romans. Friuli ISONZO doc

E mentre il nostro R.R. si diletta a degustare delle “prove di botte”, io continuo a rimanere sui lunghi affinamenti in bottiglia.

Oggi, una delle mie cantine preferite in tema di bianchi. E considerando la capacità di invecchiamento che hanno normalmente i vini di Vie di Romans, effettivamente i nove anni sono ambiti temporali di “prontezza”. Si, perché di sospetti ossidativi non vi è traccia! Il colore è di un giallo carico (ma dalle uve utilizzate non mi ricordo prodotti dagli aspetti paglierini). I profumi spaziano dall’erbaceo (proprio di sfalcio), al floreale intenso, ad un tocco di frutta tropicale in una macedonia di drupe a pasta gialla. Sapidità ed acidità all’unisono aggrediscono la lingua, con una soluzione purificante, che solo in uscita viene “addolcita” dalla morbidezza alcolica, da un non trattenuto ricordo di frutto giallo e di nota balsamica che risale nella retrolfattazione e dalla commovente orma amaricante dell’amato tocai.

d.c.

PASSIONE MERLOT – CECCHETTO SANTE ROSSO 2018

Ennesima scoperta di mio cognato non certo nuovo a stanare intriganti Merlot in giro per il Bel Paese. Appassionato sì, ma chissà poi dove li va a scovare. Questo proviene da pochi filari, circa una 20ina, di particelle variabili da anno in anno della tenuta Cecchetto, storico produttore trevigiano di cui ricordo le varie vinificazioni dell’autoctono Raboso. Credo fosse il 2015 quando assaggiai per la prima volta il suo Merlot, allora del millesimo 2012. Mi aveva subito ammaliato. Da allora, per quanto centellinate – certo l’esigua produzione non aiuta – mio cognato ogni anno non manca di procurarci qualche bottiglia di Sante Rosso. L’ultima bevuta insieme a metà febbraio, bei ricordi pre-pandemia, era dell’annata 2016 di cui ho ancora vivo il ricordo di un piacevolissimo avvolgente cacao in chiusura.

È con la mente a tale ricordo che, in fase di pieno lock down, non ho resisto alla tentazione e così ho aperto una bottiglia dell’ultima fornitura a mie mani, già annata 2018. Un po’ giovane? 

Appare compatto il fitto rubino nel bicchiere, graffiato da leggerissimi riflessi violacei. Al naso entusiasma il deciso sottobosco a cui si affacciano spezie e tabacco rincorsi da accenni minerali. 

Entra in bocca vigoroso con quella appagante potenza che ricordavo, avvolgente e pieno. Lunga la persistenza che riempie il palato di frutti rossi in confettura. 

Sì lo ammetto, pur non raggiungendo appieno le percezioni evolutive dell’ultimo assaggio, la curiosità di provarlo mi ha ripagato con piacevolissime sensazioni a garanzia delle potenzialità di affinamento. Riposi quindi ancora qualche anno nella mia cantina l’altra bottiglia di pari annata. 

Grazie ancora Milli!!  

R.R.

FASE DUE

PRODUTTORE: FRATELLI BERLUCCHI

NOME DEL VINO: FRECCIANERA NATURE

ANNATA: 2014

PAESE: ITALIA

REGIONE: LOMBARDIA

AREA VITIVINICOLA: FRANCIACORTA

TIPOLOGIA: SPUMANTE METODO CLASSICO – NATURE (residuo zuccherino 2 g/l)

UVA: CHARDONNAY 85%, PINOT NERO 15%

GRADO ALCOOLICO: 12,5%

NOTE PERSONALI: Inauguro questa c.d. “fase due” dell’era coronavirus con un classico, per me, delle bollicine di Franciacorta. Andavo con la mia famiglia ancora negli anni ’80 presso la cantina dei Fratelli Berlucchi essendo uno dei loro componenti amico e collega paterno.

La Signora Maria Pia Berlucchi è un mito vivente del vino ed in particolare dello spumante che all’epoca si poteva chiamare metodo “champenoise” mentre ora è diventato “classico”. Di allora mi ricordo ancora quando una sera di novembre varcammo la soglia della cantina con amici provenienti dalla Toscana. Il grande portone in legno prannunciava le botti di vino ed una bevuta, che ora chiameremmo degustazione, da ricordare.

Venendo ai giorni nostri una lodevole comunicazione* ha saputo veicolare il messaggio della “delivery” a casa delle bottiglie visto che non si può al momento accedere alla cantina. Quindi, anche per la curiosità di vedersi recapitare a casa qualcosa in un momento in cui tutto è chiuso, ho ordinato una cassa di bottiglie.

La linea di Franciacorta denominata Freccianera si articola in 4 distinti prodotti Brut, Rosa, Satèn e Nature. Per mio gusto personale ho prediletto il Nature poiché la versione pas-dosé o dosaggio zero, che dir si voglia, mi piacerebbe diventasse la cifra stilistica del Franciacorta.

Passando all’assaggio casalingo, ça va sans dire, il botto del tappo ha voluto significare che il peggio ce lo siamo lasciato alle spalle. Il vino scende crepitante nel bicchiere e forma una ricca schiuma bianca che si dissolve in una musicale effervescenza. Il pérlage è fitto e persistente. La bolla è fine. Il colore è paglierino con riflessi verdognoli. All’olfatto è pulito, immediato, con sentori di crosta di pane, burro salato, fiori bianchi e una sottile nota verde che lo vedrebbe ben abbinato ad un piatto di risotto agli asparagi (il convento tuttavia passa un risotto alla zucca). Al palato è, con termine moderno, croccante, fresco, sapido, con un bel finale secco che fa serrare il palato e invoglia a riempire un altro bicchiere.
Macché lasciar le bottiglie in cantina! Nessuna remora, son bottiglie da bere e che sian di buon auspicio.

Long live the Queen, lunga vita alla Signora Maria Pia Berlucchi!

By D.T.


* Si ringrazia la sig.ra Emanuela per la disponibilità dimostrata. Contributo fotografico a cura di R. R.