Elogio della semplicità

Oggi scrivo dell’ Azienda Agricola Tosi per lodarne la semplice oltrepadanità.

Ho avuto il piacere di conoscere qualche anno addietro Giuseppe Tosi, presentatomi da quel Roger Marchi profondo conoscitore dell’Oltrepò e del quale avete già sentito parlare nel post “Bolle Spaziali”, da allora ho sempre in cantina la Malvasia Podere Vigna del Sole e il Pinot Nero, vinificato in bianco, Podere Vigna del Moro .

Anche quest’anno a febbraio è scattato l’acquisto dei summenzionati vini.

Scrivere di un prodotto base (Igt Provincia di Pavia) non dà certo lustro e richiamo mediatico ma non è questo il mio obbiettivo.

Il mio obbiettivo è quello di farvi partecipi del fatto che ho ritrovato la semplicità del vino che bevevo negli anni ’90 quando, di rientro dagli studi pavesi, passavo con i miei famigliari da Broni per prendere quel vino mosso che nella piramide del bere è la mia base.

Da Giuseppe Tosi ho ritrovato quella tradizione interpretata in modo personale.

Ecco, parto dalla sua versione di Pinot Nero, che non subendo una chiarifica invasiva, mantiene il ricordo del colore dell’uva dal cui proviene. Colore scarico con riflessi buccia di cipolla, spuma “estroversa” dal profumo gradevole di fiori bianchi, al palato fruttato e con finale amaricante che invoglia a berne ancora. Non si cerca persistenza ma facilità di beva. “Très bien”.

La Malvasia, femminile, si presenta, invece,  gialla con riflessi dorati, spuma “estroversa”, come sopra, bollicina leggerissima, tipica, varietale, alla fine leggermente abboccata. “Cherchez la femme”.

Veri vini “glù glù“, da berne una bottiglia in scioltezza, d’accord, ma non sovente.

By D.T.

 

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