Ma perché si leggono solo le prime due pagine delle “carte dei vini”?

Metti una cena in una famosa “Pescheria” bresciana, e nell’entrare in sala guarda a destra ed a manca la tipologia di bottiglie servite: bollicine, spumanti e champagne.  Una distesa di secchielli ed un proliferare di botti, come se fosse S.Silvestro. È vero che con il pesce la bolla è sempre indicata, ma è anche vero che le stesse rappresentano le prime due pagine delle astute carte dei vini, e normalmente il consumatore si perde già lì.

Pagina 5 o 6 (beh…nonostante il locale sia molto commerciale la carta sa anche essere non banale) un Sancerre 2015. Vino molto giovane, atteso di leggera struttura con predominanza del frutto sulla ricercata mineralità. Ed invece, dopo una prima fase, fuori temperatura, dominato dai caratteri varietali del Sauvignon Blanc, un vino si leggero ma di grande piacevolezza. Aromi ancora un po’ verdi, ma stillati di pennellate agrumate ed erbe speziate. Sostenuto da una sapidità non invadente che si abbraccia ad un buon tenore dì freschezza. Il tutto in carta a 24 eur (quindi 12/15 eur all’acquisto): alla faccia di Franciacorta (che banalità…) offerti (e massicciamente venduti) a più di 30 eur (per non parlare del resto), e dall’abbinamento meno intrigante…

 

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Tour de France? Ho incontrato la maglia gialla!

Vi racconto di una maison di Oger, Chapuy, di cui non conosco nulla, ma della quale ho avuto la fortuna di incontrare due vini diversi in un intervallo di pochi giorni.

Prima la sorpresa di un Blanc de Blancs “base” nonostante l’utilizzo di uve di chardonnay provenienti esclusivamente da vigneti Grand Cru. Semplice, di pulita eleganza,  frangrante e floreale, freschissimo al palato, godibilissimo soprattutto al portafoglio! Arrivato in Italia, dopo apposita spedizione, con 19 eur… Raro trovare qui analoghi prodotti allo stesso prezzo!

E poi qualche giorno fa una vera meraviglia… Ahimè esclusivo per quei pochi fortunati destinatari delle 2.000 bottiglie prodotte: un millesimo ed una evoluzione,  forse, del prodotto precedente. Produzione solo per un anniversario? Sempre da uve chardonnay, vendemmia 2008,  sboccatura 2012. Tagliente, freschissimo, una nota citrina al naso e soprattutto al palato. Elegantissimo e soprattutto di persistenza infinita. Raro come la perfezione…

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Franciacorta (ma non del Consorzio) I love You…terza puntata

Brut millesimato 2008 Blanc de Blancs Rizzini, prodotto dall’azienda agricola Boniotti Angela di Monticelli Brusati: questa è la meraviglia (perché di vera eccellenza si tratta) che ho incontrato oggi. Elegante in tutti i suoi aspetti: dal habillage dell’etichetta, di sobrietà essenziale, ai profumi di rara fragranza su temi di frutta gialla, che si ribadiscono in tutta la loro croccantezza al palato. Non ricordo tanto splendore per prodotti franciacortini analoghi. L’esclusività di 9.000 bottiglie prodotte richiede un prezzo adeguato.

d.c.

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Franciacorta…I love you… Seconda puntata (e marchetta allo zio!)

Una cena improvvisata con amici , un vino spumante sempre in ghiacciaia… Questa volta era il turno del Brut “base” Armonia delle Cantorie da Gussago. 

Bello, “snello”, gradevolissimo. Un naso delicato e dolce, una freschezza mai troppo invasiva, ma che invoglia la bevuta, in bocca estremamente godibile, con una frutta a pasta gialla leggermente dolce. Bottiglia finita in pochi minuti… Per fortuna in cantina la dotazione è sufficiente per incontrare l’arsura degli assetati… Il tutto con poco più di 10 eur!

d.c.

Conferme e sorprese

Nel continuare a perseguire la d’annata (o dannata?) via di provare ed assaggiare e stappare… Mi sono imbattuto in due Syrah italici, allevati e prodotti in due regioni diversissime.

il primo è il noto Tellus della cantina Falesco, nato dalle abili mani dei Cottarella in terra laziale: alla mia tavola il 2012 (14% volume alcolico), probabilmente anche questo “soffiato” dalle disponibilità di Paolone.  E cosa trovi nel bicchiere? Esattamente quello che ti aspetti da uno Syrah: calore, decisa speziatura  all’olfatto, fino ad arrivare al pepe, note gustative di cacao e cuoio. Equilibrato in tutti suoi aspetti. Però impegnativo! Quella elevata componente alcolica ne consiglia (ed impone) un consumo moderato (e non sto facendo della morale da codice della strada…).

Poi, ieri, una piacevolissima sorpresa; un vino che non avevo mai incontrato nelle mie soventi stappature. Un Syrah (2014 e 13,5% vol.) della Valle d’Aosta, prodotto dalla mitica cantina di Les Cretes, che alleva vigneti su pendii in altura al diretto orizzonte  di sua maestà il Monte Bianco.

Le caratteristiche tipiche dell’uva ci sono (la base speziata ci accompagna all’olfatto ed in bocca), ma prevalgono note fresche e dolci di frutta rossa croccante ben amalgamate al solito, ma non per questo non piacevole, cacao , qui più dolce delle attese. Il tutto su una ferrea struttura di freschezza che ne agevola la beva, nonostante anche qui il generoso apporto alcolico. Il giudizio porta ad una valutazione di  piacevolezza esaltante, con una bottiglia pagata al ristoratore poco più di 20 eur.

d.c.

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Managgia… Niente Franciacorta I love You… Questa volta

Convinto che la Franciacorta debba perseguire la via dei non dosati, o perlomeno degli extra-brut,  vere eccellenze qualitative del territorio (a volte anche a discapito di un mercato che gradisce prodotti più semplici) e memore delle indicazioni della cantina che riferisce di una vendemmia 2010 di eccellente qualità, non ho potuto sedare la mia sete e resistere all’apertura di questo Nature 2010 di Ronco Calino, fratello di quel godibilissimo Brut 2009 di qualche giorno (e post) orsono. L’ impianto olfattivo è molto simile, pur non trovando la composizione degli assemblaggi. Anche questo campione, bellissimo alla vista. Entrata tagliente ed imperiosa nel palato, peccato però una chiusura decisamente amarognola, che un po’ delude il dolce oblio…

 

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Tour de France? Allora io comincio a pedalare…

Chi mi conosce sa che sono oramai anni che nascondo il mio atteggiamento agnostico dietro l’affermazione che lo Champagne è prova di esistenza divina…e nella grande attesa del ritorno del fortunato amico viaggiatore, non sono riuscito a trattenermi!

Siamo nella Marna, a Bouzy, comunque non lontano dalla magica Epernay. Un Blanc  de noir dal profilo strepitoso (senza dover ipotecare casa). Bello fin dalla bottiglia: è il “fine fluer  de BOUZY” Grand Cru, elaborato dal nobile Hubert Dauvergne. Signori… Inutile qui la degustazione… Qui parliamo di metafisica!

d.c.

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Ma siamo così sicuri di essere poi tanto bravi?

Qualche anno fa ebbi la fortuna di partecipare ad un panel di degustazione di vini spumanti metodo classico prodotti nel Regno Unito: ricordo campioni strepitosi, ma … too expensive… Ho spesso bevuto piacevolissimi Cremant d’Alsace (metodo classico) a meno di 10 euro a bottiglia. Oggi non è difficile imbattersi in Champagne di quasi nobile levatura intorno ai 20 euro.

Paolone, sempre lui, qualche anno fa mi omaggiò, nel suo vagare senza meta, di una strana bottiglia austriaca “Methode traditionelle” extra troken da uve di Grüner Veltliner. Da questa uva avevo già provato freschi e sbarazzini vini fermi, ma mai “bollicine”. Bottiglia destinata alla sorte comune a tutte quelle che entrano nella mia cantina e… rispuntata ieri sera, dopo almeno 3 anni di accatastamento.

L’etichetta denuncia un volume alcolico di 11,5 %, abbastanza anomalo nelle produzioni moderne. Vino semplice ma ben equilibrato: olfatto senza una complessità da capogiro ma piacevolmente impostato su note di frutta fresca a polpa gialla, nessuna nota ossidativa. Anche in bocca la dolcezza di un frutto estivo, ma innestato su una solida base di freschezza, pungente ma mai eccessiva. La voglia, allo svuotamento del bevante, di riempirlo… L’impressione, al di là della indubbia qualità produttiva, di un prodotto poi non così economicamente inabbordabile. Ampiamente superiore per qualità ad un Prosecco (che metodo classico non è, ma che prova, con una certa insistenza ad alzare i prezzi) ma anche di molti Franciacorta di media gamma, che oggi puntano ai 16/18 eur (non in enoteca). Insomma Paolone… svelaci l’arcano: quale il costo?

d.c.

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Franciacorta…I love you. Prima puntata.

Avrete capito che ho dei gusti strani, si…mi piacciono i vini strani, ma solo quelli che mi sanno raccontare qualche cosa. Ed è il caso del Franciacorta che andrò a svelarvi. Strano? Un pochino si, tanto da considerarlo un esperimento: prodotto presso gli ottimi Majolini, con cantina in Ome, un Brut  Blanc de noir da sole uve di pinot nero, da un solo cru (per il quale il mito racconterebbe l’affioramento di una stratificazione di gesso… Come se fossimo a Mesnil sur l’Oger… Sinceramente però non ho mai visto terreni poi così bianchi…). L’ho tenuto, come mia abitudine, un po’ in cantina ad affinarsi: mi piace “stressare” il prodotto, se c’è qualità, questa, con un po’ di attesa, viene esaltata. L’etichetta denuncia sboccatura 2012. Raro? Ve l’ho detto che era un esperimento! Sono stato un privilegiato a godere di qualcuna delle 2.700 bottiglie prodotte. E privilegio è stato! Vino di rara finezza ed eleganza. Bellissimo alla vista, con un perlage degno di un grande champagne, olfatto giocato su delicate note agrumate tra il lime ed il bergamotto, palato tagliente, secchissimo, di persistenza infinita. Questo è un vino che amo. Amici miei, ne ho ancora 2 esemplari depositati in cantina… Vi aspetto.

d.c.