SREGOLATEZZA E GENIO

PRODUTTORE: ANDREA PICCHIONI
NOME DEL VINO: SOLELUNA
ANNATA: 2018
PAESE: ITALIA
REGIONE: LOMBARDIA
AREA VITIVINICOLA: OLTREPO’ PAVESE
TIPOLOGIA: VINO BIANCO VIVACE
UVE:  PINOT NERO 100%
GRADO ALCOOLICO: 12,5% 
NOTE PERSONALI: Lo so Andrea Picchioni è un produttore rossista ma il suo Soleluna fa eccezione. Pur provenendo da uve rosse, il pinot nero, è vinificato in bianco. Non gli dà particolare importanza, infatti, è difficile trovarlo nei suoi banchi d’assaggio istituzionali. Tuttavia, ho avuto riscontro positivo presso molti ristoranti dove viene proposto alla clientela. Nel mio orticello bresciano, “il Franco” della Trattatoria Il Naviglio dice che non fa a tempo ad acquistarlo che lo ha già finito. All’Osteria del Maistrì mi hanno ribadito che incontra il gusto della clientela. Ve ne saranno anche altri che non conosco sparsi sul territorio lombardo  che avranno un analogo riscontro.
Il “Picchio” lo tratta con nonchalance e un po’ lo bistratta ma quest’anno l’ha veramente centrato. Ne abbiamo fatto un assaggio da campione di vasca prima della presa di spuma e ora nella bottiglia abbiamo ritrovato la succosità e la polposità dell’uva del primo sorso. L’etichetta naïve è coerente con un prodotto che vuole essere semplice, alla portata di tutti. Non certo elegante ma gioviale. Nel mentre lo si versa, il colletto bianco di spuma, che richiama la bière blanche belga, incorona un bel color giallo paglierino scarico. Le bollicine sono gradevoli sia alla vista sia al palato. Al naso l’effervescenza sprigiona note fruttate. In bocca si assapora un misto di frutta bianca su cui spicca la mela. Il finale è secco e di giusta lunghezza. E’ un “jolly” sulla tavola: va bene sia di aperitivo, sia con salumi sia con piatti di pesce. C’è del genio in questa bottiglia. E’ stato molto apprezzato  per la sua freschezza anche da miei amici che non conoscono affatto l’Oltrepo’ e bevono prevaletemente Prosecco, abitando a Padova.
L’unico sprone è: diamo un po’ di regolarità a questo genio. Su, dai, crediamoci!
By D.T.

IL SENSO DI CARLO PER IL ROSATO

 
PRODUTTORE: LE VIGNE DI SAN PIETRO
NOME DEL VINO: VERONA ROSATO IGT “CORDEROSA”.
ANNATA: 2017
PAESE: ITALIA
REGIONE:  VENETO
AREA VITIVINICOLA: CUSTOZA 
TIPOLOGIA: VINO ROSATO FERMO
UVE: CORVINA, RONDINELLA, MERLOT 
GRADO ALCOOLICO: 13%
NOTE PERSONALI: Martedì 3 settembre, su iniziativa di un mio amico, ho fatto un giro per Custoza con gran finale a Valeggio sul Mincio per degustare, come fa figo dire oggi, i famosi tortellini. Già vi avevo accennato de Le vigne di San Pietro in un precedete post sul Custoza di Cavalchina. Ora ve ne parlo un po’ più diffusamente. Per me è stato un tuffo nel passato ritornare dal signor Carlo Nerozzi. Venivo da lui agli inizi degli anni duemila ancora con mio papà ad acquistare il suo Custoza. Varchiamo in macchina l’ingresso della azienda vinicola e attraversiamo il viale di accesso sotto il pergolato di viti con l’uva ancora pendente. Siamo verso il tramonto e l’immagine è idilliaca. Troviamo fortunatamente Carlo, cosa non scontata, avendo noi improvvisato la visita. Grazie alla sua affabilità abbiamo passato una oretta in amichevole relax, assaggiando i vini freschi, ancora estivi: il Custoza, il Bardolino rosato e rosso. Ora descrivervi il suo Custoza mi renderebbe ripetitivo sull’argomento mentre il rosso evoca periodi dell’anno più freddi, preferisco scrivere due righette sul suo elegante rosato in tinta con lo splendido orizzonte*.  Il colore è rosa tendente all’arancione con sfumature ramate visto il millesimo. Al naso si percepiscono i frutti di bosco rossi non la mora ma il lampone, la fragolina, il ribes. Al palato si apprezzano la sapidità e l’acidità ammaestrata anche dal tempo. Il gusto è in “continuum” con le sensazioni olfattive cui si aggiunge una nota finale che richiama la pèsca. Immediatezza e facilità di beva sono obbiettivi pienamente e sapientemente ottenuti con la vinificazione in acciaio, la breve permanenza sulle bucce, la macerazione a temperatura controllata. Il bâtonnage praticato con mescolatori ad elica consente l’ottenimento di una struttura ben definita.
Un vivo ringraziamento a Carlo anche per l’indicazione del ristorante dove si è conclusa degnamente la scampagnata.
By D.T.
* Sorseggiare del vino con questo tramonto non ha prezzo

ANSONICA… ELBANA E NAPOLEONICA

 

PRODUTTORE: CECILIA
NOME DEL VINO: ANSONICA 
ANNATA: 2018
PAESE: ITALIA
REGIONE:  TOSCANA 
AREA VITIVINICOLA: ELBA
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: ANSONICA 85%, ALTRE UVE (CHARDONNAY E INCROCIO MANZONI) 15%
GRADO ALCOOLICO: 13%

NOTE PERSONALI: Il 15 agosto di quest’anno ricorre il 250* anniversario della nascita di Napoleone Bonaparte. Mi trovo a trascorrere le vacanze sull’isola d’Elba in particolare a San Piero in Campo  dove dimorò anche l’Imperatore nel maggio del 1814. Napoleone fu esiliato all’Elba dopo la battaglia di Lipsia (1813) e il trattato di Fontainbleau (1814). Approdato sull’isola il 4 maggio 1814, lui che beveva solo Chambertin, fu ammaliato dall’Aleatico passito. Durante l’esilio durato un solo anno, pare avesse affermato che  “gli abitanti dell’isola d’Elba sono forti e sani perché il vino dell’isola dà forza e salute”. E se lo dice lui bisogna approfittare di questo “ricostituente”.

La trattoria  Cacio e Vino a San Piero in Campo propone un’ampia lista di vini elbani fra i quali scelgo l’Ansonica di Cecilia. All’occhio è giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si sente lo iodio che avvolge le note di frutta tropicale. In bocca un’onda salina investe il  palato tanto che la salivazione è copiosa. L’alcolicità si percepisce ma è bilanciata dal corpo (lo Chardonnay e l’Incrocio Manzoni vengono in supporto). Il finale è fresco e fruttato (ananasso). Pulizia e piacevolezza di beva concludono l’ensamble gustativo. La freschezza e l’integrità dei profumi sono conseguenza di una lavorazione attenta e direi di impostazione nordica. La vinificazione in acciaio a temperatura controllata, la breve macerazione delle bucce e i lieviti selezionati sono gli strumenti tecnici attraverso i quali viene ottenuto questo piacevole vino. Viste le caratteristiche spiccatamente isolane, l’ho accompagnato con del pesce. Da ultimo bella l’etichetta.

Lasciatemi concludere con una battuta:  se questo post non vi è piaciuto tutto, mi auguro almeno… in Bonaparte!

By D.T.

 

STELLE CADENTI NEL PAESE DELLA RIBOLLA GIALLA

NOME DEL VINO: TURIAN
ANNATA: 2018
PAESE: ITALIA
REGIONE:  FRIULI VENEZIA GIULIA 
AREA VITIVINICOLA: COLLI ORIENTALI DEL FRIULI
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: RIBOLLA GIALLA 100% 
GRADO ALCOOLICO: 12,5%
NOTE PERSONALI: Sembra di essere nella valle dell’Eco… qui risuona solo un nome: Ribolla, Ribolla, Ribolla. La via dove si trova la cantina Collavini a Corno di Rosazzo (UD) è via Ribolla 2. L’osteria dove ci siamo fermati a mangiare è l’Osteria della Ribolla. I vini bevuti sono stati prodotti solo con uve Ribolla Gialla (questo per scelta nostra, debbo dire, perché la cantina ha una produzione varia).
Il 10 agosto 2019 è stata una giornata trascorsa come una volta: quelle dei ritrovi familiari di un tempo in cui si cominciava a bere a pranzo e  si finiva alla sera tardi.  Siamo stati eroici, ancor di più oggi, in preda al global warming, sprezzanti della temperatura canicolare fino a tarda sera, che avrebbe reso consigliabile assumere solo del tè freddo anziché vino.
Dopo una serie di assaggi in varie cantine durante il pomeriggio, la notte di San Lorenzo è stata consacrata alla Ribolla Gialla di Collavini prima nella versione spumante brut, suo cavallo di battaglia, poi nella versione ferma che la gentile inserviente ha tenuto a precisare proveniente da uve raccolte a mano a fine settembre.
Questa Ribolla Gialla ferma mi ha veramente impressionato per struttura ed eleganza. Il colore è giallo paglierino carico. Mi rammarico di non aver colto altre sfumature ma luce serotina del locale non consentiva di veder di più. La raccolta tardiva delle uve dà un tocco di agrumi maturi non privi di note tropicali ben supportati da una mineralità e da una sapidità che richiamano sicuramente l’abbinamento con il pesce. Il Turian è asciutto, verticale. A mio avviso è gradevole anche da aperitivo o, col nefando neologismo, da “apericena”. La freschezza è garantita dalla fermentazione a temperatura controllata e dall’affinamento in acciaio. Il nitore e la secchezza finali invogliano a proseguire nella beva agevolata anche da una gradazione alcoolica equilibrata.
Che dire, per me è stato il vino da notte di San Lorenzo: brilla nel buio come una stella e disperde una scia luminosa nel cielo della memoria.
By D.T.

 

I “LAKERS” NON SONO SOLO A LOS ANGELES

PRODUTTORE: CAVALCHINA
NOME DEL VINO: CUSTOZA DOC
ANNATA: 2017
PAESE: ITALIA
REGIONE:  VENETO
AREA VITIVINICOLA: CUSTOZA 
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: GARGANEGA 40%, FERNANDA 30%, TREBBIANO 15%, TREBBIANELLO 15% 
GRADO ALCOOLICO: 12,5%
NOTE PERSONALI: Sabato 3 agosto, visto che mi trovavo sul Lago di Garda, ho preso lo spunto per andare a trovare l’amico Juri che presentava una serie di bianchi presso il punto vendita di Drink Shop a Desenzano D/G. Fra i quatto vini in degustazione ho apprezzato molto per qualità/prezzo questo Custoza. Si va a momenti anche nella beva dei vini una diecina di anni addietro andavo spesso a Custoza poiché da Brescia l’uscita autostradale di Sommacampagna non è molto distante. Oltre all’amenità dei luoghi, la zona è puntellata da cantine di tutto rispetto come Cavalchina, Vigne di San Pietro, Villa Medici e tante altre che non elenco per non essere prolisso. Le vigne si avvantaggiano del microclima creato dal Lago di Garda cioè “lacustre” da qui appunto il termine inglese “Lakers” del titolo. Pur non essendo vista lago le colline moreniche di Custoza risentono dei venti del lago. Le viti  di Garganega, Fernanda, Trebbiano e Trebbianello  affondano le proprie radici in colline che si sono formate milioni e milioni di anni fa quando i ghiacciai si sono ritirati lasciando grandi quantità di detriti di rocce, di sassi e di ghiaia detti appunto “morene”.
Ora cosa si sente di tutto ciò nel bicchiere? Le quattro uve vengono vinificate separatamente perché hanno periodi di maturazione differenti. Non viene svolta la fermentazione malolattica per preservare la freschezza e la facilità di beva. All’occhio si presenta con un nitido giallo paglierino. Al naso si apprezza la frutta tropicale e, vista l’età della bottiglia stappata, una sottile nota evolutiva mineral-vulcanica. In bocca è secco e lievemente aromatico. Sapido. Finale agrumato e persistente. Cavalchina è sicuramente nel quintetto base dei “Lakers” del Garda.
By D.T.

IL RIESLING TI METTE LE ALI!

NOME DEL VINO: SINGLÌ
ANNATA: 2017
PAESE: ITALIA
REGIONE:  LOMBARDIA
AREA VITIVINICOLA: RIVIERA DEL GARDA BRESCIANO
TIPOLOGIA: VINO BIANCO FERMO
UVE: RIESLING RENANO 70%, INCROCIO MANZONI 30%
GRADO ALCOOLICO: 13%
NOTE PERSONALI: Alcuni anni addietro mi recai con un amico a Puegnago del Garda presso la Cantina Leali di Monteacuto per l’acquisto del loro Turmalino, il chiaretto spumantizzato che fa tanto aperitivo estivo. Facemmo un giro per le vigne sul calar del sole e siccome eravamo a fine vendemmia assaggiammo alcuni acini di uva Rebo rimasti ancora sulla vite. Esperienza tutt’altro che inutile perché riconobbi nel vino prodotto le caratteristiche dell’uva mangiata. Rientrati in cantina bevemmo il loro Groppello e il Rebo, appunto, ma quello che mi impressionò maggiormente fu il loro Riesling. Intuì le potenzialità del prodotto ed infatti oggi è difficile trovarlo in cantina perché ha riscosso un tale successo sul mercato tedesco che va a ruba. Stappo ora una annata più recente e noto un bel giallo dorato con tenui riflessi verdognoli, al naso un bouquet tropicale, fieno tagliato e una sottile nota di sasso bagnato. In bocca si percepisce la menta, la sapidità e un finale secco e agrumato. La maturazione e l’affidamento in acciaio ne garantiscono la freschezza anche a fronte di un’uva che si sente colta a piena maturazione. Insomma un vino convincente e coinvolgente a tal punto che mi vien da dire … “ti mette le aaali”.

By D.T.