A rebours: Bottiglie Aperte 2018.

Siamo agli inizi del 2019 e mi volto indietro a ripensare alle esperienze vinose dell’anno appena concluso.

Di una non avevo ancora colpevolmente scritto ed è il Bottiglie Aperte tenutasi dal 7 all’8 ottobre 2018 a Milano.

C’era un caldo estivo quando ci siamo immersi nella kermess meneghina del vino alla quale nel 2017 non abbiamo preso parte perché la consideriamo un po’ una biennale… come se fosse arte.

La nuova sede (la precedente in cui andai era all’interno del Palazzo delle Stelline) è molto funzionale e resa gradevole dalle coreografie in listelli di legno chiaro appese al soffitto a simboleggiare botti destrutturate. Danno profondità e movimento ad una struttura industriale che altrimenti sarebbe anonima. Il bianco, tutto attorno, è il colore dominante.

I banchi d’assaggio sono collocati in due sale confinanti. Nella sala denominata 2 la luminostà è diffusa e ideale per apprezzare il colore del vino metre la sala 1 riscontro una luminosità naturale meno intensa.

Nella sala 2 erano collecate le due cantine mio obbiettivo di quella giornata: Renato Ratti  e Fruscalzo.

La prima è grande classico della produzione vinicola piemontese già negli anni ottanta in famiglia acquistavamo vini da loro. Le etichette mi rassicurano perché son sempre le stesse nello stile, nel colore e nella divisa da soldato. Quella del vino bianco mi mancava mentre le altre le avevo già viste sia a bottiglia piena sia a bottiglia vuota. Bottiglia rigorosamente Albeisa per tutta la linea a manifestare identità e quindi riconoscibilità del prodotto. Questo è il packaging ma siccome sono un “sostanzialista” non mi fermo a giudicare un vino solo dall’aspetto esteriore: voglio capire cosa mi comunica anche dal suo interno perchè il contenuto prevale sul contentente.

Parto dallo Chardonnay DOC “Brigata” annata 2017. Chardonnay in purezza vinificato in acciaio. Questo vino bianco, all’epoca sopraindicata non lo producevano ancora, per me è stata una piacevole sorpresa anche perché non è uno di quei bianchi prodotti tanto per accontentare il cliente: questo ha stoffa. Giallo paglierino, piacevolmente fruttato più che floreale (pesca e banana), fine. Un bella struttura anche alcoolica  (14 gradi) e freschezza che lo rende piacevole e consono alla giornate estiva in cui è stato assaggiato. Secco con bella persistenza nel finale. Quindi in un cantina “rossista” anche il bianco non sfigura.

Poi passiamo ai classici rossi: il “dusèt” delle Langhe. Dolcetto DOC Colombè 2017, vinificato in acciaio. Rosso rubino, spiccano la ciliegia e l’amarena. Non impressiona per struttura, l’alcool è ben integrato, tannico quel tanto, ma è la freschezza che lo rende piacevole e di facile ma non banale beva con un finale amaricante. Grande immediatezza….

Barbera DOCG “Battaglione” 2016 Barbera in purezza con un passaggio di 6 mesi in botte piccola e affinamento in bottiglia. Rosso brillante il colore e rossa la frutta che si percepisce decisa al naso con sentori di prugna. Speziata ed equilibratamente tannica. La freschezza del dolcetto sopradetto cede ed è sopraffatta dalla maggiore personalità anche un poco rustica della uva barbera. Chapeau!.

Villa Pattono Monferrato DOC 2015 da uve Barbera e Merlot in pari quota vinificato in accaio per poi passare per un anno in botte grande e affinato in botte piccola. Rosso intenso, frutta rossa che richiama la susina a fianco di note più complesse di spezie e tostatature finali. Nota tannica presente con sensibile sensazione di astringenza. Molto persistente.

Nebbiolo DOC Ochetti 2016. Colore scarico e belle trasparenze “nebbiolose”,  fine al naso con note floreali e piccoli frutti di bosco, astringente e fresco con buona persistenza al palato. Il grado alcoolico fa da sostegno all’elegante struttura.

Barolo DOCG Marcenasco 2014. Rosso “granata” d’altronde siamo in Piemonte e un po’ di Toro ci sta anche nel bicchiere. La frutta da rossa passa a nera con note speziate. Astringente per evidente giovinezza, ha solo quattro anni. Si fa notare per sapidità e persistenza. Molto molto fine. Con un elevato rapporto qualità/prezzo per dare una connotazione anche economica all’assaggio.

Alla fine è un peccato non poter acquistare qualche bottiglia.

***

Mea culpa, Mea culpa, Mea maxima culpa! Pensavo di conoscere il Friuli-Venezia Giulia del vino ma per mia insipienza mai avevo bevuto e nemmeno sentito parlare di Fruscalzo, sebbene produca vini nel Collio dal 1950.

Quindi a tappeto ho assaggiato i vini in degustazione. Per sete di sapere… si intende.

A presentar i vini c’era direttamente la signora Daniela Fruscalzo, che affianca i due fratelli nella realizzazione dei vini, e questo è un “plus” perché col produttore par di essere in cantina.

Punto di partenza è la Ribolla Gialla 2017 da uve provenienti anche da un vigneto di cinquant’anni e, si sa, vigna vecchia fa buon ehm… vino. Un convincente giallo paglierino colpisce l’occhio con riflessi verdognoli. Parte floreale al naso e si dipana con sentori di pera in bocca chiudendo agrumato. Struttura e corpo da vendere ma senza perdere di vista l’eleganza. Grado alcoolico ideale che non supera i 12,5 gradi (old style) per invogliare la beva. Vinificato in acciaio chiama forte “pesce, pesce”.

Friulano 2017. Un bel Tocai come si diceva quando c’era ancora il vecchio conio. Vigne anche in questo caso di vecchio impianto (si arriva anche a 65 anni) e raccolta dell’uva verso la metà di settembre. Color giallo quasi dorato, punto. Frutta gialla matura quasi tropicale nell’attacco, corposo, materico e ammandorlato nel finale. Lunga persistenza. Chiama forte “prosciutto di San Daniele, montasio e frico”.

Pinot Grigio 2017 sempre vinificato in acciaio il color è giallo con riflessi ramati tipici del pinot grigio. Si fa apprezzare per la spiccata freschezza e sapidità. Anche per questa tipologia di uva, il grado alcoolico non è esuberante attestandosi sui 13 gradi. Lo abbinerei ad un risotto al masurìn (anatra in friulano) in quanto trovo che possa “sgrassare” bene.

Sauvignon 2017. Io ho un debole per il sauvignon per cui se sbagli il sauvignon per me “sei fuori”.  Questo è un sauvignon blanc vinificato in acciaio. Color giallo paglierino con sentori di rametto di pomodoro e salvia, licis al palato.  Strutturato, fresco, sapido e persistente. Molto bene, esame passato brillantemente. Io lo abbinerei a tutto: dall’aperitivo ai primi piatti e ai secondi a carne bianca per finire coi formaggi ma affiancato ad un risotto con le code di gambero credo sia la morte sua.

Il palato è ora appagato ma, visto il mio gap di preparazione, non mi lascio sfuggire i vini rossi. E’ quell’irrefrenabile sete… di sapere!

Merlot 2014. Non è affatto un merlot “da frasca” anzi è bello impegnativo. Vinificato in acciaio per poi passare per sei mesi alla botte grande. La raccolta dell’uva avviene a piena maturazione ampelografica verso la metà di ottobre. Rosso rubino con sentori di prugna e frutta nera. Il passaggio in legno gli regala note tostate e ammorbidisce il tannino. Si addice a piatti impegnativi.

Cabernet Sauvignon 2011. Vinificato in acciaio per poi passare in botte grande. Rosso granato. Al naso spiccano i frutti rossi, un po’ cotti e, al palato, le note di china. Un vino che segue gusti internazionali. A Milano d’altronde non ci si può presentare solo con autoctoni. Nel mio piccolo avrei preferito il Cabernet Franc bello erbaceo che fa tanto tipicità e goût du terroir.

Rosso Bruno 2009 conclude la maratona. E’ un Igt da uve Merlot per il 90% e Refosco per il 10%. Color rubino con riflessi granati. Presenza di frutta nera sia al naso che al palato. Caldo, rotondo e persistente. Sebbene vengano utilizzate uve appassite, il grado alcoolico non è da Amarone ma rimane contenuto nei 13 gradi.

Ho trovato sia i bianchi sia i rossi possenti e molto personali. Complessivamente una bella esperienza lontana dalle moderne elevate gradazioni alcooliche che pregiudicano la facilità di beva.

Vale la pena andare a fare un giro in cantina a Ruttars per approfondire la conoscenza di tutta la produzione. Mi è rimasta la voglia di Malvasia e Refosco.

Daniela, aspettami!

By D.T.

P.S. Questi sono gli assaggi fatti en solitaire. Per non tediarvi ulteriormente troverò lo spunto per scrivere anche di quelli fatti assieme ai miei accompagnatori, che per il momento restano anonimi.

  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *