METTIAMOCI UN PO’ DI FANTASIA

PRODUTTORE: ANTICA CORTE AI RONCHI

NOME DEL VINO: MORENA

ANNATA: 2019

PAESE: ITALIA

REGIONE: LOMBARDIA

AREA VITIVINICOLA: VALTENESI

TIPOLOGIA: CHIARETTO

UVA: GROPPELLO, SANGIOVESE, BARBERA, MARZEMINO

GRADO ALCOOLICO: 13%

NOTE PERSONALI: Si desidera un certo ritorno alla normalità e, nell’impossibilità di varcare i confini regionali, un mio amico ed io abbiamo optato per l’acquisto di vini di facile reperibilità all’interno della provincia bresciana.

In questi momenti di libertà limitata occorre “méttece un po’ de fantasia”, come diceva il papà di un mio compagno di classe del Liceo.

La scelta è caduta su una piccola azienda ma non per questo di minor valore della zona posta fra la città di Brescia e il Lago di Garda in quel di Bedizzole. Per intero si chiama Azienda Agricola Pasini – Antica Corte ai Ronchi , già menzionata in precedenti post.

Per pochi chilometri è sopportabile il surreale posizionamento all’interno della autovettura con me sul divanetto posteriore lato destro, in stile autorità, e il mio amico davanti alla guida, chiaramente entrambi muniti di guanti e mascherina.

L’arrivo presso la sede della cantina è stato agevole. Il traffico stradale non è ancora caotico. Dopo i saluti e i convenevoli con Maurizio Pasini, ci siamo rassicurati che il Covid-19 non avesse fatto qualche vittima tra i “congiunti”. Nulla per fortuna.
Meno agevole è stato l’assaggio: metti la mascherina, togli la mascherina in stile Karate Kid è un po’ fastidioso e limitante.
La bella e calda giornata ha invogliato l’assaggio di vini freschi. Il mio target era il Chiaretto che già mi aveva convinto nelle esperienze vinose dell’anno passato. Si è riconfermato anche ora.

Il nome del vino “Morena” (giocato sull’omofonia con la parola spagnola) rivela che la Valtenesi è una zona collinare il cui suolo è caratterizzato dalla presenza di materiali rocciosi e terre argillose, scarse di calcare. Si è formato per l’arretramento di un ghiacciaio. Questa composizione geo-fisica del terreno è detta appunto morena.

La “quadripartizione” del Chiaretto (Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese in percentuali variabili) lo rende mutevole. In quest’annata 2019 la presenza di Groppello è inferiore rispetto agli altri anni, pur nel rispetto del disciplinare, a vantaggio delle altre tipologie. Lo si vede già dal colore. Etichetta curata e gradevole… un po’ di gusto retrò.

Ben distanziato e con circospezione, afferro il bicchiere. Il rosato ha riflessi salmone ed è limpido e scorrevole nel bicchiere. Al naso una piacevole fragola, in sordina, precede la pesca con succo di melagrana al palato. Ma non è tanto questo che convince quanto la secchezza e la sapidità finali. Acidità equilibrata. Il grado alcoolico non tenue è ben integrato e garantisce una buona tenuta anche su piatti a base di pesce (provare per credere). Certo non è un vino che ti “illumina lungo la via di Damasco” ma è un sicuro compagno di aperitivi e pranzi all’aperto nel giardino o sul balcone di casa. E di questi tempi può bastare. Roseo sia il futuro come il vino!

Per giustificare il viaggio abbiamo assaggiato anche il Lugana che è appena stato imbottigliato. Ciò mi ha spinto a procrastinare l’acquisto tra qualche mese. Le premesse, tuttavia, sono buone.

Risolleviamoci… con un po’ di fantasia.

By D.T.

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