UN VINO PER L’ESTATE

Faccio il verso ad una nota manifestazione canora estiva di alcuni anni addietro per segnalare questa cantina conosciuta alla scorsa edizione del Vinitaly: la Cantina Tonello di Montorso Vicentino.

L’estate mi concede un po’ di tempo libero per entrare nel mood della vignaiola Diletta Tonello, enologa e direttrice commerciale dell’azienda.

La strada che porta alla cantina non farebbe presagire un paesaggio agreste perché costellata ai bordi da una sequela di capannoni senza soluzione di continuità nella operosa provincia di Vicenza al confine con Verona.

Invece, lasciata alle spalle la strada provinciale, giungo a Montorso Vicentino  e mi si presenta d’improvviso l’imponente edificio rurale che ospita l’azienda con tutti i vigneti attorno.

Trovo a ricevermi Diletta Tonello che, dopo varie esperienze lavorative in Italia e all’estero, ha preso le redini della cantina paterna, e ancor prima del nonno, per trasformarla da entità locale in cui si producevano vino sfuso, coltivavano cereali e allevava bestiame, in una emergente realtà esclusivamente vitivinicola.

L’obbiettivo è ricavarsi un proprio spazio identitario e personale nell’affollato panorama vinicolo italiano.

Di conseguenza anche gli ambienti sono in continuo rinnovamento e conversione da un lato gli spazi tecnici per facilitare l’opera di vinificazione e lo stoccaggio dall’altro gli spazi destinati alla ricezione clienti per  accogliere al meglio gli enoappassionati.

Le dimensioni produttive sono intorno alle 30.000 bottiglie annue nelle quali la produttrice vuole esprimere le goût du terroir.

Cosìcché a riempire le suddette bottiglie vengono usate uve coltivate principalmente nei vigneti limitrofi (salvo quelle usate per il metodo classico provenienti da appezzamenti collinari) tipiche della zona come la Garganega (qui detta Garganego) e la Durella, oltre alle internazionali Pinot Grigio e Chardonnay per i bianchi, Merlot e Cabernet Sauvignon per i rossi.

Particolarmente interessante è stata la visita del vigneto posto su terreno vulcanico argilloso ed allevato con la tecnica della pergola veronese nella quale la vite è sorretta da pali in cemento e cavi d’acciaio così da creare un verde ombrello protettivo per i grappoli.

La produzione nel suo piccolo è ampia perché spazia dai vini fermi a quelli frizzanti, dai passiti al metodo classico.

L’assaggio è stato mirato sui “bianchi per l’estate” ed è stata una bella esperienza.

Prima gli “alloctoni”:

Lo Chardonnay mosso è proprio un vino dichiaratamente estivo per la presenza di spuma croccantina che scaccia i pensieri. Il colore è giallo paglierino. Al naso si presenta con lievi profumi di mela bianca. La carbonica non è aggressiva, il grado alcoolico è contenuto (11,5°).  Persistenza quanto basta per invogliare a berne ancora, anche sotto l’ombrellone. Da assumersi preferibilmente “ghiacciato” prima e durante  i pasti ma volendo… anche dopo. E’ una vera hit per l’estate: “Da zero a cento”.

Il Pinot Grigio fermo è vino varietale profumato con una bella secchezza e pulizia finali. Strizza l’occhio ad una bevuta disimpegnata ma non banale. Giovandosi di una bella acidità è da abbinarsi a piatti a base di pesce in generale. La contenuta alcoolicità (12°) permette anche di apprezzarlo in semplice calicino da aperitivo casalingo. Da bersi ascoltando “La cintura”.

Poi passiamo agli “autoctoni”:

Il Garganego non proviene da una uva di nicchia in quanto è prodotto con la Garganega che è la regina delle uve bianche della provincia di Verona e Vicenza. Qui è semplicemente declinata al maschile ma non è stato un errore di trascrizione dell’ufficiale dell’anagrafe vinosa, la chiamano così.  Giallo lievemente dorato, al naso note tropicali di ananasso e finale ammandorlato: è una certezza, sai che non può che provenire da quella zona e da quella terra. E’ collegata da un fil rouge al Soave e al Gambellara. E’ più tonda degli altri vini assaggiati e richiama un ritmo “tropicale” tipo “Amore e capoeira”.

Infine, il Durello in una doppia versione base e riserva. La versione base (11,5 °) è secca, minerale, asprigna e perfetta ancella di un bel piatto di baccalà alla vicentina; la versione riserva, assaggiata in anteprima, aggiunge alle caratteristiche della prima anche una maggior struttura, una bella persistenza e dà l’impressione che si manterrà giovane a lungo.  L’uva Durella, in questo caso direi meno conosciuta al grande pubblico rispetto alla Garganega, è declinata in tre diverse versioni (base, riserva e spumantizzata) ed è il cavallo di battaglia della cantina che su di lei sta puntando forte. Quindi, la sorseggerei ascoltando “Non ti dico no”.

Tutti gli assaggi hanno palesato una piacevole pulizia gusto-olfattiva. Vini genuini e schietti, tanto per ricordare Mario Soldati. Complimenti vivissimi ne valeva la pena.

Successivamente all’incontro ho stappato il Lessini Durello Metodo Classico, 36 mesi sui lieviti. E’ interessante per mineralità e freschezza.

Una bollicina minore ma da tenere in considerazione per l’aperitivo e in abbinamento a fritture di pesce. E’ stato apprezzato anche a fianco di “ingombranti” bottiglie di Champagne, non passando inosservato!

Vista la compilation scegliete voi, eventuali lettori, ciò che vi piace di più.

By D.T.

Bevuta del II – VIII – MMXVIII 

L’immagine è riassuntiva delle bottiglie stappate salvo quella borgognotta del Durello Riserva priva di etichetta perché ancora in fase di elaborazione.

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