UGIVI E IL CIGNO NERO

Il 28 maggio, tramite supporto tecnologico, l’UGIVI ha tenuto il suo primo webinar ribattezzato ironicamente “Vinebinar” per l’attinenza al mondo del vino, dopo una serie di convegni organizzati e poi annullati, a causa del Coronavirus e conseguenti misure restrittive.

Il titolo è di scottante attualità “Impatto della pandemia sui contratti di compravendita e di distribuzione nazionali e internazionali nel settore del vino”.

Un’oretta e mezza in cui non ho staccato gli occhi dallo schermo del tablet per la competenza e chiarezza espositiva dei “web-conferenzieri” e la sempre “frizzante” conduzione del Presidente Avv. Stefano Dindo, da Verona. Non è una captatio benevolentiae nei confronti di stimati colleghi, sia chiaro.

L’esordio è stato scandito dall’interrogativo: il Covid-19 è stato il c.d. cigno nero cioè l’evento imprevedibile? Alla luce delle recenti epidemie dalla mucca pazza in poi non è stato un evento imprevedibile ma è stato imprevedibile nelle modalità con cui si è manifestato: l’eccezionale velocità con cui si è diffuso e le conseguenze nefaste sulle persone, sul sistema sanitario ed economico.

Ha dato spiegazione alle questioni trattate il Prof. Oreste Calliano, da Torino, che ha tracciato un quadro normativo generale e comparato relativo alla pandemia, ai principi comuni fra i paesi dell’Unione Europea ed extra UE che regolano le transazioni commerciali di compravendita e distribuzione (Convenzione di Vienna – Principi UNIDROIT  – Frustration of Contract) nonché alle c.d. best practice contrattuali europee (Principi ELI – Force Majeure – Hardship).

Come si legge nella locandina sopra riportata si è spaziato dalla normativa emergenziale specificatamente italiana (D.L. 18/2020 c.d. Cura Italia), alla forza maggiore (art. 1256 C.C.) alla eccessiva onerosità sopravvenuta (art 1467 C.C.) e ai poteri di riequilibrio del contratto da parte del giudice in base al generale principio di buonafede.

L’Avv. Diego Saluzzo, da Torino, dopo aver rappresentato il riferimento normativo, ha dato risposta al quesito pratico nello specifico caso italiano con riferimento alla giurisprudenza sia cinese sia italiana. Il RA Robert Budde, da Colonia, ha dato risposta al quesito pratico secondo il diritto tedesco. Infine, l’Avv. Aurora Visentin, da Parigi, ha dato risposta al quesito pratico secondo il diritto francese.

Il caso pratico prospettato era il seguente:

La Società Alfa ha venduto una partita di vino Barolo nel caso italiano, o Bordeaux nel caso francese, o Riesling nel caso tedesco, ad un acquirente cinese Beta, il quale, a sua volta, rivende ai propri clienti che gestiscono ristoranti in Cina.

Il contratto di vendita della partita di vino si è formato con scambio di e-mail: la prima della società cinese Beta del ventidue novembre 2019 contenente l’ordine, la seconda contenente accettazione dell’ordine da parte della società Alfa di pari data. In detta mail di conferma, si descrive la merce: Mille bottiglie dell’annata 2015, si indica il prezzo di trenta Euro a bottiglia, si stabilisce il termine di consegna tassativa entro il giorno trentuno di marzo 2020, termine presidiato da una penale di mille Euro per ogni giorno di ritardo. Erano altresì previste le modalità di traporto D.A.P. Incoterms ed, infine il termine di trenta giorni dalla consegna per il pagamento.

Si sono prospettati due scenari:

Nel primo scenario la Società Alfa è pronta ad inviare la merce in Cina, ma la Beta annulla l’ordine, già accettato dalla Alfa, perché fa presente che i propri clienti ristoratori sono chiusi, in adempimento delle misure di contenimento disposte dal governo cinese.

In alternativa la società cinese Beta richiede che venga praticato uno sconto consistente, perché fa presente che sicuramente quando i ristoratori apriranno, chiederanno a loro volta uno sconto, viste le perdite già subite e le difficoltà del settore che si protrarranno nel tempo.

Nel secondo scenario la società Alfa, a seguito delle misure di contenimento, non è in grado di preparare la fornitura di vino per la spedizione e ciò comporta un ritardo di dieci giorni; la merce viene poi consegnata al cliente cinese con ulteriori quindici giorni di ritardo, perché la dogana cinese blocca il vino per controlli, poiché proviene da paesi in cui il contagio è elevato. La società cinese Beta rifiuta la consegna della merce perché sostiene che è arrivata in ritardo; in via subordinata chiede il pagamento della penale, in via ancora subordinata chiede un consistente sconto perché sostiene che a seguito del ritardo ha comunque perso uno dei suoi clienti importanti.

Quali norme e principi di diritto saranno applicabili? Ed ancora, se l’acquirente fosse nazionale cambierebbe qualcosa?

Non voglio togliere la suspense dando le risposte ai quesiti sopraindicati per coloro che volessero seguire il seminario che sarà disponibile sul sito web dell’UGIVI a breve.

In questa sede ho solo voluto suscitare la curiosità di chi fosse interessato alla materia e alla soluzione del caso pratico, non essendo questo un blog che tratta specificatamente questioni giuridiche.

L’unico rammarico è dato dal fatto che non si è potuta coronare la conclusione dell’incontro con il consueto rinfresco e ciò ha lasciato tutti con un po’ di “amarone” in bocca.

By D.T.

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