PRIMO LUSTRO, SI CAMBIA GUSTO?

In occasione della manifestazione Terre d’Italia – Vini d’Autore presso l’UNA Hotel di Lido di Camaiore (LU) organizzata da quei “geniacci” de L’Acquabuona, testata on line di cultura enograstronomica, ho avuto l’opportunità di degustare alcune perle provenienti da varie zone d’Italia.

La manifestazione giunge alla quinta edizione con una serie di importanti novità oltre alle sempre presenti cantine quali Andrea Picchioni, Vajra, Ruggeri etc. etc.

Ora, nella vasta serie di assaggi (Bruno Verdi, Firriato, Forlini Cappellini, Gioia del Sole, Liesielof, Mosnel, Pala, Pantaleone,  Roagna, Ronco del Gelso, Tenuta delle Terre Nere, Vajra, Vallarom, Vivera) scelgo quattro produttori “novità” o perché mai oggetto di una mia notarella o perché non presenti alle precedenti edizioni.

Spumante: Bruno Verdi – Oltrepò Pavese Metodo Classico Vergomberra 2012. Sarà stato il primo assaggio, sarà stata la sete ma a me questo metodo classico a base Pinot Nero (70% Pinot Nero, 30% Chardonnay)  42 mesi sui lieviti, dosaggio zero, è piaciuto molto. Profumi armoniosi, fruttati con prevalenza di mela bianca e di crosta di pane. In bocca è gradevole il perlage fine. La mineralità e la acidità lo rendono molto fresco e beverino. Finale di nocciola tostata. Sicuramente una bollicina equilibrata e che rappresenta bene il carattere del suo produttore Paolo Verdi, noto ai più per il blasonato rosso Cavariola.

Vino bianco fermo: Vivera – Etna Bianco Salisire 2012.  <<Bang Bang! A terra mi gettò>> recita la canzone dell’Equipe 84. Polvere da sparo è il primo inconfondibile sentore alla olfattazione di questo vino siciliano da uve Carricante. Fantastico.  Una caratteristica che è un out – out da subito, come la “pipì di gatto” del Sauvignon. O piace o non piace, tertium non datur. A me è piaciuto molto anche perché dopo lo sparo c’è dell’altro: frutta tropicale e fiori bianchi. In bocca è rotondo e sapido come ci si attende da un vino del sud, piacevolmente persistente. Brava Loredana Vivera, i tuoi colpi mi son rimasti impressi.

Vino rosso fermo: Gioia del Sole – Montepulciano d’Abruzzo DOP Bella Addormentata. Più che Bella Addormentata, noto balletto musicato da Čajkovskij, avrei propeso per un pucciniano Madama Butterfly per gli occhi a mandorla della sua simpatica e sorridente produttrice che ha l’entusiasmo della neofita del settore. Il prologo di questo balletto enoico è un Montepulciano d’Abruzzo in purezza coltivato in provincia di Chieti; Atto primo: Color rosso intenso con riflessi violacei; Atto secondo: profumi di frutta fra i quali spicca la mora, al palato è caldo con tannini robusti; Atto terzo: nota finale di cioccolata. Applausi e lancio di fiori. La Riserva 2012 è degna di menzione ma va rivalutata più avanti nel tempo per il tannino ancora astringente.

Vino dolce: Forlini Cappellini – Cinque Terre – Sciacchetrà Riserva 2011. Più che un vino è un simbolo, un dono, mi spiegava l’appassionato produttore. Vino passito dolce difficile da reperire per l’esiguità della produzione sui ripidi terrazzamenti delle Cinque Terre. Questo Sciacchetrà viene da uve Bosco (80%), Albarola (10%) e Vermentino (10%). Una volta stappata la bottiglia, sgorga una dolce ambra, viscosa al roteare del bicchiere. Al palato confettura di albicocca e pesca legate da note mielate. Un vino universale che non può non piacere. Che sia il caso di inserirlo, per proprietà transitiva, tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, come la terra da cui proviene?

In conclusione, dopo un lustro dall’inizio della manifestazione, continuate così, non cambiate gusto.

By D.T.

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