A TUTTO ALTO ADIGE: Merano Wine Festival e In der eben

Gentili venticinque lettori, prima di cominciare a scrivere delle nuove esperienze vinose del “millesimo” 2019, occorre concludere i racconti dell’anno trascorso con il Merano Wine Festival

Ho preso parte alla kemesse sabato 10 novembre 2018 grazie alla benevola intercessione di una signora architetto della quale per ragioni di privacy ometto di menzionare il nome.

Oh, niente di illecito si intenda. Il cordone di sicurezza per entrare era certamente importante, imbucarsi era impossibile.

Bellissima la cornice della Kurhaus nel centro di Merano, per l’occasione rigorosamente pedonalizzato. Fortuna ha voluto che trovassi parcheggio nelle vicinanze in modo da non disperdere energie in estenuanti trasferimenti a piedi visto che dentro la “Casa di Cura” la strada da fare è tanta.

Sarà anche, come alcuni detrattori l’hanno definita, una manifestazione anni ’90 ma io sono un nostalgico e a me è piaciuta molto per l’elevato livello dei produttori scelti da Helmuth Köcher in arte The WineHunter, guru del vino ed encomiabile creatore della manifestazione.

Tante le cose buone, molto buone, buonissime assaggiate sia sotto forma di vino sia in forma di cibo lungo tutta la giornata di sabato.

Poi a me garbano le manifestazioni nelle quali sono presenti sia vino sia cibo in fondo sono fatti l’uno per l’altro. L’importanza e il successo della manifestazione sono poi rappresentati dal sold out dei biglietti a prezzo pieno, che non è proprio popolare.

Forse la frequentazione con cadenza biennale, per me quisque de populo ed eterno neofita non professionista del settore,  è la dimensione giusta per approcciarsi alla manifestazione per il fatto che lo spostamento impone di dormire in loco e di sacrificare un intero fine settimana al “trattamento terapico” del dio Bacco.

Sarebbe ancora più completa questa manifestazione e ne varrebbe ancor di più la pena frequentarla, se i negozianti della zona (fornerie, salumerie, negozi di abbigliamento, cantine, etc. etc.)  tenessero aperto in via eccezionale anche la domenica per poter meglio assaporare e godere di un clima di festa in Alto Adige. Certamente, dico fra me e me, questo è pretendere troppo. Si sa la cosa non rientra nel carattere, bello o brutto che sia a voi il giudizio, della gente di queste terre.

Per mia specifica scelta ho spinto il pedale sui produttori del Trentino-Alto Adige trovandomi in casa loro ma le zone vinicole rappresentate toccavano tutto il territorio italiano e non solo, si spigevano anche all’estero. Comunque per non tediarvi in una lunga e quindi stucchevole lista di vini assaggiati mi permetto di scremare a soli due prodotti a me sconosciuti.

Peter Sölva, Amistar. Un “cocktail” in senso positivo di diverse uve (un uvaggio o come di dice oggi un blend di Merlot, Cabernet Sauvignon, Lagrein, Cabernet Franc, Petit Verdot, in varie percentuali), in stile “Castelnuovo del Papa”, ehm scherzo… Châteauneuf-du-Pape, complesso ma nel contempo armonico e l’armonia fra olfatto e palato dona eleganza. Grande capacità in vigna e grande tecnica in cantina che si concretizza nella perfetta  sintesi tra natura (sentori di prugna secca e frutti di bosco) e agire umano (spezie e uso della barrique). Intenso ed ammaliante!

Kornell, Sauvignon Blanc Oberberg 2017 lo eleggerei a coup de foudre della manifestazione per me amante del sauvignon blanc. Anche in antitesi all’uvaggio rosso, ho scelto un monovitigno bianco che esprime l’identità del sauvignon alto atesino. Nein nein pipì di gatto ma salvia e frutta esotica. Mineralità e e freschezza e lunghezza gusto-olfattiva. Bello e buono!

Il giorno successivo sempre grazie alle persone che mi hanno accompagnato in questo “Südtiroler tour” sono stato presso la cantina In der Eben ove fra un giro per le vigne, assaggi di botte e degustazione finale si è concluso il week-end vinoso. La visita in cantina era stata ampiamente programmata e concordata altrimenti avremmo trovato chiuso.

Sempre fra i vari assaggi fatti scelgo un vino emblematico il Freistil, Merlot in purezza. Rosso rubino, al naso ricorda il ribes rosso, al palato si pecepiscono anche note di rabarbaro. Estrema pulizia che dimostra il lavoro di qualità svolto sia in vigna sia in cantina come ho potuto toccare con mano. L’invecchiamento in botte di rovere permette di levigare i tannini. Finale persistente.

Ho acquistato su commissione  un Sauvignon e un Gewürztraminer ma ve ne parlerò quando li avrò stappati.

Ora ho la coscienza a posto col 2018.

Ringrazio le Signore A.G. e A.C. per aver contribuito alla realizzazione del fine settimana meranese e buona continuazione di nuovo anno.

By D.T.

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