VIVA VERDI!

Conosco Paolo Verdi ormai da una quindicina di anni e forse più (la prima volta che lo incontrai fu alla Rassegna dei Vini di Casteggio nei primi anni 2000) e sono stato per lungo periodo un assiduo frequentatore della sua azienda poiché il Riesling Italico pétillant era uno dei bianchi estivi  preferiti da mio papà.

Ora le vicende della vita ci hanno un po’ allontanato ma la tappa al Vinitaly al suo stand è un obbligo annuale (covid permettendo) e se lo trovo a qualche manifestazione, per così dire minore, non mi lascio sfuggire la sosta (si veda infatti questa mio cenno al Terre d’Italia).

L’azienda agricola Bruno Verdi è a conduzione famigliare. E’ così famigliare che, all’epoca, assieme a Paolo conobbi anche la mamma e la sorella sempre presenti in cantina a Vergomberra frazione di Canneto Pavese.

Come spiega la presentazione della serata a cura dell’AIS di Brescia, “le vigne sono ubicate nelle zone più vocate alla viticoltura in Oltrepò, esattamente nella porzione collina più impervia che si situa tra i torrenti Scuropasso e Versa, a monte della città di Broni. Paolo Verdi ci ha mostrato con chiare diapositive l’ubicazione della azienda vinicola e delle vigne in particolar modo delle vigne che danno il nome al Cavariola.

I vini prodotti sono ottenuti prevalentemente da uve autoctone (come da regola AIS tutte con la lettera minuscola) tra cui prevalentemente la croatina ma anche la barbera, l’ughetta di Canneto o vespolina, l’uva rara e il riesling renano e italico benché non manchino pinot nero e chardonnay e, udite udite anche, pinot meunier di cui verrà a breve prodotta una versione in purezza con metodo classico.

Riccardo Contessa è il relatore AIS della serata e pone sul “banco degli imputati” per essere giudicati visivamente, olfattivamente e gustativamente i seguenti vini prodotti da Paolo Verdi:

  • O.P. METODO CLASSICO D.O.C.G VERGOMBERRA EXTRA BRUT 2016 (pinot Nero, chardonnay e pinot meunier): Paolo Verdi nel presentarlo afferma che la permanenza sui lieviti è stata accorciata rispetto alle precedenti annate riducendola la 42 a 36 mesi. La sboccatura è recente e il vino si fa notare per la sua freschezza. E’ un extra-brut pas dosé. Al naso la nota agrumata la fa da padrona con una percezione lieve anche di mandarino, al palato è fruttato, secco, con un finale non molto lungo ma asprigno che invoglia a berne un altro bicchiere.
  • O.P. RIESLING D.O.C. VIGNA COSTA 2018 (riesling renano 100%): Al naso la nota evoluta di idrocarburo non copre la frutta matura ma vi si affianca. Al palato si percepisce l’estremo equilibrio. La polpa del frutto è ancora ben percepibile. E’ minerale e sapido. Persistente. Se l’uva viene trattata bene in vigna e rispettata in cantina i buoni risultati si percepiscono. A titolo di esempio, ci spiega Paolo che, durante la fase prefermentativa, viene praticata la stabulazione a freddo del mosto per integrare il processo di estrazione della frazione aromatica delle uve. Forse, in my opinion, per essere un 2018 presenta già delle note terziarie in anticipo, però c’è a chi piace.
  • O.P. BONARDA D.O.C. POSSESSIONE DI VERGOMBERA 2019 (croatina 100%): Un vino materico nel colore, nell’odore nel sapore. E’ rosso violaceo, tannico, polposo. L’olfatto è pulito tutto giocato su sentori primari di frutta rossa. Si beve la fragola, la mora, il gelso rosso. La frizzantezza è contenuta ma ben percepibile e accompagna il tannino nel detergere il palato. Il tasso zuccherino è quello naturale. Un vino gastronomico perché va bevuto nell’ottica dell’accompagnamento a del cibo grasso e a base di carne di maiale: del cotechino o del salame. Mi ha talmente convinto che ne ho comprata una cassa.
  • O.P. BUTTAFUOCO D.O.C. 2019 (croatina 60%, barbera 25%, uva rara e ughetta di Canneto per la restante parte): Per rendere compatibile la croatina con la barbera viene abbassato il grado di tannicità della croatina separando il mosto dalle bucce e dai vinaccioli. I lieviti utilizzati per la fermentazione sono quelli autoctoni. La solforosa è a livelli minimi: 30 mg/l! La barbera seriosa si innesta nella paciosità della croatina. E’ un vino… vinoso. Il sentore di ciliegia è ben percepibile. Saprà dare soddisfazioni anche negli anni a venire.
  • O.P. ROSSO RISERVA D.O.C. CAVARIOLA 2016 (croatina 50%, barbera 30%, ughetta di Canneto 10%, uva rara 10%): E’ il top di gamma e lo si percepisce subito anche per un lavoro di cantina più complesso. I terreni calcarei dell’appezzamento Cavariola danno quella marcia in più alle uve che più o meno rispettano la composizione del buttafuoco. Una viva crème de cassis inonda le sensazioni olfattive. La nota di vaniglia della barrique c’è ed amplia il bouquet. Al palato si percepiscono sensazioni coerenti con i profumi arricchiti da note di cacao e cioccolata al latte. E’ ancora allappante e succoso. L’annata recente non fa esprimere le note terziarie che si svilupperanno in futuro rendendo ancor più complesso e coinvolgente il sorso.

Un plauso va alle rinnovate etichette del Vigna Costa e del Cavariola (so che deve essere stata una scelta sofferta perché la cantina è tradizionalista ma, al giorno d’oggi, l’occhio vuole la sua parte).

Ora che Paolo Verdi è stato all’AIS di Brescia non potrò più chiedergli come declamava Giorgio Bracardi nei suoi spettacoli con Arbore e Boncompagni “perché non sei venuto? Tin!”

By D.T.

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