UN LIBRO PER L’ESTATE

 

Caldo, afa e bisogno di vini rinfescanti. Il poliedrico (giornalista, scrittore,  documentarista e docente di cinema) Massimo Zanichelli ha scelto il momento migliore per pubblicare la sua ultima fatica dal titolo “Effervescenze – Storie e interpreti di vini vivi” edita da Bietti.

Il libro si occupa dei vini “sur lie” tornati di moda a furor di popolo, peraltro, io non li ho mai abbandonati. Lo Zanichelli spiega che il metodo “col fondo”, terza via alle bollicine, precede i più diffusi metodi di realizzazione di vini spumanti. Il prologo è un rapido excursus dal metodo Martinotti – Charmat, con l’interessante precisazione sul metodo Carpené,  al più nobile Metodo Classico, peraltro quando ho cominciato a bere si chiamava Méthode Champenoise, come ricorda lo stesso Zanichelli, e non voglio qui sollevare le questioni nominalistiche del tipo tokaj, tocai… friulano.

Il metodo “col fondo” viene altresì denominato metodo “ancestrale” mutuando la definizione dal francese Méthode Ancestrale, quindi un metodo primitivo, atavico, da sempre presente. In che cosa consista il metodo di vinificazione considerato meno nobile, ve lo lascio scoprire leggendo il libro.

Io sto tracannando, rectius, leggendo tutto d’un fiato i vari paragrafi. La copertina flessibile è particolarmente pratica per una lettura sul lettino da spiaggia.

Salto a piè pari alcuni paragrafi per poi riprenderli perchè sono ognuno un ritratto a sè stante. Lo scritto ha un taglio molto naturalistico: quadretti di vini vissuti. A me piace sottolineare che il libro racchiude racconti “cechoviani” di vino: episodi famigliari, vite vissute in mezzo alle viti. Sono primi piani di volti e poi di vini.

Si passa dai mostri sacri quali Lino Maga col Barbacarlo al suo “figlioccio putativo” Andrea Picchioni con la Bonarda Ipazia, da Luigi Gregoletto col Verdiso sui lieviti ai fratelli Ruggeri con L’Essenziale, da Paltrinieri col Radice a Gaetano e Nicola Solenghi con l’Ortrugo e il Gutturnio frizzanti e molti altri produttori tutti accomunati dal legame con il terroir e dalla volontà di non lasciare cadere nell’oblio il metodo ancestrale/familiare/sur lie/ perché artigianale ma non per questo meno piacevole.

Che in questi anni di crisi economica ci sia una riscossa del mondo agricolo e di quei prodotti che più lo rappresentano? Ai posteri l’ardua sentenza, come suol dirsi.

Lo Zanichelli, come un novello Kerouac della bollicina, attraversa la Lombadia, il Veneto e l’Emilia – ma non la Romagna – per raccontarci le sue sensazioni. Perchè i vini sur lie sono concentrati in queste tre aree? E’ questo un interessante spunto di riflessione storico-alimentare da sviluppare però in altra sede.

In conclusione, questa lettura  mi dà lo spunto per scrivere di un vino bevuto recentemente: il Verde Piona prodotto col metodo sur lie dalla Cantina Albino Piona nei pressi di Custoza (VR). Un blend di uve Garganega, Trebbiano, Rondinella, 12 gradi alcoolici, tappo corona, giallo paglierino, profumatino, frizzantino, leggerino, beverino. Un viño del verano, sembra pensato per questa estate canicolare.

Buona lettura e buone vacanze a tutti.

By D.T.

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