Lupetti… @aisbrescia

<<Ma come?! Non conosci Alberto Lupetti?>>.
<<Francamente non lo conosco>> risposi io, alla domanda fattami da mio cugino, addicted dello Champagne.
<<E’ il maggior esperto di Champagne italiano. Quello della guida>> concluse lui.

Da quel dì, molto umilmente, ho cominciato a studiarlo ed a conoscerlo, diciamo così, per via telematica consultando il sito internet diretto dallo stesso Lupetti e guardando le sue dirette instagram, in periodo di lockdown.

Non potevo, quindi, farmi sfuggire l’opportunità di incontrarlo di persona presso la sede dell’AIS di Brescia dove il 18 settembre si è tenuta la degustazione dal titolo “Piccole Maison, grandi Champagne” con la partecipazione di Alberto Lupetti “in presenza” (come si usa dire adesso).

L’introduzione all’evento inviata dall’AIS di Brescia metteva subito in rilievo che i produttori di Champagne si dividono in due grandi categorie: le Grandes Marques (ad es. Billecart-Salmon, Canard-Duchêne, Lanson, Moët & Chandon etc.) e i Vigneron (cioè i piccoli produttori, noti anche come R.M., acronimo di “Récoltant Manipulant”).

Il relatore ci ha fatto conoscere tre sue “scoperte” fra i vignerons che hanno saputo raggiungere, al pari delle Grandi Maisons, piacevolezza gustativa e costanza qualitativa.

Un applauso ad Alberto Lupetti va fatto a prescindere perchè parlare davanti ad una sala gremita con la mascherina davanti alla bocca è di per se stesso uno sforzo ed un sacrificio in nome della Champagne come regione e dello Champagne come vino.

La premessa è stata ampia ed esaustiva propria di chi dà del tu alla materia. Si sono toccati i grandi temi dal riscaldamento globale che ha ridimensionato la pratica della “chaptalisation” (o zuccheraggio) alla merceologia dello Champagne cioè dove viene prodotto lo Champagne (a 150 km a sud est di Parigi in 34.000 ettari vitati, composizione dei terreni: vin de montagne e vin de rivière), come viene prodotto lo Champagne (qualità delle uve: Pinot Noir, Meunier, Chardonnay ed alcune autoctone residuali, la qualità, la resa e il prezzo delle uve. Quali sono le tecniche di coltivazione dello Champagne (ad esempio: la lotta al diserbo) e di vinificazione (ad esempio: la fermentazione malolattica, si o no?) e come viene commercializzato lo Champagne (costo della bottiglia al produttore ed al consumatore, le certificazioni, l’etichettatura).

Si è sottolineato anche che il consumatore predilige l’assemblage al millesimato perché il primo rispetto al secondo garantisce l’identità del prodotto nel tempo.

Non da ultimo è stata tratteggiata la personalità dei produttori, nell’ordine: Jean-Philippe Trousset (Vigneron Indépendant), Mathilde Bonnevie-Bocart ed Eric Taillet per rendere più vera e partecipata la degustazione.

Tutto questo ha creato un’attesa spasmodica all’assaggio.

I Vignerons presentati da Alberto Lupetti (coadiuvato da Vania Valentini e Manlio Giustiniani) sono stati: TROUSSET-GUILLEMART, ROCHET-BOCART ed ERIC TAILLET, come visivamente mostrato in calce al post.

Il primo si segnala per la freschezza, la pulizia e la piacevolezza per tutti i palati; il secondo (o meglio la seconda perché è una vigneronne) si segnala per l’energia del Pinot Noir in terra di Chardonnay; il terzo, invece, per la riscoperta e la valorizzazione del Pinot Meunier in purezza.

Gli Champagne in degustazione sono stati i seguenti:

Per la Maison TROUSSET-GUILLEMART:

  1. CREME BRUT – Premier Cru – (50% Pinot Noir; 31% Pinot Meunier, 19% Chardonnay): Definito Champagne gourmand per la sua estrema abbinabilità ai cibi e per l’ecletticità dei momenti di beva che vanno dall’aperitivo al pasto. Sprigiona sentori di frutto rosso, sorretto da bella freschezza e mineralità. Sostanzioso e sapido al palato. Mi ha colpito la grana fine delle bollicine ma soprattutto la loro fugacità al palato. Un classico.
  2. BRUT NATURE – Premier Cru – (50% Pinot Noir; 31% Pinot Meunier, 19% Chardonnay): Più esile del precedente, più da aperitivo e da plateau de coquillages e piatti di pesce, magari meno resistente all’evoluzione nel tempo ma di estrema immediata piacevolezza. Contemporaneo.
  3. MILLESIME 2014 – Premier Cru – (50% Pinot Noir, 50% Chardonnay): Il tempo passato lo vedi già dal colore e dalla scarsezza delle bollicine che se ne scappano al palato. La stoffa c’è ancora e difetti non se ne ravvedono. La longevità dei vini prodotti sta diventando un obbiettivo delle case vinicole ma anche di quelle farmaceutiche… dopo un po’ di tempo c’è bisogno di medicine.
  4. ROSÉ – Premier Cru- (56,5% Crème Brut, 35% Chardonnay, 8,5% Vin Rouge): E’ un rosé d’assemblage (con aggiunta di vino rosso) e non rosé de saignée (estrazione del colore attraverso il contatto del mosto con le bucce). Con uno Champagne di questa struttura si può ardire l’abbinamento anche a piatti di carne rossa per spingersi financo allo spiedo bresciano. La bolla in questo caso sgrassa e il frutto si accompagna alla carne arrostita. Multitasking.
  5. ANNA T. – Premier Cru- (100 % Chardonnay): E’ quello che mi è piaciuto di più per l’eleganza sia all’occhio (il giallo paglierino, la mousse bianca e il pérlage fine e persistente) sia al naso (floreale e agrumato) ed, infine, anche al palato (con una sapidità burrosa che “istiga” alla beva). E’ stato definito uno Chardonnay del Nord. C’est à moi!

Per la Maison ROCHET-BOCART:

  1. BLANC DE NOIRS – Premier Cru – (100 % Pinot Noir): Definito Pinot noir “con i tacchi a spillo” per la tesa acidità del pinot nero senza compromessi. Piccoli frutti rossi in bocca. Ancora giovane sprigiona la sua irruenza. Che carattere incisivo! Pare che rappresenti bene la vulcanica vigneronne Mathilde.

Per la Maison ERIC TAILLET:

  1. EXLUSIV’T (100% Meunier): E’ stata la sorpresa della serata perché ci si aspettava il Blanc de Blancs della Maison Rochet-Bocart ed, invece, Alberto Lupetti ha “changé le jeu“. Un (Pinot) Meunier di ineguagliabile personalità contro un “mare magnum” di Pinot Noir e Chardonnay. Al naso frutta nella quale si scorge anche il tipico mandarino e poi note di pasticceria e poi ancora sapida mineralità. Ricco e polposo al palato. Persistente e non stucchevole. Vorrei sottolineare anche una “carbonica” perfetta, né numerosa né scarsa e ben integrata. Chapeau!

E alla fine, come cantava Peppino di Capri, “Champagne per brindare a un incontro…” con Alberto Lupetti.

By D.T.

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