POLPENAZZE: SETTANT’ANNI E NON SENTIRLI

La settantesima edizione della Fiera del Vino a Polpenazze è stata baciata dal sole dopo un lungo periodo di pioggia.

La tradizione andava rispettata anche quest’anno, non si poteva mancare. I miei motivi erano già stati esplicitati in questo “pezzino”.

Ci siamo andati sulla fiducia perché, anche quest’anno, non c’è stata una comunicazione ufficiale ma nemmeno ufficiosa delle aziende presenti negli stands e tantomeno dei vini proposti.  E ciò non piace a noi “cultori della materia” che vorremmo viaggiare sempre… informati. Qualche azienda oggetto delle nostre attenzioni ha annunciato sulla pagina facebook la propria presenza ma si pretende di più, non dalle aziende ma dagli organizzatori. Il tempo passa ma l’impostazione purtoppo non cambia. Mi si può ribattere che c’è sempre il pienone, quindi, evidentemente, alla gente piace così. Così è, se vi pare.

Ad onor del vero un elenco è stato fatto ma fra le pagine di un opuscolo reperibile solo in loco, quindi, per pochi fortunati (vedasi fotografia sottostante). E’ troppo poco. Sarebbe stato meglio inserire l’elenco nella pagina facebook della manifestazione in modo da raggiungere il maggior numero di persone non solo la ristretta cerchia dei possessori del summenzionato opuscolo, per altro credo coincidenti con la sola popolazione di Polpenazze.

Partiamo da Tenute del Garda di cui bevvi il Sottosopra 2014 presso la Trattoria Pegaso di Gavardo (BS), un annetto fa, per “sgrassare” la “Spessiga”, un piatto che consiglio di mangiare almeno una volta nella vita, e mi sono ripromesso di andare a conoscere i loro prodotti.

Dopo i convenevoli, faccio quattro parole con Andrea Lorenzi, socio di Tenute del Garda,  sulla presente annata 2018 che si preannuncia, a suo dire, buona e poi via con gli assaggi.

Si parte dal Sottosopra 2016 per poi passare al Chiaretto 2018 (un blend di 30% Groppello, 30% Marzemino, 25% Barbera e 25% Sangiovese) a seguire il Riesling 2016 (da uve renano e italico in egual percentuale) ed in fine il rosso Lucone 2015, che non è un “grande Luca” ma prende il nome da una zona del lago dove sono stati rinvenuti antichissimi insediamenti umani, guarda caso dove alligna la vite c’è anche l’uomo. Fatta questa spicciola considerazione, il Lucone è composto da un uvaggio di Groppello 85%, Sangiovese 5%, Barbera 5%, Marzemino 5%. Peccato non aver potuto assaggiare il top di gamma Vista Lago, sarà motivo per andare in cantina. Alcune bottiglie proposte allo stand non sono state assaggiate (le bollicine brut bianco e rosé metodo Charmat) per non eccedere già in partenza, per evitare di fare come quei corridori che partono a razzo e poi stremati finiscono in barella.

Il Sottosopra è un metodo classico ancora sur lie da uve Groppello vinificate in bianco (in quanto uva rossa autoctona del Lago di Garda). Questa è la nuova frontiera della lavorazione dell’uva Groppello. E’ stato stappato con i suoi lieviti “inside”, si sente la “birrosità”, l’asprigno in stile wiezen (di cui ha la nebulosità nel bicchiere) a fianco di una polpa di frutto integro. Spumoso,  immediato e giocoso vista la possibilità di mettere in punta  (sottosopra, appunto) la bottiglia e di far espellere i lieviti con un dégorgement à la volée. Se ne perde un poco ma val la pena di tentare, a mio parere. Sicuramente un prodotto ben studiato nella forma e astuto nel contenuto.

Il Chiaretto 2018 è di bel colore non troppo scarico cosa che per un Chiaretto è già partire col piede giusto. La scelta, operata in cantina, credo sia stata nella direzione della continutà con la tradizione locale più che ammiccare alle tendenze francesizzanti di altri produttori che prediligono sfumature più tenui che virano verso la buccia di cipolla o la cipria.

Il colore rosa con sfumature ciliegia è ottenuto equilibrando con diverse tempistiche di macerazione gli antociani provenienti dalle bucce del Groppello (macerazione 14 ore) del Barbera e Marzemino (macerazione 8 ore) e del Sangiovese (pressa). La beva è piacevole per il bouquet di piccoli frutti rossi tra la fragola di bosco e il lampone, l’acidità è contenuta ma la sapidità viene a supporto. La freschezza richiama l’estate incipiente. Come già scritto a più riprese non sono un “chiarettista”, tuttavia questo mi piace molto da giugno a settembre.

Ecco il mio pallino: il Riesling. Credo che il Lago di Garda abbia buone potezialità per esprimere bianchi di livello. Non conosco vitigno più internazionale del Riesling Renano (che fa da traino all’altro 50% di Riesling Italico presente nella bottiglia) e conseguentemente credo possa lanciare a livello sovranazionale i produttori gardesani. Il colore giallo con riflessi verdognoli è caratteristico. La nota fresca di menta non ancora sfociata nel sentore balsamico mi piace molto, mela bianca e una lieve “pepatura”. Qui al contrario del Chiaretto l’acidità si sente e garantisce una buona evoluzione che allo stato non è sfociata nella nota idrocarburica essendo l’annata recente. La vinificazione in acciaio e l’affinamento in bottiglia 9 mesi ne aumentano la piacevolezza di beva. In conclusione un bel bianco da tenere in cantina tutto l’anno.

Il Lucone è un Groppello con afflato toscaneggiante (nel senso della ricerca di struttura ed eleganza anche in Valtenesi). Rosso rubino, acidità contenuta, tannino morbido, persistente quel tanto da accompagnare i piatti della cucina quotidiana senza prevaricare. E’ giocato sulla nota fruttata del Groppello (evitato il sentore di “big babol” però) sostenuta anche dal Sangiovese ed è corretto nel colore dall’apporto di antociani degli altri vitigni come pure nella trama tannica. Non è un rosso impegnativo ma appagante.

Emerge a conclusione di questi assaggi la pulizia gusto-olfattiva dei prodotti di Tenute del Garda che è segno di qualità del lavoro in vigna prima e in cantina poi.

Della Antica Corte Ai Ronchi comincerò ad esporre gli assaggi non in ordine cronologico ma in ordine di gradimento. L’ultimo della serie ma il primo per lo stupore destato nelle mie papille è il Note Gialle vino passito da uve Riesling Renano, Incrocio Manzoni e Malvasia. Giallo dorato. Intenso profumo che dalla rosa vira verso la pesca e all’albicocca disidratate. Una vera sorpresa. Dolce ma non stucchevole buono per essere abbinato sia con formaggi erborainati sia con biscotti secchi. Ha qualcosa di certe malvasie passite dell’Oltrepò. Poi il Chiaretto è un “opus mixtum compositum” di Groppello, Sangiovese, Barbera e Marzemino. Il rosa è leggermente aranciato per “colpa” dell’antociano caratteristico del Groppello. Vero prodotto best price per qualità/prezzo.  Fragolina di bosco al naso. In bocca fresco con buona spalla acida. Sapido e con quel giusto grado alcoolico che “sgrassa” il palato. Nonostante la mia ritrosia al Chiaretto, se continua questo caldo ne prevedo un buon acquisto e conseguente consumo. Degni di nota sono l’Alet Dor spumante metodo classico da uve Chardonnay 90% e Pinot Nero 10% (ma in questa tipologia la concorrenza franciacortina è spietata) ed anche il Martì da uve groppello vinificato in bianco spumantizzato col metodo charmat. Il residuo zuccherino “Extra dry” lo rende piacione da aperitivo e dissetante dopo una giornata passata al sole.

Presso lo stand delle Cantine Pietta l’aplomb del degustatore è colpevolmente venuto meno nel senso che io e i miei accompagnatori abbiamo fatto sagra assaggiando di tutto e di più accompagnato da pizze, focacce e salumi acquistati sulle vicine bancarelle. La carrellata è stata ampia: dai simpatici rifermentati in bottiglia (su tutti il Piett-One da uve Groppello 40, Barbera 30, Sangiovese 30, lavorate col metodo ancestrale senza solfiti aggiunti con uso di soli lieviti indigeni) ai più nobili e, per me, convincenti vini fermi. A mio gusto su tutti, non mi stanco di dirlo, il Rismen da uve Riesling Renano in purezza, poi il Passito 2013 (40 Chardonnay , 40 Riesling e il saldo di Incrocio Manzoni) infine lo Chardonnay, pensato per anche per un palato internazionale, con passaggio in barrique. Mi piacerebbe che le Cantine Pietta producessero un Riesling (col suo vero nome non con quello dialettale) in bottiglia renana con tappo stelvin… chissà se l’anno prossimo vedrò coronato questo mio desiderio. Chi vivrà vedrà.

Niente rossi da Pietta. Che volete fare ogni stagione ha il suo vino.

Non potevo non assaggiare i vini della Cantina Zatti. A me piace il loro spirito innovativo e sperimentatore oltre al fatto che producono vini buoni. Forse a volte eccedono nella forma… lo stile della bottiglia da cuvée contentente il Metodo Classico imita un noto produttore della Franciacorta. Era meglio la sciampagnotta. Vista la temperatuta estiva ho assaggiato il Metodo Classico Sandrjolé 2016 sboccatura 2019 da uve Groppello. Accattivante il color rosa con riflessi ramati. Very good, Freschezza a go-go. Si segnala come contraltare ai più rinomati Franciacorta. Dal lato dei vini fermi il Riesling Renano Gep 2017 conferma la continuità qualitativa. Elegante. Note balsamiche al naso e frutta bianca su un ordito minerale. Ho tralasciato il Chiaretto perchè, non me ne si voglia, ho già raggiunto la mia dose giornaliera.

Da ultimo con i suoi Lugana bella impressione di sè ha lasciato la cantina Patrizia Cadore di Pozzolengo, che è un può fuori l’areale della Valtenesi ma è bene che sia presente a questa manifestazione. La collocazione dello stand all’interno della Fiera era un po’ svantaggiata non essendoci alcun “cartello stradale” che ti ci portasse. Ci siamo arrivati su indicazione specifica di un amico. Una volta giunti, la digressione dal centro della fiera valeva il piccolo spostamento. Di primo acchito ho apprezzato molto sia la scelta estetica della bottiglia renana così da strizzare l’occhio nella forma ai bianchi altoatisini ma con una sostanza lombardo-veneta. Convincenti sia il San Martino della Battaglia sia il Lugana sia nell’annate più recenti sia nelle riserve. Un po’ meno lo Chardonnay frizzante mentre il giudizio sui rossi è stato rinviato a più approfonditi assaggi autunnali. Il San Martino della Battaglia Doc è un vino prodotto con uve Tocai (Tuchì nel dialetto locale) oggi Friulano. Come mai le uve tipiche del Friuli sono giunte fra le province di Verona e Brescia? Ciò si spiega col fatto che per un lungo periodo storico sia la provincia di Verona sia la provincia di Brescia come il Friuli sono state sotto l’egemonia della Repubblica di Venezia che ha anche determinato le scelte di politica agricola. Fatto questa introduzione rispetto al parente friulano più famoso si presenta giallo paglierino scarico, secco, fresco con note citrine ed un finale ammandorlato. Il Lugana 2018 da uve 100% Turbiana. Lavorazione in acciaio. Mi hanno colpito la nota agrumata di pompelmo, la spalla acida e la nota leggermente piccante.  L’impressione glicerica in bocca è conseguenza della raccolta dell’uva a piena maturazione ampelografica (fine di ottobre). Il Lugana Riserva 2016 si pone in continuità filologica con il precedente colpiscono la secchezza e pulizia finali.

E anche l’edizione del 2019 se ne va tra i fuochi d’artificio.

All’anno prossimo per nuove esperienze con vista sul Lago di Garda.

By D.T.

 

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